-
Atp

Todd Martin, dalla Hall of Fame a Tiafoe: pensieri e parole del gentleman Usa

Originario dell'Illinois, 55 anni, Martin è stato numero 4 al mondo nel 1999, raggiungendo le finali in Australia e agli Us Open, oltre alle semifinali a Wimbledon. Ha vinto 8 titoli Atp e la Davis nel 1995, ma in realtà è stato più importante di quanto dicano i numeri

di | 22 ottobre 2025

20251022_Todd_Martin_2.jpg

Piazza pulita. Dopo una stagione – a suo parere – non all'altezza delle aspettative, Frances Tiafoe ha fatto la rivoluzione. Fuori David Witt, il coach che lo seguiva da un anno, fuori anche Jordi Arconada, ex numero 405 Atp e presenza fissa nel team dell'americano negli ultimi 5 anni. E dentro Todd Martin. Originario dell'Illinois, 55 anni, Martin è stato numero 4 al mondo nel 1999, raggiungendo le finali in Australia e agli Us Open, oltre alle semifinali a Wimbledon. Ha vinto 8 titoli Atp e la Davis nel 1995, ma in realtà è stato più importante di quanto dicano i numeri.

Todd Martin è stato l'esempio positivo del tennis americano, un Sampras in tono minore (servizio e diritto di altissimo livello), che in campo non ha mai tradito il suo ruolo di gentleman. Uno che poteva pure essere provocato da avversari e tifosi ma rimaneva sempre impassibile, impeccabile in partita come nelle dichiarazioni post match. Un signore, in sostanza. Ecco perché, nel ruolo di allenatore, può avere parecchio da dare.

Todd Martin, dalla Hall of Fame a Tiafoe: pensieri e parole del gentleman Usa

In realtà, Martin ha sempre preferito ruoli istituzionali, dopo il suo ritiro dal tennis giocato (datato 2004). Per esempio, dal 2014 al 2022 è stato scelto come Ceo della International Tennis Hall of Fame, ma è stato anche direttore del Masters 1000 di Cincinnati. Ma prima di arrivare a mettersi dietro alle scrivanie, aveva provato il percorso di coach. Per tre anni, ha seguito il suo connazionale Mardy Fish, mentre tra 2009 e 2010 ebbe un ruolo nel team di Novak Djokovic, esperienza chiusa dallo stesso Nole con poche parole: “Todd è una persona fantastica, ma non ha funzionato”.

A spiegare qualcosa in più in merito alla sua vita post ritiro, era stato poi lo stesso Martin: “Mi sono ritirato nel 2004 e sapevo che volevo dedicarmi all'allenamento: ben presto, ho avuto diverse opportunità. Ho allenato Mardy Fish, uno dei migliori giocatori americani della generazione successiva alla mia, e poi ho allenato Novak Djokovic per un anno (qualcosa in meno, ndr). Due grandi talenti, due persone davvero interessanti e due grandi opportunità di lavoro. Ma in quelle situazioni mi è stato molto chiaro che allenare nel Tour non era la scelta giusta per me: la dinamica allenatore-giocatore può essere soffocante e rappresenta una vera sfida, anche per lo stile di vita fatto di continui viaggi".

"Il motivo principale per cui avevo smesso di giocare era che viaggiare non mi piaceva più, con una moglie e dei figli piccoli, e quindi è diventato chiaro in seguito che allenare non era un ruolo realistico e appropriato per me a livello professionale. Ho capito che volevo ancora insegnare, così ho avviato un'attività e l'ho gestita con l'idea di avvicinare i bambini al tennis fin da piccoli, aiutare gli atleti d'élite a migliorare e aiutare i giovani professionisti alle prime armi, offrendo loro una guida. È stato divertente da un lato, ma relativamente presto mi è stata proposta la possibilità di diventare CEO dell'International Tennis Hall of Fame e ho valutato l'opportunità. Essere chiamato a gestire un'attività con un impatto globale e un'enorme responsabilità nei confronti dello sport mi ha offerto un'opportunità di crescita personale entusiasmante, per questo ho accettato”.

Che fine hanno fatto: Todd Martin

Che fine hanno fatto: Todd Martin

Il resto è storia di oggi, con il ritorno in panchina (ormai i figli sono grandi) e una nuova sfida insieme a uno dei migliori talenti che gli Stati Uniti abbiano prodotto negli ultimi anni. Talento che ha già raggiunto la top 10 Atp per un breve periodo, ma probabilmente non è mai stato davvero la migliore versione di se stesso.

“Guardo al tennis – racconta ancora Martin – e penso che rappresenti un fallimento quotidiano. C'è un motivo per cui nel tennis abbiamo due servizi. "Fallimento" è una delle mie parole preferite. La adoro. Penso che ci sia così tanto da imparare dal fallimento. Anche mentre guidavo la Hall of Fame, mi sono rivolto a tutti gli altri componenti con l'idea di lasciare le cose che erano sempre state fatte in passato, chiedendo di provare nuove idee. I membri del consiglio direttivo hanno abbracciato questo spirito, mi hanno supportato nel provare queste idee e, se qualcosa non andava, ci chiedevamo come migliorarlo o se fosse necessario ricominciare da capo. Il sostegno alla sperimentazione e all'apprendimento che arriva dagli errori è molto istruttivo rispetto a questa e a qualsiasi altra mia esperienza”.

Di errori, fin qui, Tiafoe ne ha commessi diversi, e probabilmente è lui stesso a saperlo. Chiamare al suo fianco una persona dell'esperienza e dell'intelligenza di Todd Martin è forse la cosa migliore che potesse fare, una volta decisa la sua piccola grande rivoluzione.

Todd Martin, dalla Hall of Fame a Tiafoe: pensieri e parole del gentleman Usa

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti