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Medvedev, che impresa: "Niente strategia, solo equilibrio"

Una vittoria di straordinaria portata per Daniil, capace di imporre ritmo e pressione per gran parte dell’incontro e spezzando la serie di 16 vittorie di fila dello spagnolo. "Magari - spiega - su dieci partite contro Carlos ne perderò più di quante ne vincerò, ma quando entro in campo devo credere di poter vincere e provare a farlo”

15 marzo 2026

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C'è più di un osservatore che sostiene questa teoria: quando Daniil Medvedev sta bene e gioca al massimo (o vicino al massimo) del suo potenziale, il vero numero 3 del tennis mondiale è ancora lui. Lui che, è bene ricordarlo, è stato anche numero 1.

A Indian Wells il russo ha superato in semifinale l'attuale numero uno del mondo Carlos Alcaraz, conquistando l’accesso alla finale del Masters 1000 californiano dove affronterà Jannik Sinner. Una vittoria di straordinaria portata per Daniil, capace di imporre ritmo e pressione per gran parte dell’incontro e spezzando la serie di 16 vittorie di fila dello spagnolo.

“È una sensazione incredibile - ha spiegato Medvedev - battere uno come Carlos, il numero uno del mondo. In realtà quando giochi contro lui, contro Jannik o contro Novak, il ranking conta fino a un certo punto. Sono semplicemente avversari straordinari e affrontarli è sempre speciale. Ovviamente riuscire anche a batterli rende tutto ancora più bello. Sono molto contento del mio livello oggi e ora guardo alla finale”.

Il tema centrale di fronte a un risultato del genere diventa il confronto tra generazioni. Con una sorta di flashback: Medvedev fu uno dei protagonisti della prima edizione delle Next Gen ATP Finals, a Milano. “Non penso troppo a queste cose. Prima di tutto non sono più Next Gen da un pezzo. L’anno scorso per me è stato molto difficile, quindi ora il mio approccio è semplicemente quello di fare il massimo possibile ogni volta che entro in campo. La verità è che Jannik e Carlos sono davvero fortissimi, probabilmente più forti di tutti noi della generazione precedente. Un po’ come Djokovic, Federer e Nadal, che ugualmente erano molto più forti di noi. Però nel tennis si gioca una partita alla volta: magari su dieci partite contro Carlos ne perderò più di quante ne vincerò, ma quando entro in campo devo credere di poter vincere e provare a farlo”.

Medvedev, che impresa: "Niente strategia, solo equilibrio"

Contro Alcaraz, Medvedev ha mostrato un tennis particolarmente aggressivo, ma ha spiegato come il segreto sia sempre trovare il giusto equilibrio. “Deve sempre esserci un equilibrio. In passato ho provato a essere troppo aggressivo e non ha funzionato: consumavo troppa energia e non era il mio stile di gioco, poi diventavo frustrato e rompevo le racchette. Quando invece ho fiducia nel mio tennis mi sento di poter spingere, soprattutto al servizio. Anche in risposta cerco di prendere l’iniziativa appena ho l’opportunità. Oggi non c’era un piano per essere ultra aggressivo, perché contro Carlos rischi di commettere troppi errori: l’idea era semplicemente giocare come nei match precedenti, colpire bene la palla, mettergli pressione e servire bene. E ha funzionato”.

Nel match il russo ha saputo gestire bene anche i momenti più delicati, senza cercare una strategia troppo rigida. “Contro Carlos non puoi permetterti di giocare corto e al centro del campo, perché in quel caso sei praticamente spacciato: può fare la smorzata, il vincente o venire a rete. L’unica cosa da fare è cercare di mettergli pressione appena possibile e poi scegliere il colpo migliore nel momento giusto. Non c’era un piano preciso, tipo giocare sempre sul dritto o sul rovescio. Bisognava semplicemente cercare di colpire meglio di lui in quei momenti chiave, e oggi penso di esserci riuscito molte volte”.

Medvedev, che impresa: "Niente strategia, solo equilibrio"

Gran risultato, dunque, ma niente paragoni con il passato. “È un grande complimento quando qualcuno come Jim Courier dice che sto giocando a un livello così alto, perché lui capisce molto bene il gioco. Però nel tennis è difficile trarre conclusioni da una singola partita. Se guardiamo alcune mie vittorie negli Slam, anche lì ho giocato un tennis molto aggressivo, con tanti vincenti e grande intensità. Io cerco semplicemente di fare il massimo. A volte il mio massimo è più basso, altre volte è molto alto. Quando è alto e riesco a vincere partite come questa sono ovviamente molto felice”.

Il russo ha parlato anche del lavoro svolto negli ultimi mesi con il suo team e con il nuovo allenatore Thomas Johansson, un lavoro basato soprattutto su piccoli miglioramenti tecnici. “Non c’è stata una singola cosa che mi ha cambiato la carriera da un giorno all’altro. È più un lavoro costante. Abbiamo fatto una grande preparazione durante la pre-season, lavorando su tanti dettagli: la volée, per esempio, anche se magari non la uso spesso durante una partita, e soprattutto il servizio, che quest’anno sta funzionando molto bene. Sono piccoli miglioramenti che possono fare la differenza nei momenti importanti”.

Medvedev, che impresa: "Niente strategia, solo equilibrio"

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