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“Non so se il campo sia davvero più lento - spiega il russo - ma venendo da un’aria secca e veloce come quella di Indian Wells, qui gli scambi sembrano più lunghi. L'obiettivo è fare meglio nei prossimi match"
22 marzo 2026
Buona la prima per Daniil Medvedev al Miami Open. Il russo supera un esordio tutt’altro che banale e si guadagna il terzo turno, dove troverà l’argentino Francisco Cerundolo, confermando un momento di forma già evidenziato nella brillante cavalcata a Indian Wells.
Non è stata una partita semplice, contro Sakamoto, anzi. Medvedev ha dovuto adattarsi in corsa, sia all’avversario sia alle condizioni di gioco, molto diverse rispetto alla California. “Non è mai facile passare da Indian Wells a Miami, soprattutto quando giochi bene nel primo torneo. Però allo stesso tempo arrivi con grande fiducia, ed è questo che mi ha aiutato a vincere oggi”.
La sensazione, più che legata alla velocità pura del campo, riguarda gli scambi: “Non so se il campo sia davvero più lento, ma venendo da un’aria secca e veloce come quella di Indian Wells, qui gli scambi sembrano più lunghi. Il servizio funzionava per entrambi, ma nel primo set non trovavo ritmo”. Un problema che si è tradotto nella difficoltà di chiudere i punti: “Anche quando riuscivo a metterlo in difficoltà con uno o due colpi, non riuscivo a finire lo scambio. Lui rientrava sempre e riusciva a girare il punto”.
La chiave è arrivata con il passare dei game. Medvedev ha progressivamente alzato il livello, trovando maggiore pesantezza nei colpi: “Verso la fine del secondo set ho trovato più energia nei miei colpi, riuscivo a metterlo più sotto pressione, a stancarlo, e questo mi ha dato fiducia. È così che funziona il tennis a volte”.
Di fronte aveva un avversario giovane e senza nulla da perdere. Anche per questo l’inizio è stato complicato: “Sakamoto? Non lo conoscevo praticamente per niente. Ho visto qualcosa della partita del giorno prima, ma non ha ancora giocato molto nel Tour. Si vede che ha un buon servizio, non ha paura di spingere e andare a rete. È il tennis dei giovani di oggi: se sei alto e hai l’occasione, giochi a tutto braccio. Come fanno anche altri della sua generazione, per esempio Mensik o Fonseca. Ha giocato una grande partita, sono contento di essere riuscito a girarla”.
Fondamentale, ancora una volta, il bagaglio di fiducia accumulato nelle settimane precedenti. La finale raggiunta a Indian Wells, pur persa, ha lasciato segnali molto positivi: “È stato un torneo fantastico. Certo, perdere una finale lascia sempre un po’ di amaro in bocca, perché vuoi vincere ogni volta che scendi in campo, ma ti dà tanta fiducia. Giocare contro uno come Jannik Sinner ed essere così vicino mi conferma che sono in buona forma”.
Una sicurezza che si riflette anche nelle scelte tecniche: Medvedev resta fedele al suo approccio, senza modificare nulla neppure in condizioni diverse. “Quando gioco bene preferisco non cambiare niente, nemmeno la tensione delle corde. Non cambio racchetta nemmeno con le palle nuove, perché non sento differenze. Se le cose funzionano, non vedo motivo di intervenire”.
A colpire è anche la freschezza mentale, oltre a un approccio pragmatico e (inusuale) quasi filosofico: “Mi sento molto fresco mentalmente. Certo, un po’ di stanchezza c’è, ma non è il mio primo anno nel Tour e so come gestirla. Cerco sempre di vedere le situazioni come ‘win-win’: qui a Miami, se perdi presto hai più tempo per preparare la terra e goderti la città, se vai avanti è fantastico perché è il motivo per cui sei qui”.
Un equilibrio che passa anche dalla vita fuori dal campo. Medvedev non rinuncia a momenti di svago, convinto che siano parte integrante della performance: “Forse potrei preparare i tornei un po’ meglio dal punto di vista tennistico, ma ho partecipato a eventi divertenti, alcuni obbligatori, altri scelti da me. Ti stanchi un po’, ma non voglio vivere come un robot. Cerco di bilanciare vita in campo e fuori”.
Adesso lo attende un test decisamente più probante contro Cerundolo, ma le sensazioni sono positive. L’obiettivo è continuare a crescere: “Spero di allenarmi ancora con attenzione, abituarmi meglio alle condizioni di Miami e tra due giorni conto di essere ancora più pronto”.