-
Atp

Darwin Blanch, l'americano che parla cinese e sogna Reggio Calabria

Quattro fratelli - Ulises, Dali, Krystal e Darwin - tutti diventati giocatori di buon livello. Ulises è arrivato addirittura fra i primi 250 al mondo, Dali è ancora nel circuito professionistico (è 318 Atp), Krystal gioca nel campionati dei college americani. Darwin, però, è quello sul quale le aspettative sono diventate presto qualcosa di diverso

01 ottobre 2026

20261001_Darwin_Blanch_1.jpg

Darwin Blanch in azione (Getty Images)

Darwin Blanch è nato il 28 settembre 2007 a Boca Raton, in Florida, ma probabilmente il luogo che lo racconta meglio è un campo da tennis costruito in mezzo alla vegetazione thailandese. Aveva appena una settimana quando la famiglia lasciò gli Stati Uniti per trasferirsi a Sam Roi Yot, circa quattro ore a sud di Bangkok, dove il padre Ernesto aveva accettato un'opportunità di lavoro. Nel giardino di casa fece costruire un campo. Intorno, praticamente soltanto alberi. È lì che Darwin, il più piccolo di quattro fratelli, ha cominciato a giocare.

"Avevamo la casa - spiega il Next Gen americano al sito Atp - e dietro un campo da tennis. Letteralmente il campo e la giungla intorno". Ernesto assunse un allenatore argentino e organizzò i turni per i quattro figli. Ulises, Dali, Krystal e Darwin: tutti sarebbero diventati giocatori di buon livello. Ulises è arrivato addirittura fra i primi 250 al mondo, Dali è ancora nel circuito professionistico (è 318 Atp), Krystal gioca nel campionati dei college americani. Darwin, però, è quello sul quale le aspettative sono diventate presto qualcosa di diverso, di più importante rispetto al resto dei fratelli, per quanto talentuosi fossero.

Anche perché la sua formazione non ha praticamente confini. Thailandia fino agli otto anni, poi Argentina, Stati Uniti e Spagna. Si è allenato alla base USTA di Orlando e alla Juan Carlos Ferrero Academy di Villena, dove ha scambiato anche con Carlos Alcaraz. Parla inglese, spagnolo e cinese, mentre il thailandese imparato da bambino è andato quasi completamente perduto. In campo, però, gli capita di parlare soprattutto spagnolo, anche perché i suoi allenatori Mariano Monachesi e Juan Ignacio Chela sono argentini.

È un americano atipico anche per questo. Non soltanto per il passaporto e per il percorso multiculturale, ma per il modo in cui sembra affrontare la vita da professionista. A 19 anni appena compiuti ha già vissuto in quattro Paesi e considera quasi naturale ciò che per molti giovani giocatori rappresenta la parte più complicata del mestiere: viaggiare continuamente, cambiare cultura, cibo, abitudini.

Darwin Blanch

Darwin Blanch

"Ho visto tante cose diverse e credo che questo mi abbia aiutato molto. Ci sono persone che non vogliono andare in certi posti, mentre io ho vissuto in ambienti molto diversi e non ho problemi a viaggiare o a mangiare qualsiasi tipo di cibo", ha spiegato. Una qualità che non si misura con il radar del servizio, ma che in una carriera internazionale può valere parecchio.

In campo, invece, Blanch si riconosce immediatamente. Mancino, 193 centimetri secondo l'ATP, gioco costruito su servizio e accelerazioni pesanti da fondo. Non è il prototipo del teen-ager che deve ancora aspettare che il fisico raggiunga il tennis: il fisico è già una delle sue armi. Nel 2023, ancora quindicenne, raggiunse le semifinali junior sia al Roland Garros sia a Wimbledon e arrivò fino al numero 4 mondiale Under 18. Nel febbraio 2025 vinse a Villena il primo titolo professionistico, battendo Oliver Crawford in finale proprio nell'accademia che era diventata una delle sue basi di lavoro.

Il 2026, però, è stato il primo anno nel quale la promessa ha cominciato a diventare giocatore vero. A marzo, al Challenger 175 di Phoenix, ha battuto il numero 52 del mondo Terence Atmane 6-4 6-4, allora il successo più importante della sua carriera per il ranking dell'avversario. Pochi giorni dopo, a Miami, è arrivata anche la prima vittoria in un Masters 1000: tre set contro Jan-Lennard Struff. Era stato allora uno dei cinque Under 20 capaci di vincere una partita nel torneo della Florida insieme a Jodar, Fonseca, Landaluce e Kouame. Il gruppo che oggi forma buona parte del cuore della Race Next Gen verso Reggio Calabria.

Darwin Blanch e Rafael Nadal a Madrid

Darwin Blanch e Rafael Nadal a Madrid

Sulla terra ha poi aggiunto un'altra esperienza significativa. A Mauthausen ha salvato sei match-point al primo turno contro Jurij Rodionov ed è arrivato in semifinale. Al Roland Garros ha superato due turni di qualificazione, compreso il successo sulla testa di serie numero 15 Tristan Schoolkate, prima di fermarsi contro Luka Pavlovic a un passo dal main draw. Quella corsa gli ha permesso di continuare a scalare la classifica, fino a entrare stabilmente fra i primi 250.

Poi è arrivata la parte meno semplice della stagione. Blanch ha perso sette partite consecutive al primo turno. Non un inciampo, ma una vera sequenza negativa. Tanto da smettere persino di guardare la Race Next Gen. "Non venivo affatto da buoni risultati. Credo di non aver mai avuto sette sconfitte di fila al primo turno. Inizi a dubitare di te stesso e perdi fiducia". La svolta è arrivata a Tiburon. Al primo turno Blanch ha salvato cinque match-point contro Stefan Kozlov. Avrebbe potuto essere l'ottava eliminazione consecutiva, è diventata invece la prima partita della settimana più importante della sua carriera. Da lì ha eliminato anche Michael Zheng, appena entrato fra i primi 100 e campione in carica del torneo, poi in finale ha rimontato Michael Mmoh. Primo titolo Challenger, un 125, e insieme pure un record: nessun americano così giovane aveva mai vinto un torneo di quel livello dall'introduzione della categoria nel 2019.

La storia di Tiburon racconta anche qualcosa del suo modo di stare nelle partite. Ad aprile aveva salvato sei match-point a Mauthausen, in California altri cinque. Ma soprattutto gli ha insegnato quanto sia sottile ormai il margine al livello Challenger. "Devi essere presente in ogni momento. Se perdi concentrazione e lasci andare qualche game, l'avversario te la fa pagare. Nel circuito minore o da junior potevi ancora rientrare, nei Challenger, e ancora di più nei tornei ATP, spesso quando te ne accorgi è già troppo tardi".

Darwin Blanch è il più giovane di 4 fratelli, tutti tennisti

Darwin Blanch è il più giovane di 4 fratelli, tutti tennisti

Tiburon ha cambiato anche la sua posizione nella corsa alle Next Gen ATP Finals. Con i 125 punti del titolo, Blanch è salito al sesto posto della Race per Reggio Calabria con 308 punti, appena quattro dietro Federico Cinà e tredici dietro Rei Sakamoto. Alle sue spalle Joel Schwaerzler è a 305, Diego Dedura a 292, Moise Kouame a 287 e Jan Kumstat a 283. Fra il quarto e il dodicesimo ci sono appena cinquanta punti: la parte centrale della classifica è talmente compressa che un buon Challenger può spostare tutto.

Per Blanch sarebbe la prima partecipazione. E lui, dopo aver evitato per settimane persino di guardare la graduatoria, non finge più che Reggio Calabria non esista. "Sarebbe un grande traguardo. Cerchi di pensare partita dopo partita, ma è difficile non pensarci perché sai che è lì. È sicuramente un grande obiettivo per noi e qualcosa a cui puntiamo. Se mi qualificherò sarà fantastico, altrimenti continueremo a lavorare e proveremo ancora il prossimo anno".

Forse è proprio questa la fase più interessante della carriera di Darwin Blanch. Non è più soltanto il ragazzo che a 16 anni venne sorteggiato contro Rafael Nadal a Madrid, né semplicemente l'americano mancino cresciuto fra Thailandia, Argentina, Florida e Spagna. È diventato un giocatore da Challenger, ha già battuto avversari da top 100 e comincia a capire quanto costa trasformare il talento in continuità. La strada verso Reggio Calabria passa da qui. Non più dalla curiosità che accompagna una promessa, ma dalla capacità di raccogliere punti quando ogni settimana pesa.

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti