Dal rientro di Draper fino alla rovinosa caduta dell’Australia in Ecuador, passando per l’infuocato Marocco-Colombia del World Group I: ecco le dichiarazioni più interessanti del weekend di Davis
10 febbraio 2026
NON È PIÙ TENNIS
“Arriva una sconfitta e tutti i geni senza una carriera nel tennis provano a distruggere lo stato del movimento australiano. In campo maschile abbiamo molti giocatori in Top-100 e altri che ci arriveranno, ma questo risultato in Ecuador è stato dovuto soltanto all’altitudine, non al fatto che non possiamo giocare sulla terra battuta. Se si fosse giocato sul livello del mare, non ci sarebbe stata alcuna possibilità di perdere il confronto. Non siamo la miglior nazione sul rosso, ma a 2.500 metri di quota non è più tennis. Una settimana di allenamento non è sufficiente per adattarsi a quelle condizioni. Abbiamo giocato contro dei guerrieri dell’altitudine, in un Paese così lontano dall’Australia e con un grande supporto dei tifosi locali. Non sarebbe mai potuto arrivare un risultato netto a nostro favore”. (Ellen Perez commenta la sconfitta dei colleghi maschi nel ‘tie’ di Coppa Davis contro l’Ecuador).
JANNIK E CARLOS, COLPA LORO
“Stare lontano dai campi è stato difficile, ma sapevo di dover continuare ad allenarmi al massimo e imparare a conoscermi meglio. Quando tornerò a pieno regime, spero di poter giocare di nuovo un tennis di alto livello. Nel 2025 avevo l’obiettivo di raggiungere Sinner e Alcaraz: questo mi ha portato a chiedere troppo al mio corpo, provando a cambiare il mio stile di gioco quando fisicamente non ero ancora pronto per farlo. Il desiderio di colmare il divario con loro è diventato uno stress per me e quindi in un certo senso è come se Jannik e Carlos siano stati i responsabili dei miei problemi fisici”. (Jack Draper, rientrato in campo a Oslo nel ‘tie’ contro la Norvegia).
Nicolas Mejia in azione (Getty Images)
MAROCCO-COLOMBIA, ALTA TENSIONE
“I tifosi avversari mi hanno insultato per tutta la partita, arrivando a minacciare me e la mia famiglia. I componenti della panchina del Marocco mi hanno urlato addosso dopo ogni punto, c’è stato zero fair play. La mia esultanza a fine partita non è stata delle migliori, ma ho dovuto sfogarmi dopo aver sopportato anche gli insulti del capitano marocchino e del resto della squadra. Io non ho minacciato nessuno”. (Nicolas Mejia dopo il successo decisivo contro Reda Bennani in Marocco-Colombia del World Group I).
L’AMORE PER LA MAGLIA? UNA MARCIA IN PIÙ
“I nostri giocatori sentono un legame profondo con la maglia dell’Ecuador e questo mette in secondo piano le loro classifiche e quelle degli avversari. È un onore guidare questa squadra. La vittoria con l’Australia ci ha anche permesso di scoprire una nuova stella: a soli sedici anni, Emilio Camacho ha fatto un ottimo esordio in Coppa Davis”. (Raul Viver, capitano dell’Ecuador).
L’INDIA HA IL SUO NUOVO EROE NAZIONALE
“Giocare per il proprio Paese è qualcosa di speciale, una sensazione unica: nelle quattro partite di Coppa Davis che ho disputato, sento di aver giocato un tennis diverso dal solito. Devo approfittare della mia statura, essendo alto quasi due metri, e cercare di lavorare sui miei punti di forza per sfruttarli al meglio. Il tennis è sempre questione di costanza. Quando arrivo nei momenti cruciali delle partite, mi dico sempre di esserci già passato un milione di volte e che quindi colpirò una palla come le altre”. (Dhakshineswar Suresh dopo aver trascinato l’India nel ‘tie’ contro l’Olanda).
LA TERRA NON È COSA DA AUSTRALIANI?
“Il risultato in Coppa Davis contro l’Ecuador mette a nudo le nostre carenze sulla terra battuta, che sono una conseguenza diretta della scarsità di campi sul rosso in Australia. È un problema che deve essere affrontato con urgenza”. (Paul McNamee sul ko rimediato dall’Australia in Ecuador).