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Acapulco, ultima chiamata per "Big Foe"

L'americano, che in Messico giocherà la sua undicesima finale in carriera, proverà a conquistare il suo quarto titolo in una carriera che a ventotto anni comincia a prendere la piega di un'incompiuta

di | 28 febbraio 2026

Frances Tiafoe (getty)

Frances Tiafoe (getty)

Sette anni son trascorsi dacché Frances Tiafoe si aggiudicò il suo primo titolo a Delray Beach. Il ragazzo con origini della Sierra Leone, uscito dal programma del Junior Tennis Champions Centre, si impose in finale contro il tedesco Gojowczyk e a molti quello parve il primo squillo di una carriera destinata a grandi cose. 

Poi di anni ne sono trascorsi sette, i titoli accumulati furono solo altri due, entrambi nel 2023 (Stoccarda e Houston) e agli addetti ai lavori, statunitensi e non, apparve chiaro che anche quello si sarebbe presto rivelato come un desiderio non realizzato, una promessa non mantenuta, un progetto diverso da quel che avevano desiderato. Troppo poco? Risultati coerenti con quello che era il suo potenziale? Giunto alla maturità dei 28 anni, a Tiafoe resta ora poco tempo per decidere se confermarsi all'altezza del suo soprannome ("Big Foe", grande avversario) o sfumare in gran compagnia nel gruppo dei "Big So", di quelli grandi così.

Grandi così intesi come piccoli. Come lo spazio tra il pollice e l'indice, il gesto con cui Tiafoe accompagna le sue vittorie e rivolto ai suoi rivali: troppo piccoli, troppo modesti. Eppure, dopo l'irruzione in top10 del 2012 che fece di lui (e di Taylor Fritz) i primi americani a centrare in coppia quel risultato dai tempi di Mardy Fish e John Isner, dopo la vittoria contro Rafa Nadal agli US Open del 2022 che fece di lui il primo tennista statunitense a riuscirci a sedici anni di distanza da Andy Roddick, quegli stessi avversari da lui a volte irrisi oggi sembra che di strada ne abbiano percorsa più di lui. 

Questione di gioco, forse. Di carattere, chissà. Cresciuto e plasmato in un tennis americano tutto braccio e potenza, Tiafoe nella sua evoluzione di giocatore non sembra essere ancora riuscito ad abbinare alla potenza di base che caratterizza il suo gioco, quell'intelligenza tattica che abbinata a un certo tocco, avrebbe contribuito ad arricchirne il bagaglio rendendolo così meno prevedibile. Non di solo agonismo vive il tennis lontano dalle grandi arene in cui Frances è solito esaltarsi di più. Ma che sia arrivato in finale, in una Acapulco insolitamente deserta per via delle tensioni avvertite in Messico a seguito dell'uccisioni di un boss del narcotraffico, è di buon auspicio affinché la tanto attesa metamorfosi possa giungere a compimento. A Flavio Cobolli il compito di ricacciarla nell'alveo dell'incompiute.

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