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Dopo quasi un anno ai box per la rottura del tendine d'Achille, il danese è sempre più vicino al rientro nel circuito. Se la lunga assenza l’ha fatto maturare, può trasformarsi nell'occasione per rilanciare la sua carriera e cancellare delle difficoltà iniziate ben prima dell’infortunio
07 agosto 2026
Prima doveva essere maggio, con Amburgo e il Roland Garros. Poi è diventato “ci vediamo sull’erba”, ma non sono stati i prati ad accogliere l’atteso ritorno di Holger Rune nel circuito ATP. E non sarà nemmeno il Masters 1000 di Cincinnati, dal quale il danese si è cancellato nelle scorse ore. Ma è indubbio che il momento di rivederlo nel circuito sia sempre più vicino. Una manciata di giorni fa, a specifica domanda di un’appassionata su quando sarebbe stato il suo prossimo torneo, il danese ha risposto “presto”, senza sbilanciarsi. Ora, un po’ come avvenuto per il suo coetaneo Carlos Alcaraz, l’obiettivo si è spostato sullo Us Open, oppure sui tornei immediatamente successivi.
Ma più che la data esatta del rientro, il tema è un altro: cosa dobbiamo attenderci dal rientro di uno dei migliori giocatori della nuova generazione? Lo stop è stato lungo e complesso, perché la rottura del tendine d’Achille – accusata lo scorso ottobre a Stoccolma – è uno degli infortuni peggiori per un tennista. L’ha obbligato a mesi e mesi di riabilitazione e lavoro dietro le quinte, con un’attenzione estrema ai dettagli, necessaria per prevenire potenziali ricadute. Si è affidato da subito a professionisti di altissimo livello, trascorrendo subito dopo l’intervento un mese in un centro altamente specializzato in Qatar, e ha portato avanti la collaborazione col suo preparatore atletico Marco Panichi.
Negli ultimi tempi sui suoi canali social si sono viste sempre meno immagini di palestra e sempre più video e foto in campo, principalmente a Montecarlo, con lavori sugli spostamenti, per testare e rinforzare la zona della gamba sinistra interessata dall’infortunio.
Per certi versi, malgrado l’infortunio che gli è capitato sia di quelli da non augurare a nessuno, per Rune lo stop potrebbe avere addirittura risvolti positivi, trasformandosi in un’opportunità per resettare e ripartire. Infatti, un’analisi attenta mostra che i suoi problemi sono iniziati ben prima dell’infortunio, tanto che nell’anno e mezzo che ha preceduto lo stop forzato aveva trascorso solamente una dozzina di settimane nella top-10, viaggiando quasi sempre fra le posizioni numero 11 e 17. Non abbastanza per soddisfare le enormi ambizioni di un ragazzo capace di vincere il suo primo Masters 1000 a 19 anni, nel 2022 a Parigi-Bercy, battendo cinque top-10 nel cammino, compreso Novak Djokovic in finale. Sembrava l’inizio di qualcosa di grande, invece quasi quattro anni più tardi è rimasto il momento più alto della sua carriera.
Da allora, il costante testa a testa fra Sinner e Alcaraz l’ha fatto passare presto in secondo piano e Rune ha accusato il colpo, finendo per far spesso parlare di sé più per gli atteggiamenti discutibili – in campo e fuori – che per i risultati, mai stati all’altezza delle aspettative. La capacità di battere i big non l’ha smarrita, vedi il successo su Alcaraz nella finale del 2025 a Barcellona, ma la continuità necessaria per stare al top gli è sempre mancata, così come dei grandi exploit. Lo si è visto soprattutto nei tornei del Grande Slam, suo vero limite. Non è mai andato oltre i quarti di finale, e fra 2024 e 2025 si è addirittura sempre fermato prima: quattro volte agli ottavi, altrettante fra primo e secondo turno. Davvero troppo poco per chi a vent’anni era numero 4 del mondo, con ambizioni (giustificate) da sovrano assoluto.

Rune up&down, fra campo e polemiche
Dunque, ecco che mesi e mesi lontani dai campi, nei quali si è anche dedicato al business (lanciando una linea di integratori per l’alimentazione degli sportivi), potrebbero averlo aiutato a schiarire le idee, a mettere ordine nella sua vita e – si spera – anche a maturare. Dopotutto, nel suo caso non è mai stata una questione di potenzialità tecniche, quanto di capacità di saper far pesare le sue qualità nei momenti chiave. Un’abilità che può arrivare anche con gli anni e la crescita personale, sicuramente stimolata da mesi nei quali – via social – ha mostrato un’enorme determinazione e una forza di volontà encomiabile. Ha atteso così tanto il ritorno sui campi, che difficilmente lo vivrà come qualcosa di normale. Se mai, può affrontarlo come un’opportunità, per lanciare una seconda carriera migliore della prima.
È vero che dovrà ripartire fuori dai primi 100 del mondo (oggi è numero 99, ma dopo Cincinnati indietreggerà ancora), ma per uno come lui non dovrebbe essere un problema rimediare wild card a ripetizione. E se i risultati saranno subito degni del suo cognome, gli basterà poco per tornare dove era prima dello stop. Ma può e deve ambire a fare di più, anche perché alle spalle dei soliti due (o tre, volendo metterci pure Zverev) di spazio ce n’è ancora e lui è sempre stato uno dei principali candidati per occuparlo.