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“Giocare in casa - dice Jannik - è sempre qualcosa di speciale. Non c’è motivo per non esserci a Roma, fisicamente sto bene. Ma allo stesso tempo adesso voglio solo godermi questo momento e recuperare mentalmente staccando per 2 o 3 giorni”
03 maggio 2026
Il trionfo di Jannik Sinner a Madrid ha il sapore dolce di un record impensabile: 5 Masters 1000 vinti di fila. Il netto 6-1 6-2 inflitto a Alexander Zverev in finale non è solo una vittoria, ma l’ennesima dimostrazione di superiorità in un momento storico in cui l’azzurro sembra aver alzato il livello abbondantemente oltre quello di tutti gli altri.
Eppure, nel racconto del successo, Sinner resta fedele alla sua linea: equilibrio, misura, nessuna esaltazione. “È difficile dire se c’è una così grande differenza con gli altri giocatori - spiega in conferenza stampa - perché ci sono giorni buoni e giorni meno buoni, dipende sempre da tante cose, anche dal momento in cui affronti un avversario. Io cerco solo di dare il massimo in ogni torneo. Le prime partite sono sempre complicate, poi provi ad alzare il livello. Oggi è stata una prestazione molto, molto solida da parte mia, ho servito bene, ma non mi piace fare paragoni. Cerco solo di essere la miglior versione possibile di me stesso”.
Una filosofia chiara, che si riflette anche nella gestione di numeri ormai destinati a fare la storia. Con il successo di Madrid, Sinner diventa il primo giocatore a vincere cinque Masters 1000 consecutivi. Ma anche in questo caso, la sua risposta è netta: “Significa tanto, ovviamente. Sono numeri importanti. Però come ho sempre detto non posso paragonarmi a Rafa, Roger o Novak. Quello che hanno fatto loro è qualcosa di incredibile. Io non gioco per i record, gioco per me stesso, per il mio team, per la mia famiglia, perché loro sanno cosa c’è dietro a tutto questo lavoro”.

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Dietro i risultati c’è una struttura fatta di disciplina quotidiana e sacrificio. “C’è tanta disciplina, ci sono tanti sacrifici. Ci sono le routine giornaliere che porto avanti. Sono io il primo che deve essere pronto la mattina, che deve alzarsi e lavorare. A me piace questo percorso, mi piace mettermi nella miglior condizione possibile per essere la miglior versione di me stesso”. Madrid è stata l’ennesima tappa di un periodo lunghissimo, iniziato già dai tornei americani. “È stato un percorso molto lungo, partendo da Indian Wells. Sono molto felice, ma adesso è anche importante recuperare. Soprattutto mentalmente abbiamo fatto tanto, c’è sempre tanta pressione. Adesso voglio solo godermi questo momento”.
Sul futuro, inevitabilmente, il discorso si sposta su Roma: “Giocare in casa è sempre qualcosa di speciale. Non c’è motivo per non esserci, fisicamente sto bene. Ma allo stesso tempo adesso voglio solo godermi questo momento e recuperare”. La gestione della pressione è un altro degli aspetti che colpiscono. Essere il numero uno significa essere il bersaglio di tutti, e Sinner ne è perfettamente consapevole: “Ci sono tanti giocatori forti. Le cose possono cambiare velocemente. La maggior parte delle volte la pressione è dalla mia parte, e devi saper gestire anche questo. Gli altri entrano in campo sempre per batterti. Io cerco solo di mettermi nella miglior posizione possibile per vincere più partite possibili”.
Anche nella finale apparentemente senza storia contro Zverev, il margine tra controllo e rischio è sempre presente, nelle parole di Jannik. “Ogni partita è difficile. Non ce n’è una facile. Anche in giornate come oggi, se perdi un po’ di concentrazione e subisci un break, può cambiare tutto. Le condizioni cambiano sempre: indoor, campi veloci, terra, altura. Devi adattarti continuamente”. Tra i tanti temi toccati, emerge anche il ruolo della famiglia, centrale nel percorso del numero uno del mondo. “Mi considero molto fortunato. Quando avevo 13 anni ho fatto una scelta importante, quella di lasciare casa per allenarmi. Per i miei genitori è stato ancora più difficile che per me. Credo soprattutto per mia madre, accettare una cosa del genere non è stato semplice”.
Un rapporto che resta intatto: “A casa non parliamo mai di tennis. È un rapporto normale, tra genitori e figli. Mi sento molto al sicuro quando sono con loro. Sono una vera ispirazione per me, cerco di essere un po’ come loro. Se ci riesco, so di essere una buona persona. Vedere Carlos (Alcaraz, ndr) viaggiare spesso con i suoi è bello, lo stanno gestendo bene. Quando poi non puoi più farlo lo rimpiangi”. Sinner guarda avanti, ma senza fretta, senza lasciarsi trascinare dai numeri o dalle aspettative. Anche davanti a una domanda provocatoria su una possibile stagione senza più sconfitte, la risposta è immediata: “No, non è possibile. Non ha senso parlarne”.
Roma non è italiana, a livello Atp, da 50 anni: "Roma è speciale, lo scorso anno sono rientrato proprio al Foro Italico dopo un periodo duro e la gente mi ha dato un grande supporto, in particolare per la parte emotiva. Vincere un torneo come questo però non è mai facile. Adesso penso solo a riposare mentalmente per i prossimi 2 o 3 giorni, c'è tanta energia che uno spende al termine di un percorso in un 1000".
Ultima parola su uno Zverev che pare ormai rassegnato, di fronte al numero 1: "Era più stanco rispetto al solito, anche io quando sono più stanco tendo a essere più nervoso. Poi ho fatto il break presto e questo non è mai facile da accettare, soprattutto in un match come la finale. Credo di aver giocato un match molto solido, poi il risultato è stato una conseguenza".