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Nella notte italiana la "rising star" spagnola e il 24enne di Carrara si giocano un posto in semifinale al “Mubadala Citi DC Open” di Washington. Lo spettacolo è assicurato
di Paolo Rossi | 31 luglio 2026
Il match vale il prezzo del biglietto: il quarto di finale questa notte in Italia tra Musetti e Jodar al torneo Atp 500 di Washington è una di quelle partite che non bisogna perdersi. Una prima volta piena di curiosità, perché si affrontano due tennisti talentuosi, giovani, ben motivati e che promettono spettacolo. Per il nostro azzurro sarà un banco di prova niente male, per questo suo rientro dopo il lungo infortunio. Infatti lo spagnolo, come amava dire il presidente Atp Andrea Gaudenzi quando affrontava qualche rivale pericoloso, “è un brutto pesce”.
È così pericoloso Rafa Jodar? Ci arriviamo, con un po’ di pazienza. Intanto possiamo affermare che anche senza Alcaraz la Spagna è protagonista, potendo vantare un prospetto ormai una sicurezza: oggi Jodar è virtualmente numero 21 del mondo ed è facile pronosticargli per fine anno un ranking migliore. Ma chi è Jodar? Beh, cominciamo col dire che il suo nome di battesimo non ha nulla a che fare con il “Rafa” più famoso del mondo, ossia Nadal: sarà anche stato un suo punto di ispirazione da bambino (per sua stessa ammissione), ma il “christian name” è dovuto a ragioni di famiglia, di tradizione. Poi possiamo sempre aggiungere che Jodar, come Nadal, tifa Real Madrid (è nato a Leganés, 14 km a sud della capitale).
E poi? Null’altro. Perché Rafa Jodar non ha nulla di simile ai suoi colleghi tennisti spagnoli. Non somiglia a nessuno del passato, non ha le caratteristiche tipiche degli spagnoli contemporanei. È tignoso, per carità, ma fisicamente ci ricorda più Jannik Sinner che Carlos Alcaraz. Alto, longilineo, potente. Non regolarista, non terraiolo. Attaccante, da fondo campo e a rete. In Spagna si chiedono se sia l’evoluzione del loro movimento oppure un fenomeno isolato. Lo stanno studiando, ma è ancora presto per cavarci qualcosa. “Mi conoscerete meglio con gli anni…”.
La ragione è semplice: Rafa Jodar è un prodotto casalingo. Jodar senior (a guardarlo è un mix tra il papà di Alcaraz e Toni Nadal), docente di Educazione fisica, ha messo in mano la racchetta al figliolo (unico) a quattro anni, nel cortile di casa, e poi a sei lo ha iscritto al Club de Tenis Chamartin, una delle culle del tennis madrileno. Quindi, completato il percorso scolastico presso l’IES Rafael Frühbeck di Burgos, dopo la maturità Rafa senior – sempre il papà – ha deciso che il figliolo meritasse una formazione universitaria americana. In quanto mentore, coach e manager, era sua la decisione. E quando le cose funzionano, come amiamo dire anche noi, la squadra che vince non si cambia. Neppure le scelte. America, dicevamo: il College scelto è in Virginia.
Esperienza che ha segnato la crescita del ragazzo, con l’inizio non facile: non gradiva l’atmosfera da corrida calcistica sugli spalti durante i match, tanto è vero che è negli Usa il suo unico caso di nervosismo: con le sue vittorie aveva trascinato i Virginia Cavaliers alla finale dell’ACC Men’s Tennis Championship (uno dei principali eventi a squadre del tennis universitario) ma, mentre giocava contro tal Samir Banerjee, scagliò una pallina contro la panchina avversaria, sfinito dalle offese senza ritegno piovutegli fino a quel momento. Certo, il gesto gli costò la squalifica con annessa sconfitta, decisiva per la squadra.
Quell’episodio ha deciso la carriera; se da allora il giovane Rafa ha deciso di tenere un comportamento esemplare (almeno fino a oggi o al prossimo episodio che gli farà perdere la testa), di sicuro lo ha aiutato nelle scelte: incassato uno Slam junior, lo US Open 2024 (contemporaneo al trionfo di Sinner) ha deciso di lasciare il College e tentare la strada del professionismo tennistico.
Scelta ripagata dal campo: alcune vittorie, vedi il torneo di Marrakech, ed altri exploit del 2026 (a Madrid e al Roland Garros) hanno definitivamente acceso le luci su questo protagonista. Protagonista? Dalla sua voce non sentirete mai una provocazione, una boutade, un guanto di sfida a chicchessia. “Sono riservato e non rivelo molto della mia vita privata. L'interesse dei media? Devo restare con i piedi per terra, rimanendo la persona umile di sempre. Gli ultimi risultati non significano che diventerò un grande giocatore. Ho parlato con diversi giocatori e ho capito che certi impegni sono una parte del nostro lavoro. Cerco di non mettermi troppa pressione. Nella vita si può sempre migliorare, come persona e come tennista ma non si raggiunge mai il proprio apice: io spero di essere maturo e comportarmi di conseguenza. Qualunque cosa accada rimarrò sempre lo stesso, non cambierò mai”.
Poche parole, ma sentite. Non avrete altro da lui, se non una sua definizione tecnica: “Credo di essere tecnicamente molto preparato, mi hanno insegnato a giocare bene sin da piccolo”. Ecco, questa è l’unica vanteria di cui lo possiamo accusare, ma non era presunzione: la qualità del suo gioco ha confermato le sue parole. Per il resto è difficile strappargli una dichiarazione da prima pagina, una di quelle che bucano lo schermo. Rafa non è il tipo che cerca guai, non sembra interessato alla fama. Solo ai risultati sportivi.
Così è (se vi pare) Rafa Jodar. E quindi, per tornare al match di oggi e chiudere, il messaggio a Lorenzo Musetti è palese se non trasparente. Tennista avvisato, mezzo salvato.