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È molto recente il docufilm su Carlos Alcaraz ('My way', a modo mio), che malgrado sia ancora nella primissima parte di carriera si è già meritato questo privilegio. Adesso tocca al suo mentore Nadal: cosa ci dobbiamo aspettare?
17 aprile 2026
Sta per arrivare un nuovo film-documentario sui grandi tennisti, uno dei tanti prodotti che stanno invadendo, da tempo, il mercato editoriale. Dando vita a una sorta di nuovo genere: 'le vite segrete dei campioni'. Con un sottotitolo implicito: 'che non conoscereste mai, in un altro modo'. Il 29 maggio è la data di uscita per la serie su Rafael Nadal, 22 Slam all'attivo, uno dei più grandi di sempre del tennis mondiale. Saranno 4 puntate che puntano 'A offrire un ritratto intimo e umanamente profondo di una delle più grandi leggende dello sport'. Nella serie compariranno anche altre figure iconiche come Roger Federer, Novak Djokovic e John McEnroe. Il direttore è Zach Heinzerling, regista 42enne di origini texane.
È molto recente il docufilm su Carlos Alcaraz ('My way', a modo mio), che malgrado sia ancora nella primissima parte di carriera si è già meritato questo privilegio, arrivando nelle case di tutti gli appassionati con un prodotto che – all'uscita – mise in evidenza per la prima volta il rapporto scricchiolante e la differenza di vedute con il coach di allora, Juan Carlos Ferrero.
In precedenza, un altro prodotto sul tennis – che non ha funzionato come nelle previsioni – era stato invece 'Break Point': 10 episodi nel 2023, altri 6 nel 2024, poi la cancellazione. Lontano dai successi di 'Drive to Survive', l'idea nata per il mondo della Formula 1 che invece aveva entusiasmato il pubblico e i fan. Per non parlare dei film: da quello sulle sorelle Williams ('King Richard', del 2021) a quello su Borg e McEnroe (del 2017), passando per 'Wimbledon' (2004). Più o meno interessanti, ma nessuno indimenticabile, anche se Will Smith vinse l'Oscar nel 2022 per la sua interpretazione di Richard Williams.

Prima di Rafa: i documentari sui big della racchetta
Adesso tocca a Nadal, che di storie da raccontare ne avrebbe tantissime, ma che in carriera ha sempre voluto separare (riuscendoci molto bene, peraltro) l'atleta dalla persona. Ricostruendo la sua vita sportiva, i momenti in cui i giornalisti o gli appassionati sono venuti a conoscenza di qualche retroscena si contano sulle dita di una mano. E mai nessuno di questi retroscena è mai stato degno della parola 'scoop'. Al contrario, la forza di Rafa è stata anche la gestione della sua immagine in modo quasi immacolato, totalmente priva di ombre, di incertezze: eventuali momenti di tensione all'interno del team (che inevitabilmente ci saranno stati) sono rimasti ben chiusi tra le mura di casa sua, o magari tra quelle della sua Academy. Come nel momento dell'addio a zio Toni, poi comunque alla guida della struttura di Manacor.
Dunque, la domanda è lecita: cosa dobbiamo aspettarci adesso da un prodotto editoriale su di lui? Dobbiamo attenderci che a un certo punto Rafa abbia deciso di raccontare tutto ciò che in precedenza aveva sempre tenuto orgogliosamente nascosto? Oppure, più semplicemente, sarà un prodotto celebrativo della sua carriera? La risposta la darà il pubblico, ma è chiaro che qualsiasi documentario, film o libro che sia realizzato con il contributo attivo (oltre che con la presenza) dei protagonisti, sia destinato ad avere lo sguardo soggettivo di chi lo racconta. Il 'dietro le quinte' di uno sportivo professionista di alto livello è fatto di tanti momenti, ed è proprio la scelta di questi momenti a determinare poi quanto questo racconto possa diventare attraente.
I momenti da indagare, nella carriera di Nadal, peraltro non mancano. Intanto c'è tutta la parte di costruzione del campione, del Rafa bambino e adolescente che credeva ciecamente nello zio, al punto da convincere i genitori ad affidare a Toni la crescita (anche personale ed emotiva) del futuro numero 1 del mondo. Poi c'è tutto il settore infortuni, con quella previsione bislacca di un medico pessimista (non potrai mai giocare a tennis ad alto livello) e in generale con un costante duello di Rafa col dolore. Infine c'è la sezione dei cambiamenti: la separazione dallo zio-coach e l'approdo di Moya come allenatore principale, ma anche il matrimonio e la nascita di Rafa junior e del secondogenito Miquel. In mezzo, qualche piccolo (ma piccolo davvero) screzio con alcuni colleghi, per esempio con Robin Soderling a Wimbledon. E gli addii al tennis: non solamente il suo, celebrato più volte fino alla degna passerella di Parigi, ma anche quello di Roger Federer, avversario che lo ha accompagnato fin dal principio della carriera spingendolo al limite.
Insomma, di materiale ce ne sarebbe, ma quanto di tutto questo non sappiamo? Quanto c'è ancora di nascosto, in merito alla sua vita? E soprattutto, quanto lui vorrà rivelare al pubblico? Difficile immaginarsi un Nadal che lancia scoop inattesi, anche perché il suo carattere e la sua attitudine non si prestano a rivelazioni clamorose. O forse semplicemente perché rivelazioni clamorose da dire non ce ne sono. Tutto sommato, pensandoci bene, la vita sportiva di Rafa è stata così straordinaria perché la sua vita fuori dal campo è stata quasi 'normale', per quanto possa essere normale la vita di uno degli sportivi più famosi del pianeta. La sua serenità – ben rappresentata dalla sua vita affettiva, con Xisca Perello sempre al suo fianco e moglie dopo 14 anni di fidanzamento – è stata una delle chiavi del suo successo e non lascia trapelare nulla di eccezionalmente rilevante, oggi che tutto è declinabile al passato. Piuttosto, per cercare qualche serie che possa svelare segreti nascosti, bisognerebbe puntare su personaggi come Daniil Medvedev, Alexander Bublik, Holger Rune o Corentin Moutet. Ma per adesso forse hanno vinto (relativamente) troppo poco, per diventare un prodotto da offrire alla massa.