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De Marchi e la prima finale: "Dopo un periodo difficile, mi riprendo il futuro"

Il passaggio dal mondo junior a quello pro, già di per sé delicato, è stato reso ancora più duro da un infortunio che ne ha frenato l’ascesa proprio nel momento in cui si preparava a vivere una stagione importante. Ma oggi Andrea è ripartito verso i suoi sogni

07 marzo 2026

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Andrea De Marchi (foto Giampiero Sposito/FITP)

A Monastir è arrivata la prima vera svolta della sua giovane carriera. Per Andrea De Marchi, romano, oggi numero 1206 del ranking mondiale ma destinato a migliorare sensibilmente la propria classifica dopo questa settimana, la finale raggiunta nel torneo Itf tunisino non è soltanto un risultato. È una risposta a se stesso.

La prima finale tra i professionisti ha il sapore della liberazione. "È un risultato che mi rende molto felice", racconta, ripensando a un percorso che fino a pochi mesi fa sembrava essersi improvvisamente complicato. Il passaggio dal mondo junior a quello pro, già di per sé delicato, è stato reso ancora più duro da un infortunio che ne ha frenato l’ascesa proprio nel momento in cui si preparava a vivere una stagione importante tra Slam giovanili e obiettivi di alta classifica.

Un problema osseo alla spalla destra, legato a un’instabilità della scapola, lo ha costretto a fermarsi per mesi. "Ero partito con grandi aspettative, volevo fare bene negli Slam, provare ad arrivare tra i primi dieci junior. Poi in Australia mi sono fatto male e non riuscivo a venirne fuori". Un periodo lungo, logorante, non solo fisicamente ma soprattutto mentalmente. La sensazione di vedere sfumare un’annata programmata nei dettagli, l’impossibilità di competere, la necessità di accettare uno stop forzato mentre i coetanei andavano avanti.

La ripartenza non è stata immediata. I primi mesi nel circuito professionistico sono stati complicati, tra sconfitte, fatica ad adattarsi e la consapevolezza che il livello fosse profondamente diverso rispetto a quello junior. "Mi sono sempre allenato bene e sapevo che il risultato sarebbe potuto arrivare, ma non pensavo così presto e in modo così importante. Con il mio team ho scelto di investire molto sulla preparazione, in particolare sul cemento, superficie meno abituale rispetto alla terra battuta sulla quale sono cresciuto".

Andrea De Marchi (foto Sposito)

Andrea De Marchi (foto Sposito)

Accanto a lui, una squadra strutturata: Francesco Aldi come supervisore tecnico, Giuseppe Fischetti – entrato stabilmente nel team lo scorso anno insieme a Claudio Messina – e poi il preparatore atletico Diego Frustaci e il mental coach Stefano Massari. Un lavoro a 360 gradi, necessario per affrontare un salto che non è solo tecnico ma anche ambientale. "Nel circuito pro cambia tutto. Non c’è più quell’atmosfera da junior, dove ci si conosceva tutti e si stava insieme anche fuori dal campo. Qui è più serio, più duro, le persone cambiano continuamente. L’ho sentita molto questa differenza".

Eppure proprio a Monastir qualcosa è scattato. Partito dalle qualificazioni, De Marchi ha rischiato di uscire all’ultimo turno, salvando addirittura un match-point in una partita che sembrava indirizzata altrove. "È stato lì che ho capito quanto il livello sia equilibrato, che tutti possono battere tutti". Da quel momento, però, il torneo ha preso un’altra piega. Superato lo scoglio delle quali, ha iniziato a macinare gioco e fiducia, dominando nel tabellone principale – a parte un set perso al primo turno – e ritrovando soprattutto la sua identità.

Andrea De Marchi (foto Serafini)

Andrea De Marchi (foto Serafini)

Perché se c’è una caratteristica che lo ha sempre contraddistinto è la capacità di lottare punto su punto. "Dopo l’infortunio l’avevo un po’ persa. Senza quella, non mi giocavo davvero le partite. Il lavoro mentale è stato determinante: concentrarsi sugli obiettivi di gioco più che sul punteggio, preparare con cura ogni match, riportare al centro la battaglia agonistica prima del risultato. Pensavo al fatto che in quali stavo per perdere. Se ero ancora lì, dovevo giocarmela al massimo". È stata una chiave di svolta.

Dal punto di vista tecnico, il percorso di crescita è altrettanto chiaro. Sul cemento ha dovuto adattarsi: servire meglio, rispondere più vicino alla riga, verticalizzare maggiormente il gioco per togliere tempo all’avversario. "Sto lavorando tanto sul servizio e sul diritto, che nel tennis di oggi sono fondamentali". Un processo che non è ancora completo – la terra resta la superficie preferita – ma che sta producendo miglioramenti evidenti anche nei colpi d’inizio gioco e nella gestione dello scambio.

Andrea De Marchi

Andrea De Marchi

Non ci sono obiettivi numerici fissati nero su bianco per questa stagione, ma la direzione è chiara: giocare il maggior numero possibile di partite, scalare il ranking, alzare il livello. Dopo un’altra settimana a Monastir, il programma prevede ancora cemento prima del ritorno sulla terra, con uno sguardo già rivolto ai tornei italiani, come quelli di Santa Margherita di Pula.

Quanto ai modelli, De Marchi osserva con attenzione il movimento azzurro. Guarda i top player italiani – da Berrettini a Sinner – e ne studia dedizione e professionalità, ma senza perdere di vista il proprio cammino. "Cerco di concentrarmi sul mio percorso e di fare il meglio possibile". La finale tunisina non è un punto d’arrivo, piuttosto un primo segnale concreto. Dopo mesi difficili, il corpo ha ripreso a rispondere e la testa ha ritrovato convinzione. La classifica migliorerà, ma per un ragazzo che ha dovuto imparare a ricostruirsi dopo un infortunio e un passaggio traumatico dagli Under 18 ai pro, la vera vittoria è aver ritrovato la propria voglia di lottare.

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