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Nel 2025, a Jeddah, arrivò fino alla semifinale, diventando il primo norvegese nella storia del torneo a spingersi così avanti. Un anno dopo, però, il percorso verso Reggio Calabria è molto meno lineare, complice una stagione di alti e bassi. Ecco chi è il norvegese che si ispira a Casper Ruud, pur con un gioco totalmente diverso
23 ottobre 2026
Nicolai Budkov Kjaer ha già scoperto cosa significa giocare le Next Gen ATP Finals. Nel 2025, a Jeddah, arrivò fino alla semifinale, diventando il primo norvegese nella storia del torneo a spingersi così avanti. Un anno dopo, però, il percorso verso Reggio Calabria è molto meno lineare. A fine ottobre il ventenne di Oslo è ancora pienamente in corsa, ma dentro una Race compressa in modo tale che pochi punti possono cambiare tutto fino agli ultimi tornei utili.
Budkov Kjaer non è più la novità assoluta che dodici mesi fa aveva scalato la classifica vincendo quattro Challenger e passando in meno di un anno da fuori dai primi 500 al numero 132 Atp. Oggi è un giocatore conosciuto, studiato dai rivali, chiamato a confermare il suo valore di torneo in torneo. E confermarsi, soprattutto a vent'anni, può essere più difficile che sorprendere.
Nato a Oslo il primo settembre 2006, 191 centimetri, destrorso con rovescio a due mani, Budkov Kjaer ha cominciato a giocare a tennis a sei anni quasi per caso, frequentando un corso vicino alla sua scuola. A seguirlo ancora oggi è il padre Alexander, ex giocatore e soprattutto figura centrale nel suo percorso. Quando l'Atp gli ha chiesto chi fosse il suo idolo, Nicolai non ha nominato Federer, Nadal, Djokovic, Ruud o Sinner: ha risposto suo padre. "Non importa davvero quali risultati ottenga: finché lui è orgoglioso e felice, lo sono anch'io".
In campo si descrive in modo altrettanto poco convenzionale: "Aggressivo, piuttosto audace e qualche volta strano". La prima arma è il servizio, il colpo preferito, mentre la superficie che ama è l'erba. Non sorprende, quindi, che il risultato simbolo della carriera junior sia arrivato proprio a Wimbledon, dove nel 2024 vinse il titolo diventando il primo norvegese a conquistare uno Slam junior di singolare. Nello stesso anno era arrivato al numero 1 mondiale Under 18 e aveva vinto anche il doppio junior al Roland Garros insieme a Joel Schwaerzler.
Il 2025 è stato l'anno del salto di qualità. Quattro titoli Challenger - Glasgow, Tampere, Astana e Mouilleron-le-Captif - e la prima vittoria nel Tour maggiore a Bastad contro Thiago Monteiro. A dicembre, alle Next Gen ATP Finals, batté Martin Landaluce e Rafael Jodar nel girone, prima di fermarsi in semifinale contro Alexander Blockx. Un risultato importante anche perché arrivato contro alcuni degli stessi giocatori che oggi ritrova nella corsa verso Reggio Calabria.
Budkov Kjaer in azione col dritto (Getty Images)
Il 2026, invece, è cominciato con un altro passo in avanti e poi ha preso una forma più irregolare. A gennaio Budkov Kjaer ha superato le qualificazioni dell'Australian Open, battendo nell'ultimo turno Pierre-Hugues Herbert, e ha così disputato il primo main draw Slam della carriera. Al primo turno ha trovato Reilly Opelka e si è fermato in tre set. Era comunque un altro confine superato.
Nei mesi successivi ha alternato buone settimane a uscite premature. A Madrid è entrato nel tabellone principale dalle qualificazioni e ha conquistato una vittoria prima di fermarsi contro Denis Shapovalov. Sull'erba ha sfiorato nuovamente Wimbledon, perdendo soltanto al turno decisivo delle qualificazioni contro Otto Virtanen. Agli Us Open, invece, si è fermato al secondo turno preliminare. Una stagione meno appariscente di quella precedente, fin qui senza titoli Challenger, ma utile per aumentare il numero di partite a un livello superiore. La parte migliore è arrivata in autunno. Semifinale al Challenger di Cassis, poi un'altra semifinale a Roanne, dove ha battuto anche Moise Kouame, uno dei rivali diretti nella Race, prima di arrendersi a Matteo Martineau. Sono stati proprio quei risultati a rimetterlo al centro della corsa per Reggio Calabria.
Fuori dal campo, il personaggio è molto meno aggressivo del giocatore. Si definisce così: "Rilassato, un po' goffo e qualche volta divertente". Ama l'hockey su ghiaccio, tifa Valerenga (undicesimo nella Serie A norvegese), gioca a golf e nei periodi senza tennis torna volentieri sul ghiaccio di casa. La sua serie preferita è The Last Dance, soprattutto per l'ossessione competitiva di Michael Jordan. Ascolta Drake e The Weeknd, ha letto l'autobiografia dello sciatore Petter Northug e, se potesse scegliere una giornata perfetta lontano dal circuito, la passerebbe fra caffè, amici e cena in famiglia.
Nicolai Budkov Kjaer in azione allo US Open junior 2024 (Getty Images)
Nel suo percorso c'è poi inevitabilmente Casper Ruud. Budkov Kjaer lo considera una sorta di fratello maggiore e negli anni ha avuto la possibilità di allenarsi con lui. Nel 2024 fu anche sparring partner di Jannik Sinner alle Nitto ATP Finals di Torino. Esperienze che hanno accelerato il contatto con il tennis di vertice molto prima che il ranking glielo permettesse.
Resta la domanda più immediata: riuscirà a tornare alle Next Gen Finals? Al 19 ottobre Budkov Kjaer aveva 313 punti nella Race. Era nono, alle spalle di Felix Balshaw a 322 e Darwin Blanch a 326, mentre Joel Schwaerzler era sesto a 334. In pratica, appena 21 punti separavano Nicolai dalla sesta posizione. Dietro, però, Kouame era a 294 e lo ha superato col secondo turno a Lione. Con Joao Fonseca già fuori per il resto della stagione, la situazione è ancora più particolare, ma il dato essenziale non cambia: Budkov Kjaer è pienamente dentro la battaglia e ogni Challenger può spostare gli equilibri.
Rispetto a molti rivali, ha un vantaggio: sa già cosa significa giocare quel torneo e sa di poter battere alcuni degli avversari che potrebbe ritrovare a Reggio. Il limite del 2026, invece, è stato la continuità. Dopo quattro titoli Challenger nel 2025, quest'anno non ha ancora alzato un trofeo e non è riuscito a trasformare le buone settimane in una nuova accelerazione di classifica. Il talento, però, non è in discussione. Servizio, fisico, aggressività e una naturale predisposizione alle superfici rapide gli danno una base già importante. Il prossimo salto sarà quello più difficile: diventare meno dipendente dalle fiammate e più affidabile settimana dopo settimana.