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Fognini, Berrettini, Cobolli: la storia azzurra in Laver Cup

La storia italiana nella manifestazione rimane affidata a questo terzetto: Fognini, Berrettini e Cobolli sono finora i tre uomini passati dalla squadra europea. In totale, però parliamo di una presenza costante: dal 2019 a oggi, su 7 eventi complessivi, gli azzurri ci sono stati ben sei volte.

23 settembre 2026

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Matteo Berrettini col trofeo della Laver Cup insieme a Bjorn Borg

Quando Fabio Fognini entrò in campo a Ginevra nel settembre del 2019, la Laver Cup era ancora una manifestazione giovanissima e per l’Italia - all'inizio del suo percorso per diventare prima potenza al mondo - rappresentava qualcosa di completamente nuovo. Nelle prime due edizioni, a Praga e Chicago, nessun azzurro aveva fatto parte di Team Europe. Fognini fu il primo. Sette anni dopo, a Londra, toccherà nuovamente a Flavio Cobolli, che alla Laver Cup arriva per la terza stagione consecutiva e per la seconda volta da componente effettivo della squadra. In mezzo c’è una piccola storia italiana che racconta, indirettamente, anche la crescita clamorosa del nostro tennis maschile.

Fognini arrivò a Ginevra nel momento migliore della carriera. Pochi mesi prima aveva vinto il Masters 1000 di Monte-Carlo ed era entrato per la prima volta nei top 10. Bjorn Borg lo scelse in una squadra che comprendeva leggende e campioni: Federer, Nadal, Thiem, Zverev e Tsitsipas. Difficile immaginare una compagnia più prestigiosa, in quel momento, con il solo Djokovic assente tra le stelle. L’esperienza agonistica durò però una sola partita. Jack Sock lo batté 6-1 7-6, malgrado dalla panchina arrivassero consigli continui da Federer, Nadal (iconico un loro siparietto con Fabio) e dallo stesso Borg. Il Team Europe vinse comunque quella Laver Cup per 13-11 e Fognini tornò a casa con il trofeo, pur senza aver portato punti alla causa.

Nel 2020 non si giocò, causa pandemia. Un anno dopo, a Boston, arrivò invece Matteo Berrettini. E la situazione era già molto diversa rispetto al 2019: Matteo era reduce dalla finale di Wimbledon, era numero 8 del mondo e rappresentava ormai stabilmente una delle punte del tennis europeo. Il debutto contro Felix Auger-Aliassime diventò subito una delle partite simbolo nella storia della manifestazione di quell'anno. Il romano vinse per 6-7 7-5 10-8 dopo 2 ore e 52 minuti, all’epoca il match più lungo mai disputato in Laver Cup. "Sto giocando per la squadra, non soltanto per me stesso", spiegò dopo per fugare ogni dubbio. Forse proprio lì capì fino in fondo il fascino di una competizione costruita attorno a un concetto insolito per il tennis, concetto mutuato dalla Ryder Cup del golf: avere normalmente avversari seduti accanto, pronti a suggerire e sostenerti. Il Team Europe dominò: 14-1.

Nadal, Borg e Fognini in Laver Cup

Nadal, Borg e Fognini in Laver Cup

Berrettini tornò anche nel 2022, stavolta a Londra. Era stato inizialmente convocato come alternate, ma la Laver Cup di quell’anno sarebbe diventata un evento irripetibile: l’ultima partita della carriera di Roger Federer. Quando lo svizzero salutò il tennis dopo il doppio giocato con Nadal, fra le lacrime di entrambi, proprio Matteo ne prese il posto nel singolare. E ancora una volta batté Auger-Aliassime, stavolta 7-6 4-6 10-7. Giocò poi anche due doppi, uno accanto a Djokovic e uno con Andy Murray. In due partecipazioni il suo bilancio complessivo sarebbe rimasto di tre vittorie e due sconfitte, ma quei match insieme a due dei Fab Four restano fra i momenti da ricordare della sua carriera.

Curiosamente, mentre il tennis italiano cominciava a vivere la sua esplosione più importante, la Laver Cup rimase per un po’ senza azzurri in campo. Nessun italiano nel 2023 a Vancouver. Nel 2024, a Berlino, comparve però per la prima volta Flavio Cobolli. Non ancora da titolare: Borg lo scelse come alternate insieme al tedesco Jan-Lennard Struff. Il romano partecipò agli allenamenti, alle attività della squadra e visse dalla panchina la rimonta che permise all’Europa di battere il Team World 13-11. Non giocò nemmeno un punto, ma quella settimana rappresentò il suo ingresso nel mondo della Laver Cup e in qualche modo fu una sorta di battesimo nel mondo dei big.

Matteo Berrettini al servizio

Matteo Berrettini al servizio

Dodici mesi più tardi, a San Francisco, il ruolo era cambiato. Cobolli era ormai dentro la formazione scelta dal nuovo capitano Yannick Noah e giocò il primo match della carriera nella manifestazione. Perse 6-4 6-3 contro Joao Fonseca, senza riuscire a portare punti al Team Europe, che alla fine venne battuto 15-9. Una presenza breve, ma sufficiente a trasformare l’esperienza del 2024 in qualcosa di concreto, un'esperienza da far fruttare altrove. Ed eccoci al 2026. Cobolli torna alla Laver Cup per la terza volta, ma rispetto a Berlino sembra passato molto più di un biennio. Allora era numero 31 del mondo e aveva appena raggiunto la prima finale Atp, oggi arriva a Londra da numero 7, secondo italiano del ranking dietro a Jannik Sinner, con una finale al Roland Garros, il titolo di Acapulco e un’altra stagione da protagonista nei grandi tornei.

Noah lo ha inserito in una formazione che comprende proprio Zverev (suo giustiziere a Parigi), Carlos Alcaraz, Jakub Mensik, Rafael Jodar e Casper Ruud. Non più quindi un giovane chiamato per osservare e imparare, ma uno dei giocatori con il ranking più alto nel gruppo. È questa forse la differenza più significativa rispetto alle sue prime due Laver Cup: oggi Flavio si trova con la responsabilità di dover fare la differenza, ma è ormai cresciuto al punto da non farsi spaventare.

La stretta di mano tra Fonseca e Cobolli

La stretta di mano tra Fonseca e Cobolli

La storia italiana nella manifestazione rimane dunque affidata a questo terzetto: Fognini, Berrettini e Cobolli sono finora i tre uomini passati dalla squadra europea. In totale, però parliamo di una presenza costante: dal 2019 a oggi, su 7 eventi complessivi, gli azzurri ci sono stati ben sei volte. Un percorso che racconta bene tre momenti differenti. Fognini entrò quando avere un italiano fra Federer e Nadal rappresentava ancora quasi un’eccezione: in sostanza, eravamo contenti anche solo di esserci. Berrettini arrivò da finalista di Wimbledon, primo vero prodotto della nuova era azzurra che ci avrebbe portato a dominare la Davis.

Cobolli, invece, appartiene a una generazione nella quale essere italiani e stare fra i migliori non costituisce più una sorpresa. Caso mai, è una sorpresa il fatto di non aver mai visto in Laver Cup - almeno fino a oggi - l'attuale numero 1 del mondo Jannik Sinner. Da venerdì alla O2 di Londra, di nuovo sede dell'evento, Cobolli proverà anche a prendersi ciò che ancora gli manca: il primo punto personale in Laver Cup. Ma a prescindere da questo, sarà un'altra esperienza da ricordare

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