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Nato a Palermo il 12 novembre 2003, 188 centimetri, mancino, è cresciuto nel vivaio del Ct Palermo, diventandone negli anni una delle punte di diamante. In Bulgaria ha vinto il primo Challenger in carriera e forse ha cambiato prospettiva
11 agosto 2026
Ci sono vittorie che fanno rumore e altre che, più semplicemente, certificano un percorso. Quella conquistata da Gabriele Piraino a Plovdiv appartiene alla seconda categoria. Il mancino palermitano, 22 anni, ha vinto in Bulgaria il primo titolo Challenger della carriera, superando in finale il padrone di casa Petr Nesterov per 6-1 7-6. Un successo importante non soltanto perché rappresenta il trofeo più prestigioso raccolto fin qui, ma perché arriva dopo anni trascorsi a salire un gradino alla volta, senza scorciatoie e senza quell'esplosione immediata che a volte accompagna i giovani più reclamizzati.
Piraino, del resto, è uno di quei giocatori che il tennis italiano conosce da tempo. Nato a Palermo il 12 novembre 2003, 188 centimetri, mancino, è cresciuto nel vivaio del Ct Palermo, diventandone negli anni una delle punte di diamante. Da junior aveva mostrato qualità interessanti senza però entrare nel ristretto gruppo dei predestinati: il suo percorso è stato più graduale, fatto di tornei Itf, qualificazioni e stagioni trascorse soprattutto sulla terra battuta.
Il 2025, però, aveva già mandato segnali importanti. Piraino aveva conquistato quattro titoli Itf in singolare, ad Antalya, Santa Margherita di Pula, Gubbio e Wetzlar, costruendo la stagione migliore della carriera e avvicinandosi progressivamente al livello Challenger.
A novembre aveva poi vissuto un'esperienza particolare alle Nitto ATP Finals di Torino, scelto come sparring partner dei grandi protagonisti del torneo. Non era nemmeno la prima volta: già tre anni prima aveva avuto la possibilità di allenarsi con giocatori del calibro di Djokovic, Nadal, Medvedev e gli altri qualificati.
Nel 2025 si è ritrovato invece dall'altra parte della rete anche con Sinner e Alcaraz. Esperienze che non portano punti, ma servono a capire quanto sia lontano – o magari più vicino del previsto – il tennis dei migliori.
Gabriele Piraino colpisce di diritto
Il problema, per Piraino, era trasformare quella crescita in risultati nella categoria superiore. Il suo best ranking era arrivato nel gennaio 2026, al numero 341 Atp, ma nei mesi successivi la classifica era tornata a scendere. A inizio agosto si trovava nuovamente fuori dai primi 400, una posizione che obbliga spesso a passare dalle qualificazioni e rende ogni programmazione Challenger più complicata. Eppure proprio quando la graduatoria sembrava raccontare una fase di stallo, è arrivata la settimana migliore.
A Plovdiv, Piraino ha costruito il titolo partita dopo partita, superando al debutto Carlo Alberto Caniato, poi Ognjen Milic negli ottavi, quindi proseguendo fino alla semifinale contro lo spagnolo Carlos Sanchez Jover, battuto 7-5 6-2. In finale ha giocato un primo set praticamente perfetto contro Nesterov, lasciandogli un solo game, poi ha saputo gestire un secondo parziale molto più equilibrato e chiuderlo al tie-break. Una delle qualità che fanno la differenza quando si passa dagli Itf ai Challenger è proprio questa: vincere anche quando la partita si fa calda e potrebbe girare. Per Piraino il successo bulgaro rappresenta quindi qualcosa di più dei 50 punti assegnati al vincitore: è la dimostrazione di poter stare con continuità a un livello che fino a poco tempo fa affrontava soprattutto come occasione per fare esperienza.
Gabriele Piraino colpisce di rovescio (foto Master Group Sport)
Per Piraino il successo bulgaro rappresenta soprattutto la risposta a una domanda che si portava dietro da tempo: riuscire a trasferire nei Challenger quella continuità che aveva già trovato al livello inferiore. Nel maggio del 2025 lo aveva spiegato con grande chiarezza: "La differenza principale tra chi sta lassù e tutti gli altri sta nella costanza di rendimento". Il livello di gioco, secondo lui, non era così distante, ciò che cambiava era la capacità di ripeterlo giorno dopo giorno, contro avversari abituati a concedere molto meno.
Qualche mese più tardi, proprio su SuperTennis, era tornato sull’argomento con parole quasi profetiche. Dopo i quattro titoli conquistati nel corso della stagione, Piraino considerava il passaggio ai Challenger "uno degli step fondamentali nel percorso" e spiegava di volerli frequentare sempre più spesso proprio per capire quanto fosse distante dai giocatori di categoria superiore. A Plovdiv, meno di un anno dopo, la risposta è arrivata nella maniera migliore: non soltanto giocandoli, quei Challenger, ma vincendone uno. Non è un dettaglio da poco per un ragazzo che non ha mai nascosto di sentirsi ancora in costruzione. "Sono ancora abbastanza distante dal mio potenziale", raccontava nell’estate del 2025, indicando fra gli aspetti da migliorare l’organizzazione, la maturità personale e la dedizione richiesta dalla professione. Parole piuttosto severe verso se stesso, ma utili per capire perché la sua crescita sia stata meno lineare rispetto a quella di altri coetanei italiani.
Grande ammiratore di Rafa Nadal, si descrive soprattutto come un giocatore energico, combattivo, costruito sulla solidità da fondo. Ma ammette pure di non avere ancora trovato un’identità definitiva: "Sto provando a capirlo pure io", scherzava parlando del tipo di tennista che voleva diventare. Nel frattempo, insieme a Paolo Cannova e Daniele Capecchi, il lavoro si è concentrato proprio sulla continuità e sulla qualità delle decisioni in campo. I risultati sono qui da vedere.