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"Il mio obiettivo - spiega il francese dopo aver battuto Flavio Cobolli - dall'inizio della stagione era cercare di andare avanti in questi grandi appuntamenti, provare a giocare negli stadi più importanti. È quello che stiamo facendo qui a Cincinnati"
23 agosto 2026
Non serviva la finale a Cincinnati per capire la forza e le potenzialità di Arthur Fils - 22 anni, già numero 14 Atp - ma l'ultimo atto nel 1000 americano che precede gli Us Open è una conferma importante, in un momento d'oro per il transalpino. Uno capace di vincere quest'anno sulla terra del 500 di Barcellona e che adesso va a caccia del titolo più prestigioso della carriera.
"È una grande vittoria e, naturalmente, un grande torneo. Il mio obiettivo - spiega dopo aver battuto Flavio Cobolli - dall'inizio della stagione era cercare di andare avanti in questi grandi appuntamenti, provare a giocare negli stadi più importanti. È quello che stiamo facendo qui. Sono molto contento della prestazione di oggi e di tutta la settimana, ma voglio continuare. Cerco di essere onesto con me stesso: come dicono tanti grandi atleti, quando hai abbastanza coraggio per dire quello che vuoi, forse poi diventa anche più facile farlo. Ho fiducia in me stesso e non credo di dire qualcosa di assurdo. Arrivo a un torneo sapendo di essermi preparato, provo a dare il massimo e provo a vincere. Se non ci riesco, non è un problema: si va alla settimana successiva. Se ci riesco, tanto meglio".
Il segreto sta (anche) nel controllo: "Sono un po' meno pazzo, sono d'accordo. Miami è stato un bel torneo, sono arrivato in semifinale, ma ho speso tantissima energia. Urlavo 'come on' o 'vamos' praticamente dopo ogni punto. Qui è completamente diverso. Credo che quando cominci a vivere più volte questi grandi tornei e ad arrivare nelle fasi finali, inizi anche ad abituarti. Non hai più bisogno di impazzire per caricarti. Penso di essere già sufficientemente carico e lo è anche il mio team. Loro hanno tantissima energia, quindi non ho più bisogno di esagerare".
La stagione di Fils non è stata lineare, ma adesso potrebbe arrivare la soddisfazione più importante. "È stato difficile non poter giocare a Parigi e disputare soltanto due turni a Wimbledon (dove perse da Berrettini, ndr). Non è stato semplice, perché pensavo che avrei avuto una primavera molto migliore. Dopo Miami avevo un grande slancio e mi sentivo bene, ma bisogna accettare quello che succede. Alcune cose accadono per una ragione. Sapevo che sarei stato pronto per giocare qui e per affrontare tutta l'estate americana. A Washington non ho cominciato bene, ma non è stato un grande problema. Bisogna semplicemente andare avanti settimana dopo settimana. Adesso arriva un po' di gioia e me la sto godendo, ma ho una finale da giocare".
L'obiettivo, per uno così vulcanico, è mantenere alta l'energia. "Se sono triste, non c'è alcuna possibilità che possa farcela. Se rimango positivo, invece, almeno mi concedo una possibilità. Se sono triste e vado a letto a piangere, non posso pensare di svegliarmi il giorno dopo e giocare un buon tennis. Se invece sono felice e mi sento fortunato perché posso nuovamente giocare a tennis, allora le cose possono funzionare. Per me è molto semplice". Nella stessa direzione va il rapporto col pubblico. "Quando il pubblico è contro di te può diventare una motivazione ulteriore. Ad alcuni piace, ad altri no. A me credo che piaccia, è anche divertente. Qui comunque non è un pubblico fuori controllo come può essere quello di Rio se giochi contro Joao (Fonseca, ndr), oppure quello francese quando gli altri affrontano me o un altro connazionale in Francia. In quelle situazioni può essere davvero molto difficile. Qui è diverso. Anche quando tifano per il mio avversario, rimangono molto rispettosi e quindi va benissimo".
Tecnicamente, si vedono progressi. "Il servizio ha funzionato, ma credo che anche il diritto sia andato molto bene. Ho fatto alcuni vincenti e anche un grande passante. Oggi mi sono divertito a colpire il diritto, mentre il rovescio è stato solido. Non ho risposto particolarmente bene, ma oggi le condizioni erano molto più veloci rispetto alle altre partite che avevo giocato. Nei giorni precedenti erano piuttosto lente, mentre oggi erano davvero rapide. Nel complesso, però, sono molto contento di tutto il mio tennis".
Poi arriva il tema pioggia, che non ha stravolto il programma ma lo ha condizionato. "Parlando con alcuni amici che non seguono molto il tennis, mi chiedono sempre perché non ci sia un tetto, visto che ormai sembra piovere ogni settimana. Non so cosa rispondere. Se devo scegliere, probabilmente preferisco che l'interruzione arrivi prima dell'inizio della partita. Quando torni in campo sai che probabilmente potrai giocare tutto il match. Se invece arriva nel mezzo è sempre difficile: magari hai trovato il ritmo e hai l'inerzia dalla tua parte, poi comincia a piovere e devi fermarti, resettare tutto e ricominciare. Oggi non avevamo ancora giocato nemmeno il primo punto, quindi è stato quasi divertente. Abbiamo scherzato un po' con il team e quando siamo tornati in campo ero pronto. In ogni caso odio le interruzioni per pioggia, che siano lunghe o corte. Naturalmente, se sono corte è meglio". Infine, le parole chiave sono sul rivale in finale, Tiafoe. "Frances è Frances: quando deve presentarsi sul grande palcoscenico, è proprio lì che riesce a esprimere il suo tennis migliore. In ogni caso sarà una bella finale, il pubblico sarà contro di me, ma credo proprio che mi divertirò".