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Samuele Pieri, il volto nuovo: "Bisogna crederci sempre, obiettivo top 100"

“L’obiettivo - dice il toscano - è rimasto lo stesso di sempre, ossia quello di riuscire ad arrivare a giocare le qualificazioni dei tornei dello Slam: i punti ottenuti a Bari mi hanno permesso di avvicinarmi ulteriormente a questo traguardo"

| 11 ottobre 2026

Samuele Pieri (foto Challenger SIC Europe Omag Cattolica)

Samuele Pieri (foto Challenger SIC Europe Omag Cattolica)

La vittoria al Challenger di Bari ha acceso i riflettori su Samuele Pieri. Il 24enne toscano, numero 320 del ranking Atp di singolare, ha conquistato il torneo pugliese battendo in finale il connazionale Juan Cruz Martin Manzano per 6-4 6-1, dopo aver estromesso nei turni precedenti due giocatori di grande affidabilità ed esperienza come Carlos Taberner e Vitaliy Sachko.

Al primo anno nel circuito Challenger dopo una lunga trafila a livello Itf, categoria in cui ha conquistato tre eventi nelle ultime due stagioni, l’azzurro guarda con grande fiducia al proprio futuro, con l’obiettivo di arrivare a disputare le qualificazioni Slam e, a lungo termine, di coronare il sogno dell’approdo in Top 100.

A Bari ha vinto il suo primo titolo Challenger. Sensazioni?

“È stata una settimana emozionante, piena di esperienze del tutto nuove per me: primo quarto di finale, prima semifinale, prima finale e prima vittoria… È arrivato un successo un po’ inaspettato, considerando che quest’anno avevo già giocato tanti Challenger e non ero mai andato oltre il secondo turno. L’obiettivo era quello di festeggiare l’approdo ai quarti, ma sono stato bravo a rimanere concentrato sul mio percorso e a non essermi mai accontentato. Ho lavorato molto bene, riuscendo a restare sul pezzo sin dal primo turno grazie al mio miglior tennis di sempre”.

Come ha trascorso le ore precedenti alla finale?

“La sera prima ho provato un mix di sentimenti: ero un po’ preoccupato e al tempo stesso contento per aver centrato la prima finale Challenger della carriera. Sapevo che Martin Manzano sarebbe stato un avversario tosto da affrontare, anche perché ci avevo giocato contro soltanto pochi giorni prima a Genova, perdendo in due set. All’inizio della partita ho sentito la tensione, anche perché c’era tantissima gente a vederci, ma nel complesso l’ho gestita bene. Non mi sono fatto prendere più di tanto dall’ansia, venendo a capo di una partita non banale contro un giocatore che conosco molto bene”.

Tutta la gioia di Samuele Pieri (foto Ufficio stampa Bari Challenger)

Tutta la gioia di Samuele Pieri (foto Ufficio stampa Bari Challenger)

C’è stato un momento in cui ha capito che avrebbe potuto vincere il torneo?

“La vittoria contro Taberner mi ha dato maggiore consapevolezza sul mio livello di gioco. Dall’altra parte della rete avevo un giocatore molto esperto, non arrivato per caso a ridosso dei primi 80 della classifica Atp. Aver giocato bene con continuità per tre ore mi ha permesso di capire molto cose sul mio tennis: credo che questa sia stata la partita della svolta”.

Il titolo conquistato a Bari ha cambiato le sue prospettive future?

“L’obiettivo è rimasto lo stesso di sempre, ossia quello di riuscire ad arrivare a giocare le qualificazioni dei tornei dello Slam: i punti ottenuti a Bari mi hanno permesso di avvicinarmi ulteriormente a questo traguardo. La programmazione delle prossime settimane ha subito qualche modifica perché l’idea iniziale era quella di affrontare la preparazione invernale per tutto dicembre, mentre ora continuerò a giocare fino a metà mese, prima dell’uscita delle liste per le qualificazioni degli Australian Open”.

Quali differenze ha notato tra il circuito Challenger e quello Itf?

“Ci sono differenze abissali tra i due circuiti. Giocando nei Challenger ti ritrovi in ambienti più professionali e con un’organizzazione di livello molto alto, in tornei frequentati per la maggior parte da giocatori con grande esperienza, capaci di mettere in mostra la stessa identità e concentrazione per tutta la durata dell’evento”.

Samuele Pieri (foto Challenger SIC Europe Omag Cattolica)

Samuele Pieri (foto Challenger SIC Europe Omag Cattolica)

Qual è stato lo scoglio più difficile da superare in questo passaggio al livello superiore?

“All’inizio ho avuto bisogno di tempo per capire come stare in questo nuovo ‘mondo’. Nei tornei Itf non ci sono né raccattapalle né giudici di linea, né tantomeno viene utilizzata la tecnologia in vigore in alcuni Challenger. Tutto questo, unito a un’organizzazione di alto profilo, mi ha portato ad affrontare le prime partite nei Challenger con un po’ di ansia perché tutto mi è sembrato più veloce. Nei tornei Challenger è fondamentale essere al 100% in ogni partita”.

Per chi gioca tornei Challenger e Itf, quanto sono importanti i campionati a squadre?

“Queste competizioni danno una buona mano a livello economico. Quest’anno ho giocato un torneo a squadre anche in Germania, mentre in Italia gioco da oltre dieci anni per il Tennis Club Bisenzio. Ho un legame affettivo importante con il club, gioco sempre con grande piacere e con l’obiettivo di portare sempre dei punti a casa”.

Che tipo di giocatore è Samuele Pieri?

“Servizio e diritto sono i miei punti di forza. Nell’ultimo anno ho lavorato tanto sul rovescio assieme al mio allenatore Daniele Capecchi: questo è ancora il mio colpo debole, anche se rispetto a qualche tempo fa mi sento comunque molto più solido e sicuro. Servizio e diritto mi danno una grande mano a esprimermi bene sul campo e a farmi stare più tranquillo: anche nella settimana vincente di Bari ho ottenuto buone indicazioni da questi due fondamentali”.

Samuele Pieri in azione (foto Ufficio stampa Bari Challenger)

Samuele Pieri in azione (foto Ufficio stampa Bari Challenger)

Quanto fa piacere la competizione che c’è tra giocatori italiani ad alti livelli, anche nei Challenger?

“Aiuta tanto, mi stimola e mi migliora come giocatore e come uomo. In Italia c’è un livello altissimo, tutti i giocatori azzurri nel ranking Atp giocano un tennis pazzesco. Il florido movimento che c’è nel nostro Paese permette di trovare delle motivazioni extra anche nei giorni meno brillanti. Sono contento delle vittorie che si riescono a conseguire a tutti i livelli e spero, un giorno, di arrivare anche io a rendere orgogliosi i tifosi italiani, ottenendo bei risultati in tornei di livello ancora più alto”.

Da giovane ha incrociato Musetti e Cobolli. Cosa prova a vederli ora nelle posizioni più nobili della classifica?

“Fa piacere vedere due amici così in alto in classifica. Cobolli mi ha scritto dopo la vittoria al Challenger di Bari: tra di noi è rimasto un bellissimo rapporto, anche se ci vediamo meno rispetto a quando eravamo piccoli e giocavamo gli stessi tornei. Ogni tanto ci sentiamo ancora. Quando ci incontriamo è come se fosse tutto come prima, anche se in realtà sono cambiate tantissime cose: credo che il bello sia proprio questo”.

Quando ha capito che il tennis sarebbe diventato il suo lavoro?

“Jacopo Stefanini mi ha spinto a provarci ancora più seriamente di prima, ma l’ho capito vivendo l’ambiente tennistico dall’interno, confrontandomi quotidianamente con giocatori diversi e di livello superiore. Anche quando non avevo un buon ranking, mi rendevo conto di avere un buon livello di gioco: inizialmente mi è mancato qualcosa a livello mentale e fisico, ma attraverso il duro lavoro si può migliorare sotto ogni aspetto”.

Cosa direbbe al Samuele Pieri di cinque anni fa?

“Gli direi di prendere le decisioni che gli sembrano più corrette per affrontare la propria carriera, di crederci sempre nonostante a volte i risultati non arrivino e di allenarsi al 100% ogni giorno”.

Ha un sogno nel cassetto?

“Sì, mi piacerebbe riuscire a entrare tra i primi cento del mondo”.

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