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I pro sbarcano in Pakistan: prima per Borrelli, ultima per Qureshi

Dimenticate le critiche per quello che una parte della stampa di settore ha etichettato frettolosamente come 'il torneo senza giocatori'. La verità è che ad avere torto sono stati gli assenti. Il Challenger di Islamabad vedeva al via una manciata di giocatori di buona qualità, con un italiano e una leggenda del doppio

30 novembre 2025

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Si è concluso il Challenger di Islamabad, Pakistan, con la vittoria del britannico Jay Clarke sul turco Mert Alkaya: numero 200 Atp il primo, numero 473 il secondo. Ma nell'entry list c'erano così pochi giocatori che alla fine i migliori due del seeding hanno ricevuto un bye e sono entrati pure 9 atleti oltre il numero 1000, uno addirittura oltre il numero 2000. Il ragazzo in questione è un 20enne italiano, Leonardo Borrelli, bergamasco di nascita e adesso di base a Milano per gli allenamenti. Quest'estate aveva colto a Store, in Slovenia, il primo punto Atp, mentre da domani sarà intorno al numero 1350 in classifica, con un salto in avanti di oltre 700 posizioni: se non è un record, poco ci manca.

I pro sbarcano in Pakistan: prima per Borrelli, ultima per Qureshi

Merito della sua vittoria al primo turno sull'australiano Lawrence Bataljin, che lo precedeva di circa 600 posti in graduatoria ma che poi sul campo si è rivelato avversario abbordabile: Leonardo lo ha battuto per 7-6 6-1 e ha pure rischiato di arrivare ai quarti di finale, cedendo al ceco Dominik Palan al termine di un'ottima partita, persa dall'azzurro per 7-6 6-4, ma con un tie-break del primo parziale concluso col punteggio di 8-6. Per Borrelli, un salto da 1 a 5 punti Atp, al termine di una trasferta più lunga del solito in termini di volo, ma decisamente vantaggiosa. Qualcosa che può essere un esempio per tanti: osare, a volte, paga.

Il Pakistan non era mai entrato nelle rotte del tennis professionistico, almeno sotto il profilo organizzativo. A colmare la lacuna ci ha pensato un ormai grande ex del circuito, il doppista Aisam-ul-Haq Qureshi, numero 8 del ranking mondiale di specialità nel 2011 e poi organizzatore del Challenger di Islamabad, peraltro da presidente della Federazione pakistana. Un torneo dove il 45enne Qureshi ha dato ufficialmente l'addio al tennis, raggiungendo la finale insieme al connazionale Muzammil Murtaza, con sconfitta di fronte al duo Palan/Yevseyev in due set. Qureshi aveva già mostrato di poter essere un esempio quando – in mezzo a una situazione di forte tensione tra Pakistan e India – aveva deciso di costruire con Rohan Bopanna quel duo divenuto famoso come indo-pak express, con il motto 'stop war, start tennis' a tenere banco sulle magliette. Ora vuole dare ulteriore impulso al tennis pakistano grazie a questo torneo, primo passo riuscito decisamente bene.

I pro sbarcano in Pakistan: prima per Borrelli, ultima per Qureshi

Dimenticate le critiche per quello che una parte della stampa di settore ha etichettato frettolosamente come 'il torneo senza giocatori'. La verità è che ad avere torto sono stati gli assenti. Il Challenger di Islamabad vedeva al via una manciata di giocatori di buona qualità, tra cui lo svedese Elias Ymer (ex 105 Atp), ma soprattutto si è svolto su campi tenuti benissimo, in un complesso di grande qualità, con i giocatori serviti come in un torneo del circuito maggiore e con una comunicazione eccellente, da fare invidia a tanti blasonati eventi occidentali, senza dubbio con più mezzi ma meno idee. E allora come mai, in effetti, ci sono stati pochi iscritti e tante defezioni?

Da una parte, sotto accusa c'è la data, decisamente poco favorevole considerato che da quest'anno le liste per l'ammissione agli Australian Open hanno chiuso il 17 novembre, tagliando fuori dai giochi tutti i Challenger di fine stagione. Dall'altra parte c'è sempre una certa resistenza dei giocatori a sperimentare nuovi tornei in località – diciamo così – esotiche e non abituate al grande tennis. Una sorta di pregiudizio negativo che spesso non ha alcuna ragione di esistere. Basta chiedere a chi è andato quest'anno, per capire che chi non c'era ha semplicemente perso una chance. Coloro che sono andati, per esempio Borrelli, hanno colto con un solo successo ciò che magari nei tornei Itf sarebbe arrivato in 3 o 4 mesi di tornei. Non che si cambi una carriera in questo modo, non che si cambi la storia di un Paese attraverso un solo torneo. Ma a volte esserci per un (piacevole) inizio vale più di una presenza in qualsiasi altra parte del pianeta tennis. Qureshi lo ha capito e ha deciso di investire: che il circuito della racchetta abbia trovato un nuovo mondo?

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