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Da Parigi a Londra: così Zverev è entrato in una nuova dimensione

Il primo Slam vinto a Parigi lo ha liberato dall'ossessione del titolo, ma è stato Wimbledon a certificare la trasformazione di Alexander Zverev. Ha giocato a un livello mai visto prima, dimostrando di aver cambiato approccio: ora entra in campo pensando a quello che può vincere, non più a come evitare di fallire

16 luglio 2026

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Il suo – attesissimo – trionfo al Roland Garros ci aveva lasciato con una domanda: il primo titolo Slam proietterà Alexander Zverev in una nuova dimensione oppure sarà il punto d’arrivo della sua carriera? C’erano motivi sufficienti per credere nella prima ipotesi e altrettanti per propendere per la seconda, ma la risposta data da Wimbledon è apparsa chiarissima. Pur sconfitto da Jannik Sinner in finale, il tedesco ha disputato uno dei suoi migliori tornei di sempre, di gran lunga il migliore all’All England Club, esprimendo un livello di gioco altissimo per due settimane. Dunque sì, forse per lui il meglio deve ancora venire, anche a 29 anni.

Non era un passaggio per nulla scontato, visto anche l’esempio del suo grande amico Dominic Thiem, un altro che ha inseguito a lungo un titolo Slam e dopo averlo vinto (peraltro contro di lui, nel 2020 a New York) si è detto svuotato e senza più motivazioni, finendo per durare ancora molto poco. Sascha, invece, ha già rilanciato e pazienza se non è riuscito a vincere subito un altro Major, entrando nell’infelice club di coloro che hanno perso almeno una finale in tutti i quattro più grandi appuntamenti del mondo, come Ivan Lendl, Roger Federer, Novak Djokovic e Andy Murray.

Sarebbe stato molto sorprendente il contrario, visto che nell’intera Era Open (dal 1968) non è mai capitato che un giocatore abbia vinto il suo secondo titolo Slam nel Major immediatamente successivo a quello che gli ha dato il primo. Ergo, pretendere di più sarebbe stato irrealistico, specie da uno che a Londra non era mai andato oltre gli ottavi.

Da Parigi a Londra: così Zverev è entrato in una nuova dimensione

Sconfitta a parte, per Zverev l’ultimo Wimbledon ha assunto un valore superiore al risultato. Se a Parigi il tedesco ha finalmente vinto uno Slam, è a Londra che ha dimostrato di essere finalmente pronto per arrivare in fondo ovunque. Per due settimane ha giocato con più iniziativa, più fiducia, meno tensione, zero paura. Nemmeno contro Sinner, che l’ha battuto perché è semplicemente più forte, punto e stop. Nella testa di Zverev, Parigi ha fatto scattare il clic: non è più un tennista ossessionato dal primo Major, ma un campione che gioca con la leggerezza di chi quel traguardo lo ha raggiunto.

Per anni, per Sascha, ogni Slam era diventato un esame psicologico. Si parlava meno del suo tennis e molto di più della sua incapacità di conquistare un titolo. Ogni partita importante è stata a lungo caricata di un significato enorme, di un peso sempre maggiore a ogni occasione fallita. Pareva dovesse essere così fino a fine carriera, invece il Roland Garros ha spezzato il circolo vizioso: oggi Zverev non deve più dimostrare di essere degno di uno Slam e adesso può entrare in campo pensando a quello che può vincere, non più a ciò che può perdere o a come evitare di fallire un’altra volta.

È un cambiamento enorme e a Wimbledon si è visto in vari aspetti del suo gioco: diritto più penetrante, piedi vicini alla riga di fondo, maggiore propensione a prendersi il punto a rete, meno esitazioni nei momenti decisivi. Una mezza rivoluzione tecnica, figlia però di una trasformazione mentale: è più sciolto, più maturo, più in grado di capire – come detto da lui stesso nel corso del torneo – che “una partita di tennis è semplicemente una partita di tennis”. Verissimo, se non fosse che per anni è stato proprio lui a trasmettere l’esatto contrario.

Il Roland Garros ha cambiato il curriculum di Zverev, mentre Wimbledon potrebbe aver cambiato la percezione che il circuito – e anche Zverev stesso – ha di Zverev. Magari non vincerà altri Slam, ma di sicuro diventa, già dal prossimo a New York, un candidato molto più serio di quanto lo sia stato in passato. Anche la classifica gli dà ragione, visto che è salito al numero 2. Ci era già arrivato quattro anni fa, ma riuscirci in mezzo a Sinner e Alcaraz, seppur aiutato dalle assenze del secondo, vale di più. In attesa di capire i programmi dello spagnolo, oggi è proprio Zverev il principale avversario di Sinner. E anche se il distacco rimane enorme, in classifica come nei precedenti fra i due o nella sensazione di chi guarda da fuori le loro sfide, Zverev non è mai stato un rivale così credibile.

Da Parigi a Londra: così Zverev è entrato in una nuova dimensione

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