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Chung, la Davis e la forza di tornare a sognare

Nello scorso weekend a Seul, Hyeon ha centrato qualcosa in più di un bel risultato. Ha saputo, con una vittoria nella sfida decisiva di fronte all'Argentina in Davis, riportare il tennis sulle copertine dei media del suo Paese

13 febbraio 2026

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La sua storia è una tra le più peculiari (e tristi) della storia recente del tennis mondiale. Una storia che torna d'attualità oggi, dopo un ruolo da protagonista nel primo turno della Davis 2026. Nel 2017, Hyeon Chung vinceva la prima edizione delle Next Gen Atp Finals, in scena a Milano. Ma dopo aver fatto fuori Andrey Rublev nel match decisivo, non esultò più di tanto: in primis per la sua natura, sudcoreano timido e introverso. Poi perché gli obiettivi erano altri.

Pochi mesi dopo, era in semifinale agli Australian Open 2018, dopo aver fatto fuori Medvedev, Zverev, Djokovic. Giocando più o meno come Nole, ma meglio. Lo fermò il fisico, prima che Roger Federer, e quel risultato sarebbe rimasto il migliore della sua carriera. Bilancio che forse – forse – non potrà più essere aggiornato al rialzo.

Eppure c'è ancora del sogno, dell'ambizione, dentro la testa e il cuore di questo ragazzino ormai alle soglie dei 30 anni (li compie il 19 maggio), con meno vita tennistica di quanta sarebbe stato lecito attendersi. Maltrattato da un fisico fragile, è riapparso di tanto in tanto nel Tour facendo ipotizzare un ritorno che poi a conti fatti non è mai avvenuto.

Continue riprese, continui tentativi, continue cadute. Nello scorso weekend a Seul, tuttavia, Hyeon ha centrato qualcosa in più di un bel risultato. Ha saputo, con una vittoria nella sfida decisiva di fronte all'Argentina in Davis, riportare il tennis sulle copertine dei media del suo Paese. E da quelle parti, quando si vince per la patria, il 'premio popolarità' diventa infinitamente maggiore.

Hyeon Chung vincitore della prima edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano nel 2017

Hyeon Chung vincitore della prima edizione delle Next Gen Atp Finals di Milano nel 2017

Chung dunque è tornato a essere personaggio, è tornato a prendersi quella fetta di popolarità che gli infortuni e le assenze gli avevano tolto. Tecnicamente, non ha fatto (ancora) nulla di eccezionale, perché piegare Marco Trungelliti su un campo rapido è questione – con tutto il rispetto per Trungelliti – che possono permettersi in molti tra i primi 500 Atp.

Ma qui non è questione di tecnica, è questione di fiducia. Per ritornare quel giocatore che era nel 2018 – top 20 con legittime ambizioni da top 10 – a Hyeon è mancata anche la fiducia. Probabilmente adesso è tardi per rimettersi a inseguire quelle quote dove l'aria è così rarefatta, ma allo stesso tempo potrebbe non essere troppo tardi per riappropriarsi di una qualche idea di futuro. Da numero 393 al mondo.

Chung, la Davis e la forza di tornare a sognare

Conviene dunque spolverare la memoria e ricordare chi è stato Chung, al suo meglio. È stato un personaggio capace di muoversi con la rapidità e l'elasticità dei grandi, con un tennis moderno da contrattaccante di razza e con una difesa in certi momenti al limite della fantascienza. Qualcosa che sembrava aver pescato direttamente da un'attenta videoanalisi di Novak Djokovic (altro che servizio di Alcaraz...). Quel Chung, prima della trafila di infortuni, era un giocatore di altissima qualità formatosi alla scuola di Nick Bollettieri, con l'anima timida profondamente coreana ma con un'attitudine più aperta di quanto le sue (poche) parole potessero far credere.

In Italia, per gli italiani, le prime memorie di quel personaggio caratterizzato dai suoi occhialini da vista rimandano alla finale di Wimbledon Juniores 2013, quella vinta da Gianluigi Quinzi. Lui, Hyeon, aveva battuto in precedenza Nick Kyrgios, ma di fronte al marchigiano non riuscì a trovare la quadra per avere la meglio. Cinque anni più tardi, avrebbe messo la freccia. Oggi, mentre Quinzi fa il coach, lui è ancora lì che testardamente ci prova e ci riprova. Consapevole del fatto che il problema non sono gli infortuni e non è nemmeno il ranking. Il punto è sapere che hai dato tutto per confrontarti coi tuoi fantasmi e uscirne migliore di prima.

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