Ora per Rafa viene il difficile. Con un ranking di 210 Atp, sarà difficile confermare la sua presenza nel college a stelle e strisce, anche se in realtà l'iberico dice di non avere ancora scelto, per il 2026. Potrebbe mantenere un'attività ridotta, per proseguire la formazione americana. Oppure potrebbe dedicarsi al circuito pro
24 ottobre 2025
Il nome, Rafael, è già una mezza garanzia. Sul finire dello scorso anno, era giunta la vittoria agli Us Open come passo d'addio al circuito Under 18. Poi il passaggio tra i pro, meno duro di quanto forse lui stesso si aspettava. Rafael Jodar, 19 anni, è reduce dal suo periodo d'oro in una carriera ancora tutta da scrivere: ha appena conquistato due titoli Challenger, il primo a Hersonissos in agosto, il secondo qualche giorno fa sul cemento di Lincoln, Stati Uniti. Sarebbero due vittorie come tante, per un giocatore di una certa esperienza, ma diventano oro per un ragazzo che sta capendo come orientarsi a un passo dal grande tennis.
Ma c'è di più. Jodar, fino a marzo 2024, aveva giocato appena 4 tornei del circuito pro, uno nel dicembre 2022 e tre l'anno successivo. Un approdo tardivo al circuito, con scelte non comuni. Come quella – maturata dopo il trionfo a New York nel settembre dello scorso anno – di accettare la proposta dell'Università della Virginia per giocare il campionato dei college Usa. Una decisione, azzeccata, visti i risultati. Il suo primo anno negli Stati Uniti è stato straordinario, con una sola sconfitta e il titolo di 'Rookie of the Year' (esordiente dell'anno). Andres Pedroso, uno dei migliori allenatori universitari e artefice principale del suo approdo in Virginia (la stessa università dove era arrivato Fonseca), aveva già intuito il suo valore. E anche gli avversari ci hanno messo poco per capirlo.
In Italia, lo avevamo notato al Challenger di Milano, la scorsa estate, quando aveva raggiunto la semifinale battendo Giustino, Pereira e Gea, prima di cedere all'altra promessa Dino Prizmic. Ma da quel momento in poi – era fine giugno – Jodar è cresciuto ulteriormente e adesso pare già pronto per i prossimi step. Magari anche per un'entrata rapida fra i top 100 Atp, visto che oggi è già 210 al mondo e numero 9 nella graduatoria dedicata ai Next Gen, a caccia di un posto per le Finals di Jeddah. Ma come gioca, questo nuovo piccolo fenomeno iberico? Ciò che spicca in lui è la capacità di produrre velocità col diritto, colpo già particolarmente efficace e in grado di procurargli tanti punti diretti. Nel frattempo però, giocando negli Stati Uniti, Jodar è cresciuto in ogni aspetto del gioco, diventando un tennista polivalente, capace di eccellere potenzialmente su ogni superficie.
Ora però viene il difficile, viene il tempo delle scelte. Con un ranking così buono, sarà difficile confermare la sua presenza nel college a stelle e strisce, anche se in realtà l'iberico dice di non avere ancora scelto, per il 2026. Potrebbe mantenere un'attività ridotta tra i pro, per proseguire la formazione americana. Oppure potrebbe ringraziare per l'opportunità e salutare, dedicandosi anima e corpo alla scalata nel ranking, fin dal prossimo Australian Open. La Spagna che si occupa di tennis spera in questa seconda opzione, anche perché i ricambi in terra iberica latitano e l'età media dei big (eccetto Alcaraz, s'intende) si alza ormai da tempo in modo preoccupante. Dietro al numero 1 del mondo, oggi i migliori spagnoli sono Alejandro Davidovich Fokina (26), Jaume Munar (28), Roberto Bautista Agut (37), Pedro Martinez (28) e Pablo Carreno Busta (34). Età media: 30,6.
Il tutto mentre altri giovani – vedi Landaluce, 19 anni, 135 Atp – vincono sì ma non con la continuità necessaria per trascinare le folle e stimolare qualche sogno di grandezza. Jodar era già stato convocato come sparring da David Ferrer nei gironi della Davis del 2024 a Valencia, quando la Spagna aveva nel mirino le Finals di Malaga per salutare l'ultima apparizione da professionista di Rafael Nadal. A quella celebrazione collettiva, Jodar non riuscì a partecipare a causa di un problema fisico che gli impedì di ripetere l'esperienza da accompagnatore della Nazionale. Ma, avanti così, c'è da scommettere che presto lo vedremo in campo da protagonista.