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Le perle della settimana: "Sinner? Il Djokovic 2.0"

Boris Becker spiega perché Jannik Sinner può già essere paragonato a Nole, e perché Alcaraz soffre più dell'italiano a livello fisico. Nel frattempo, Sergi Bruguera ammette di non aver più tanta voglia di viaggiare...

20 aprile 2026

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LA VERSIONE DI BORIS

“Alcaraz tende a giocare spesso partite molto lunghe, perde dei set nel percorso e questo mette a dura prova il suo fisico. Sinner, no. Chiamo Sinner il 'Djokovic 2.0'. È molto costante e vince le sue partite più velocemente, il che gli permette di risparmiare energie”. (Boris Becker sul duello al vertice).

CON CALMA...

“Prima, in queste partite, impazzivo quando qualcosa andava storto. Se ora riesco a gestire queste situazioni, è perché sto migliorando. Arrivare in finale è sempre speciale. Farlo qui per la prima volta è una sensazione che mi rimarrà per sempre”. (Andrey Rublev sulla finale a Barcellona).

IL PUNTEGGIO È SOPRAVVALUTATO

“In certi momenti non guardi il punteggio, pensi solo a restare lì e continuare a spingere”. (Sempre Andrey Rublev).

LAPALISSIANO

“Djokovic è Djokovic”. (Juan Martin del Potro alla domanda se Djokovic potrà arrivare a vincere lo Slam numero 25).

LE ASPETTATIVE

“Quest'anno ho grandi aspettative per la stagione su terra battuta. Sento di migliorare su questa superficie di anno in anno e, a poco a poco, sta diventando una delle mie superfici preferite”. (Ben Shelton dopo la vittoria di Monaco).

 

Le perle della settimana: "Sinner? Il Djokovic 2.0"

LE SOMIGLIANZE

“Carlos può cambiare molte cose durante la partita; è un campione che sta al vertice da tre, quattro, cinque anni ormai e ha molta esperienza. Rafa (Jodar, ndr) oggi è un po' diverso; è giovane e gioca un tennis davvero ottimo. Se dovessi fare un paragone, però, lo paragonerei più a Jannik: è molto forte da fondo campo, da entrambi i lati”. (Arthur Fils su Rafa Jodar, dopo averlo battuto a Barcellona).

EFFETTO SINNER

“Sinner ci toglie pressione perché vince quasi ogni settimana”. (Flavio Cobolli, sul dominio del collega).

LA MIGLIORE VERSIONE

“Sono davvero orgoglioso del lavoro che ho fatto questa settimana. È il miglior periodo della mia vita, finora. Giocare un Atp 500 è, ovviamente, molto più importante che giocare un 250. Ed è incredibile aver vinto così tanti punti in modo così convincente e giocando, credo, il miglior tennis della mia carriera. Sono molto, molto felice, orgoglioso e non vedo l'ora che arrivi il momento di sollevare un trofeo”. (Hamad Medjedovic).

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MIRRA E CONCHITA

“Se avessi perso oggi, le avrei detto di non venire più a nessuno dei miei tornei... Quando è con me, sento di potermi fidare di lei nei momenti difficili, per quello che può dirmi. Oggi mi ha aiutato molto, non lo nego; tutti hanno visto che avevo qualche difficoltà con il servizio. Ho fatto diversi doppi falli, ma sono riuscita a cavarmela grazie anche ai tanti ace che ho messo a segno. Ovviamente, in alcuni momenti cruciali del servizio, tendo a chiedere il suo parere. Può anche darmi consigli su come giocare o su come correggere gli errori, quindi è molto meglio quando è qui con me”. (Mirra Andreeva su Conchita Martinez).

IGA E ROIG

“Mi ero già allenata lì nel 2012 e nel 2018, ma stavolta è chiaramente qualcosa di nuovo. Mi alleno con Francisco (Roig, ndr) solo da 10 giorni, non ci si può aspettare che tutto sia automatico. Servono partite per entrare in quella modalità, ma sono contenta di ciò che avevo in mente e delle idee su cui stavo lavorando. È stato un passo nella giusta direzione. Sento di avere una comprensione molto più chiara di cosa fare su un campo in terra battuta e sono completamente d'accordo con ciò che Francisco vuole mostrarmi. Detto questo, se tutti potessero mettere in pratica le proprie idee al 100% in ogni partita, vincerebbero tutto, quindi ho bisogno di spazio per vincere le partite e vedere come funziona”. (Iga Swiatek su Roig).

BRUGUERA E I VIAGGI

“Ho ricevuto delle offerte, ma l'idea di viaggiare di nuovo mi sembra molto difficile. Forse qualcuno che possa allenarsi qui, aiutarlo con la preparazione, andrebbe bene. Ma viaggiare? Quando si smette di viaggiare, è molto difficile dopo; l'impegno nel Tour richiede troppe settimane all'anno. Ora, in più, viaggiare per due tornei con un giocatore significa stare un mese e mezzo lontano da casa”. (Sergi Bruguera a Puntodebreak sul suo possibile futuro da coach).

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