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Le ambizioni di Van Assche, il bergamasco di Francia

Luca è nato nel maggio del 2004 a Woluwe-Saint-Lambert, nella regione di Bruxelles. Il padre Arthur è fiammingo, la madre Patrizia è italiana, originaria di Bergamo, quartiere di Colognola. La famiglia si è trasferita a Parigi quando Luca aveva appena tre anni e il futuro campione del Roland Garros juniores è cresciuto sportivamente in Francia

29 luglio 2026

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La coppa, come la bandiera accanto al suo nome, porta i colori della Francia, ma una parte del primo titolo Atp di Luca Van Assche può considerarsi anche italiana. Bergamasca, per essere più precisi. Il successo ottenuto domenica nel 250 di Estoril, dove il ventiduenne ha superato in finale Alexander Blockx, rappresenta il punto più alto della carriera del giovane francese e gli ha permesso di entrare per la prima volta fra i primi 50 del mondo (numero 48). Ma è anche l’occasione per riscoprire una storia nella quale il nostro Paese non è un dettaglio genealogico: è una seconda casa, una lingua parlata ogni giorno e una componente fondamentale della sua identità.

Van Assche è nato nel maggio del 2004 a Woluwe-Saint-Lambert, nella regione di Bruxelles. Il padre Arthur è fiammingo, la madre Patrizia è italiana, originaria di Bergamo, quartiere di Colognola. La famiglia si è trasferita a Parigi quando Luca aveva appena tre anni e il futuro campione del Roland Garros juniores è cresciuto sportivamente in Francia, nazione che ha sempre rappresentato. Eppure, basta ascoltarlo parlare per capire quanto il legame con l’Italia sia profondo: si esprime in un italiano praticamente perfetto, appena colorato dall’accento francese.

Le ambizioni di Van Assche, il bergamasco di Francia

Il merito è soprattutto di mamma Patrizia, che l'italiano lo insegna e ha sempre utilizzato la sua lingua in famiglia. “A casa mia si parla italiano, da sempre”, ha raccontato Van Assche. Lo ha imparato anche il padre, già prima della nascita dei quattro figli, che si chiamano Luca, Sofia, Elisa e Paolo. Nomi che sembrano quasi una dichiarazione d’appartenenza. Il francese è la lingua della scuola, degli amici e della sua formazione tennistica; l’italiano è quella degli affetti e delle radici.

Durante l’infanzia, le vacanze significavano spesso un viaggio verso Bergamo. “Tornavo in Italia almeno un paio di volte all’anno, in estate oppure durante le vacanze di Pasqua”, ha spiegato. Ad attenderlo c’erano i nonni e il resto della famiglia, in particolare nonna Adelina, che ancora vive a Colognola e che lo segue passo passo. Con l’inizio della carriera professionistica le occasioni sono inevitabilmente diminuite, ma Van Assche cerca ancora di ricavare uno spazio fra un torneo e l’altro per tornare alle origini. “Girando il mondo quasi ogni settimana è diventato più difficile, però provo sempre a trovare il tempo per andare a trovare mia nonna. Bergamo, poi, è una città bellissima”.

Luca Van Assche in azione (foto Serafini)

Luca Van Assche in azione (foto Serafini)

L’eredità bergamasca non riguarda soltanto la lingua. In casa Van Assche si segue anche l’Atalanta, passione trasmessa dal nonno. Luca si definisce innanzitutto tifoso del Paris Saint-Germain, ma non perde di vista i nerazzurri: “Il vero tifoso è mio fratello Paolo, però in famiglia seguiamo tutti l’Atalanta”. Per un suo compleanno, Paolo ha ricevuto in regalo i biglietti della semifinale di ritorno di Europa League contro il Marsiglia, poi diventata una delle serate simbolo della storia recente del club.

Anche il suo percorso professionale ha incrociato spesso l’Italia. Nel 2023 vinse sulla terra di Sanremo uno dei primi titoli Challenger della carriera, superando nettamente in finale Juan Pablo Varillas. Quel successo gli consentì di entrare per la prima volta nei primi cento e di diventare, a 18 anni, il più giovane giocatore presente nell’élite della classifica. Nel 2025 ha trionfato a Olbia e nel giugno scorso ha conquistato anche il Challenger di Parma, tappa importante della risalita che lo avrebbe condotto fino alla settimana perfetta di Estoril.

Per una parte significativa del suo percorso, inoltre, Van Assche ha scelto di circondarsi di professionisti italiani. Ha lavorato con Vincenzo Santopadre, storico allenatore di Matteo Berrettini, con Paolo Cannova e con il preparatore atletico Roberto Vavassori. Una collaborazione che ha reso l’italiano non soltanto la lingua di casa, ma anche quella utilizzata negli allenamenti e nel box. Nei periodi trascorsi a Roma con Santopadre, Luca ha potuto così frequentare il nostro tennis dall’interno, in una fase nella quale cercava di ritrovare fiducia e continuità dopo essere scivolato fuori dai primi cento.

Le ambizioni di Van Assche, il bergamasco di Francia

La sua traiettoria, del resto, non è stata lineare. Campione junior al Roland Garros nel 2021, capace di battere Arthur Fils in finale, Van Assche sembrava destinato a un ingresso rapidissimo ai vertici. Nel 2023 raggiunse il numero 63 Atp affrontò Novak Djokovic, esordì in Coppa Davis e partecipò alle Next Gen ATP Finals. Poi sono arrivati risultati meno brillanti, qualche problema fisico e una classifica da ricostruire. Il ragazzo che studiava matematica all’Università Paris-Dauphine ha affrontato la crisi seguendo un principio molto vicino alla sua materia preferita: procedere un passaggio alla volta, senza cercare scorciatoie.

A fine 2024 aveva indicato apertamente fra i propri obiettivi quello di vincere un torneo del Tour maggiore. Per arrivarci ha dovuto aspettare un anno e mezzo, passando nuovamente dai Challenger e accettando di ricostruire la propria posizione. Nel 2026 ha vinto a Quimper e Lille, poi a Parma, prima di compiere il salto definitivo in Portogallo. A Estoril ha superato anche il numero 14 del mondo Andrey Rublev e ha vinto quattro incontri su cinque al terzo set. “È stata una settimana incredibile”, ha detto durante la premiazione. “Sono orgoglioso di tutte le partite che ho giocato: è stato molto difficile e faticoso, perciò sono davvero fiero di me stesso”.

Il titolo lo ha portato al numero 48, nuovo primato personale. Sulla scheda ufficiale continuerà a comparire la bandiera francese, come è giusto che sia. Ma nella geografia sentimentale di Luca Van Assche c’è una linea che collega Parigi a Bergamo, passando per Colognola, la cucina della nonna e le partite dell’Atalanta.

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