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Djokovic e l'Australia, una storia d'amore (con tradimento)

Una vicenda, quella tra il serbo e Melbourne, che ha pochi precedenti nella storia e nessun paragone quando parliamo del primo Major stagionale. Solamente Rafael Nadal al Roland Garros ha fatto meglio, con 14 trionfi

di | 18 gennaio 2026

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Il match sarà il secondo del programma serale sulla Rod Laver Arena: di fronte a lui, lo spagnolo Pedro Martinez, avversario mai affrontato in precedenza. Novak Djokovic, agli Australian Open 2026, vivrà la ventunesima partecipazione allo Slam down under, vinto in dieci occasioni. Praticamente una volta su due. Una storia d'amore, quella tra il serbo e Melbourne, che ha pochi precedenti nella storia e nessun paragone quando parliamo del primo Major stagionale. Alle spalle di Nole, Roy Emerson e Roger Federer, staccati però di 4 lunghezze, un'enormità. Solamente Rafael Nadal al Roland Garros ha fatto meglio, con 14 trionfi, mentre per il resto i migliori nei vari Major si sono fermati ben prima, a quota 8 se ci spostiamo a Wimbledon, a 7 se prendiamo in considerazione gli Us Open.

Il Djokovic odierno, che i bookmaker danno ben lontano da Sinner e Alcaraz quanto a chance di vincere il titolo (la quota arriva mediamente oltre i 10), non è quello che è stato capace di vincere una finale dopo quasi 6 ore (nel 2012 contro Nadal), oppure quello di infilare una serie di tre successi consecutivi, non una bensì due volte: 2011-2013 e poi ancora 2019-2021. Ma allo stesso tempo è sempre lui, questo 38enne con la consapevolezza della leggenda che è ma pure con la voglia di dire ancora la sua, di compiere un'ultima impresa. Che vorrebbe dire pure fare un ultimo sgambetto alla coppia di fenomeni che comanda il circuito.

Djokovic e Melbourne: un amore da 10 e lode

Djokovic e Melbourne: un amore da 10 e lode

Per tornare alla prima di Nole a Melbourne, peraltro ricordata nella sua conferenza stampa di apertura, bisogna tornare al 2005: il serbo è un 17enne affamato che supera le qualificazioni (battendo Francesco Piccari, Stan Wawrinka e Wesley Moodie) e gioca il suo primo Slam, trovandosi di fronte un muro invalicabile nel russo Marat Safin, allora numero 4 del mondo e poi vincitore del titolo. Ma per alzare il trofeo, a Djokovic, sarebbero serviti solamente 3 anni. Nel 2008 batte in finale il francese Tsonga in 4 set, avviando una storia straordinaria che – per adesso – trova l'ultimo trionfo nel 2023, 15 anni più tardi, dopo un ultimo atto di tre set contro il greco Stefanos Tsitsipas. In mezzo, è accaduto di tutto. Con la netta prevalenza delle gioie sulle delusioni.

Djokovic e l'Australia, una storia d'amore (con tradimento)

Se la sfida con Rafa del 2012 è entrata nel libro dei record per durata e intensità, sono molte le annate che l'ex numero 1 porta nel cuore, ricordando lo Slam dei canguri. Le vittorie (addirittura 4 nell'ultimo atto) su quell'Andy Murray che poi anni dopo sarebbe diventato suo coach, seppur per un breve periodo. O ancora quella in 5 set contro Dominic Thiem, nel 2020, poco prima che il circuito si fermasse per la pandemia. Proprio la pandemia è entrata anche prepotentemente tra i momenti peggiori, del Djokovic australiano, con la vicenda del 2022 che ne ha messo in crisi persino l'immagine.

L'arrivo a Melbourne, l'entrata negata, la detenzione nell'hotel per via dell'impossibilità di produrre una prova della vaccinazione, allora richiesta dal governo aussie. “Ho avuto una sorta di trauma – spiegò il serbo qualche mese fa – rispetto a quanto vissuto in quella circostanza. Alcune tracce di quella vicenda rimangono vive quando passo i controlli alla frontiera, la persona che controlla il mio passaporto mi tratterrà di nuovo o mi lascerà andare?”. Per il resto, sportivamente parlando, la vera delusione è stata quella del 2017, un'eliminazione clamorosa e imprevista al secondo turno per mano dell'uzbeko Denis Istomin. Una goccia in un mare di trionfi.

Djokovic e l'Australia, una storia d'amore (con tradimento)

Quando Nole scenderà in campo contro Martinez, questa notte, avrà soprattutto i ricordi piacevoli dei 10 trofei a fargli compagnia. Il che non significa che questa spedizione sarà per forza un successo: gli acciacchi inevitabili del tempo che passa e quei due giovanotti che ormai non perdono quasi più, almeno contro il resto del mondo, rappresentano ostacoli seri. Ma niente, in fondo, che possa fare davvero paura a uno che ha saputo entrare nella rivalità tra Federer e Nadal, vincendo più dei due grandi rivali.

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