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Wawrinka e l'erede Musetti, il rovescio a una mano come progetto

Musetti può diventare l'erede di Stan Wawrinka? Dunque, in parole molto semplici, può arrivare a vincere (almeno) 3 Slam, a diventare (almeno) numero 3 del mondo? Ecco perché la risposta pende verso il sì...

di | 18 aprile 2026

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Novembre 2025, Atene: Lorenzo Musetti batte in tre set Stan Wawrinka e approda ai quarti di finale del torneo greco. Poi si presenta davanti alla stampa e – tra le altre dichiarazioni – se ne lascia sfuggire una che oggi ci torna utile per aprire un argomento molto sentito: “Non consiglierei il rovescio a una mano a un bambino che sta iniziando il suo percorso”. Frase che, detta da uno dei migliori interpreti contemporanei di questo colpo, fa una certa impressione.

Salto in avanti di qualche mese, inizio aprile 2026. Stan Wawrinka, interpellato sullo stesso argomento, spiega quanto segue: “Il gioco è cambiato molto, soprattutto a causa delle palline. E il tennis moderno richiede più fisicità, c'è meno spazio per la varietà. Riguardo al rovescio a una mano, penso ci saranno sempre giocatori con questo stile. Per esempio, Lorenzo Musetti, che a me piace un sacco”.

Dunque, ricapitolando: Musetti, l'erede designato, ammette che uno dei colpi per i quali è ammirato un po' ovunque nel mondo rischia di diventare un handicap, andando avanti negli anni. Mentre Wawrinka, colui che quell'erede lo ha esplicitamente segnalato, dice che in fondo il rovescio a una mano è destinato a sopravvivere, a prescindere dall'evoluzione del gioco. E a prescindere da quei giocatori (come l'americano Teo Davidov, 15 anni, già numero 1569 al mondo) che ormai il rovescio non lo giocano proprio più, riuscendo addirittura a eseguire due diritti. Detto che quest'ultima opzione sarà comunque riservata ad atleti che hanno un equilibrio non comune e capacità (anche cerebrali) che vanno ben oltre la media, per tutti gli altri resta il dilemma: il rovescio bimane diventerà davvero l'unica opzione possibile, in futuro?

Wawrinka e l'erede Musetti, il rovescio a una mano come progetto

A guardare Wawrinka e Musetti, tutto sommato, si direbbe di no. Il primo, Stan, è riuscito a vincere 3 Slam tra 2014 e 2016, ossia nell'epoca dei Big 3 (o Fab 4, a essere gentili con Murray), quando pareva che Federer, Nadal e Djokovic dovessero vincere qualsiasi cosa. Il secondo, Lorenzo, ha appena 24 anni – cosa che a molti, evidentemente, sfugge – ed è già ben inserito fra i top 10, con un best ranking al numero 5 Atp e le semifinali raggiunte al Roland Garros e a Wimbledon.

Per inciso, Roger Federer aveva ugualmente nel rovescio a una mano un'arma importante ed è diventato uno dei più grandi di sempre in un'epoca in cui già si cominciava a discutere sull'eccessiva velocità del gioco e sulle difficoltà dei giocatori cosiddetti classici. E il fatto che oggi, a prescindere dagli Slam vinti, molti continuino ancora a considerare Roger come il migliore di tutti, è dovuto probabilmente anche a quel colpo a una mano, che conferiva all'elvetico un'estetica totalmente diversa da quella dei colleghi più blasonati.

Wawrinka e l'erede Musetti, il rovescio a una mano come progetto

Conclusa la parentesi Federer, torniamo al punto. Musetti può diventare l'erede di Wawrinka? Dunque, in parole molto semplici, può arrivare a vincere (almeno) 3 Slam, a diventare (almeno) numero 3 del mondo? Ripartiamo dall'età: il toscano è un classe 2002, Wawrinka ha cominciato a vincere Major quando era alle soglie dei 29 anni. Il tempo, dunque, gioca a favore di Lorenzo.

Ma ci sono altri fattori che inducono a essere ottimisti, su questo virtuale passaggio di consegne. Musetti, per esempio, ha già dimostrato un adattamento all'erba superiore a quello fatto vedere dall'elvetico, che a Wimbledon si è fermato per due volte ai quarti di finale, senza peraltro mai dare l'impressione di poter davvero arrivare in fondo. Nel 2014 giocò un gran match di fronte a Roger, sempre lui: andò avanti di un set, perse il secondo al tie-break ma poi fu costretto a cedere in quattro. E nelle altre 16 apparizioni sui sacri prati londinesi, non è mai andato oltre gli ottavi (due sole volte).

Musetti, inoltre, ha probabilmente qualcosa in più di Stan nei pressi della rete, oltre ad avere movimenti di gambe senza dubbio migliori dell'elvetico, su ogni superficie. Mentre sul servizio, alla fine, la partita rischia di andare verso la parità. Dunque il problema, come sempre, sono gli avversari. In attesa che arrivi qualche terzo incomodo, al momento fuori dal nostro orizzonte, Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sono destinati a stare lì davanti ancora a lungo, ma nemmeno loro sono imbattibili e nemmeno loro sono delle macchine.

L'avvio di 2026, in questo senso, è stato emblematico, con Jannik sconfitto da Djokovic a Melbourne e Alcaraz in difficoltà (anche fisiche) nei 1000 di primavera. Se pensiamo ai margini di crescita di Musetti, prima o dopo le chance arriveranno: l'obiettivo è trovare equilibrio, senza eccedere in entusiasmi e senza dare peso alle delusioni. Il rovescio a una mano è in buone mani, a patto che poi chi lo usa si convinca dei vantaggi che porta.

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