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"La cosa più importante - spiega Sinner - è sempre la mentalità, perché quella puoi controllarla su ogni superficie. Devo controllare quello che posso controllare, e accettare il resto"
di Cristian Sonzogni | 07 aprile 2026
Un rullo compressore. Nemmeno il (delicato) passaggio dal cemento alla terra battuta mette in crisi le certezze di Jannik Sinner, a segno comodamente su Ugo Humbert nel suo esordio monegasco. Con la striscia dei set consecutivi nei Masters 1000 che continua ad allungarsi.
“Non saprei dare un voto preciso alla mia prestazione - spiega Jannik - ma per essere la prima volta dell'anno su terra è stata una prova solida, anche se devo migliorare su un paio di cose. Lui è un giocatore diverso dagli altri, mancino, gioca piatto, può dare fastidio. Domani tornerò in gara in doppio e vedremo come andrà, spero di mostrare ancora del buon tennis. Poi dovrò anche prendermi del tempo per rilassarmi e per me stesso. Lo scorso anno abbiamo avuto più tempo per preparare la terra, quest'anno sarà diverso”.
“Certo non è facile - spiega ancora l'azzurro - il passaggio dal cemento alla terra, ma credo che anno dopo anno sto acquisendo più esperienza e capisco prima come devo giocare. La cosa più importante però è sempre la mentalità, perché quella puoi controllarla su ogni superficie. Devo controllare quello che posso controllare, e accettare il resto: qui spesso i rimbalzi non sono perfetti, come sull'erba".
E ancora: "Stiamo cercando di cambiare un po' le traiettorie, ma devo soprattutto giocare in modo giusto, poi questa settimana quello che viene viene, giocare un match in più è un bonus. L'importante è mettere in campo il tennis giusto. Quest'anno l'obiettivo è Parigi, voglio arrivare lì facendo i progressi che mi attendo di fare, ci sono ancora delle cose da migliorare, per esempio devo capire la distanza dalla palla quando scivolo”.
Parlando della superficie monegasca, Jannik è in linea col pensiero di Matteo Berrettini: “La terra di Monte-Carlo? Dipende dal clima: quando c'è il sole la palla va di più, oggi era più pesante, la palla saltava di meno. Normalmente qui però è abbastanza veloce, simile a Parigi più o meno. A Madrid è molto veloce perché si gioca in altura, a Roma è più lenta. Ma alla fine bisogna adattarsi a tutto".
Parlando di colpi, ce n'è uno che appare semplice, ma che semplice alla fine non è mai: “Lo smash: anche io da giovane lo sbagliavo tanto, e devi allenare anche quello come ogni altro fondamentale. Molto poi dipende dal clima, quando siamo all'aperto. Per me è più facile giocarlo quando è nuvoloso, prendo meglio le distanze dalla palla. Ma è un colpo strano, a volte lo senti perfettamente comodo, altre volte fatichi”.
Una parte consistente della conferenza stampa riguarda infine gli altri sport. Ebbene sì. Tema numero 1, lo sci: Jannik che sciatore sarebbe diventato, quale specialità avrebbe scelto? "Proprio non so. Mi vedo più nello slalom gigante, ma a dirla tutta forse non sarei mai arrivato ad alto livello, in quello sport”.
Tema numero 2, la Formula 1 e l'amicizia con Kimi Antonelli: “Lui ha cose più importanti da fare che guardare un match di tennis, anche se qui ci sono tanti piloti che vivono a Monte-Carlo e magari li si può incontrare. Anche loro però devono allenarsi...”.
Tema numero 3, Usain Bolt, la leggenda dell'atletica presente in tribuna: “Credo sia sempre bello quando atleti di un altro sport guardano noi tennisti, lui sembra una bravissima persona ed è di certo una leggenda dello sport. Sapevo già prima che sarebbe stato qui perché certe informazioni arrivano nello spogliatoio... In partita ti concentri su te stesso, ma è bello avere questi momenti di condivisione una volta finito il lavoro”.