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Shanghai-Montecarlo: la favola di Valentin, che non riesce a vincere senza emozioni forti

Vacherot, esploso ad ottobre battendo il cugino Rinderkneck, è il primo semifinalista di sempre al Country Club dov’è cresciuto. Si ferma contro Alcaraz, ma arriva nei top 20, come solo Karatsev dagli anni 80 in qua. E’ il campione nella gestione delle super-emozioni, di cui si nutre

di | 12 aprile 2026

Tutta la gioia di Valentin Vacherot (foto Getty Images)

Tutta la gioia di Valentin Vacherot (foto Getty Images)

Una favola ha sempre i suoi contorni misteriosi, i suoi perché non completamente svelati e un po’ immaginifici. Ed così anche per la storia fantastica di Valentin Vacherot, il primo semifinalista monegasco a Montecarlo che non dimenticherà più questa sua corsa fantasmagorica sul tappeto volante del destino, dal 1000 di Shanghai del 12 ottobre al 1000 del Principato di sabato 11 aprile. Il secondo fenomeno sull’ATP Tour, dopo Aslan Karatsev, che, dagli anni 80, entra nei top 20 (questa settimana al numero 17) senza mai essere stato nei primi 1000 fino a 26 anni (ne fa 28 a novembre).

GENI DI FAMIGLIA
“Val”, nato a Montecarlo e cresciuto al Country Club che ospita il torneo, è nato con la racchetta in mano e sapeva giocare molto bene anche prima di spuntare sotto i fari della notorietà. Tanto che da ragazzo, da super-tifoso di Roger Federer, è stato semifinalista alla Sunshine Cup con la nazionale francese e finalista ai campionati nazionali under 16. Alto 1.93, potente ma anche resistente, veloce e coordinato, è un bell’atleta naturale che, accanto al dritto potente ed aggressivo, ha costruito servizio e rovescio stabili, ma ancora in evoluzione proiettandosi in avanti alla prima occasione per sviluppare le sue caratteristiche offensive. E, soprattutto sfogare la sua prorompente mentalità competitiva.

“La testa fa vincere i punti più importanti”, ripete ora che vede finalmente la quadra del lungo lavoro col papà Bernard (con qualche esperienza da coach), tanti allenamenti con mamma Nadine (giocatrice di secondo livello sulla Costa Azzurra) e il fratellastro, Benjamin Balleret, già 204 pro, da sempre suo coach in una famiglia di tennisti che comprende anche e zia Virginie Paquet, ex n. 208 WTA, madre di Arthur Rinderknech, più anziano di tre anni e 26 del mondo col quale ha giocato centinaia di volte in allenamento, pro di ritrovarselo di fronte nella più indimenticabile partita della sua vita, nella finale di Shanghai dell’anno scorso.

Valentin Vacherot (Getty Images)

Valentin Vacherot (Getty Images)

TEMPI LUNGHI
Perché quest’esplosione tardiva di Vacherot nel tennis pro? Contrariamente ai ragazzi più bravi che automaticamente transitano dal circuito juniores a quello pro intorno ai 18 anni, Valentin ha trascorso 4 anni all'Università del Texas A&M, dopo di che ci ha messo un po’ a farsi le ossa sul circuito Challenger e ITF, ed è stato ostacolato da infortuni, a cominciare dalla spalla destra, limitando fortemente l’attività anche nel 2024, quand’ha disputato appena 31 partite, fino al diclic - come dicono i francesi - di Shanghai.

Dove non doveva giocare ma è sbarcato in extremis, da appena 204 del mondo, grazie alla rinuncia alle qualificazioni di Luca Nardi. Lì ha rimontato i primi due avversari, Basavareddy e Draxl, ed ha preso fiducia dominando Djere. E una volta nel tabellone principale, ha sorpreso Bublik (allora 17 ATP), ancora dopo un primo set di deficit, ha approfittato di uno dei consueti ritiri di Machac, ha recuperato ancora in tre set contro Griekspoor  e Rune (11), quindi ha superato Djokovic (5) in appena due set e “nella finale di famiglia”, come l’ha chiamata, ha ritrovato a sorpresa il cugino, Rinderkneck, piegandolo dopo aver concesso ancora il primo parziale. Salendo all’improvviso al numero 40 del mondo e cambiando totalmente la sua realtà dai tornei, i premi e gli avversari di seconda categoria al primo livello ATP Tour.

Valentin Vacherot esulta a Monte-Carlo (Getty Images)

Valentin Vacherot esulta a Monte-Carlo (Getty Images)

SPALLE LARGHE
Simbolo di una crescita silenziosa ma potentissima. Valentin ha zittito quanti lo consideravano un buon giocatore non competitivo ad alto livello, uno dei tanti di talento, sì, ma senza cattiveria agonistica e continuità. Poi però  ci ha messo dentro del suo: allenamenti più intensi, maggiore disciplina, nuova consapevolezza nei momenti decisivi. “Ho capito che il limite ero io”, ha dichiarato. E da lì è iniziata la sua scalata. Ll suo tennis è diventato più solido. Il servizio più preciso, gli scambi più profondi. Ma soprattutto, una mente più forte.

Capace di reggere la pressione e di trasformarla in energia. La storia del tennis è piena di meteore, ma Vacherot è arrivato in alto quando aveva ormai le spalle larghe. E non ha accusato clamorosi contraccolpi alla repentina e clamorosa rivoluzione di vita, di carriera e di tennis. Non ha più avuto clamorosi acuti, aspettando l’occasione giusta che è arrivata davanti alla sua gente, nel circolo dove nato e cresciuto. Arrivare in semifinale al Montecarlo Country Club non è stato solo un risultato, è stato un ritorno a casa. Un cerchio che si chiude.Proprio lì dove tutto era iniziato. Davanti agli amici di sempre. 

E’ stato super-bravo a domare Cerundolo 6-1 al terzo set, a battere in due set sostanziosi ed equilibrati il campione uscente Lorenzo Musetti, a stoppare il ritorno di Hurkacz, a piegare sulla lotta il lottatore de Minaur e anche a tener botta e poi a rimontare almeno parzialmente il numero 1 e campione in carica Carlos Alcaraz.

Ma è stato ancor più bravo a non perdere la concentrazione ogni qual volta, alzando lo sguardo, incrociava una faccia conosciuta, qualcuno che gli riportava alla mente frammenti di sé e della sua storia, persone che lo avevano visto crescere ed avevano creduto in lui anche nei momenti difficili. 

Valentin Vacherot esulta (foto Getty Images)

Valentin Vacherot esulta (foto Getty Images)

L’esperienza di Shanghai contro il cugino l’ha sicuramente aiutato, ma la Cina era e resta lontana, del Country Club conosce ogni angolo e ogni anfratto, così come delle facce che ha incontrato in questa indimenticabile settimana di cui deve essere grato a Qualcuno Lassù. “Giocare qui è diverso da qualsiasi altro posto”, ha detto riassumendo la pressione enorme, la motivazione maiuscola, l’ambizione massima, di cui evidentemente si nutre e sa governare da vero campione.

Mostrando lo smisurato coraggio che ci vuole per affrontare la realtà e confermando la sua mastodontica maturità e capacità di gestire le situazioni, di testa. Qualità che trascendono i colpi e lo hanno ascritto nella storia del tennis di Montecarlo che, finalmente, oltre a essere uno straordinario teatro, è anche la patria di un ottimo giocatore come lui. Il primo a vincere un torneo, peraltro 1000, e il primo semifinalista nella famosa e tradizionale tappa del tennis mondiale.
La domanda è: Valentin Vacherot riuscirà ad essere un campione anche nella normalità di un torneo senza queste straordinarie componenti psicologiche?

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