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Bublik-Moutet, la partita vera non c’è. Ma forse è stato meglio così fra quei due angioletti…

Dopo le scintille e la quasi rissa di Phoenix, c’era attesa e anche preoccupazione per il re-match di Parigi, ma la superficie veloce ha esaltato la superiorità del russo-kazako. Le polemiche non sono mancate comunque

di | 30 ottobre 2025

La stretta di mano tra Bublik e Moutet (foto Getty Images)

La stretta di mano tra Bublik e Moutet (foto Getty Images)

La bella cosa è che è stata solo una partita di tennis. E che quindi, essendo Aleksandr Bublik più forte, soprattutto sulle superfici veloci, perché più potente di servizio e di colpi da fondo, ha battuto Corentin Moutet in due set, sminuendo la sua arte dai mille effetti. La brutta cosa, per quanti avevano assiepato le tribune del nuovo impianto di Parigi-Defence pronti alla corrida dopo le scintille del precedente di Phoenix e il tanto veleno sprizzato a parole dai due, è che è stata solo una partita di tennis. Con qualche sprazzo vero soprattutto sul finale quando Bublik doveva chiudere il match e Moutet ha tentato il tutto per tutto, sospinto della sua gente, senza però aggiungerci il pathos tanto atteso. E magari un terzo set. L’ace vero il russo kazako l’ha piazzato poi.

Dopo la stretta di mano, freddina, a rete, qualche parola di circostanza, condita magari da qualcos’altro che il microfono in campo non ha captato, e i sorrisetti sardonici del russo-kazako che facevano scintille con lo sguardo arcigno e fisso del francese con l’io più mascherato che mai dietro la barba folta, il Peter Pan del tennis ha scritto il suo messaggio al nemico sulla telecamera in campo: “Sulla via di casa”. Per poi spiegare senza giri di parole - Alleluia! - davanti ai microfoni: “Ovviamente, lui ha parlato troppo prima della partita, sai, ha parlato troppo e io dovevo solo punirlo, non avevo altra scelta. Ha detto che avrebbe fatto di tutto per mandarmi a casa, quindi è bello che viva a Parigi, non è troppo lontano in taxi, sai”.

Un recupero di Alexander Bublik (foto Getty Images)

Un recupero di Alexander Bublik (foto Getty Images)

GRANCASSA
Poi, con mamma-Equipe che assiste amorevolmente i suoi eroi e il pubblico giovanissimo, irrequieto e sciovinista che caratterizza da sempre la seconda grande tappa parigina del tennis mondiale, Moutet ha recitato da mammola davanti ai media: “Oggi ho cercato di concentrarmi su me stesso. Non credo fosse una questione personale. A lui piace prendere in giro i giocatori. Non so cosa vi aspettate da me. Alcuni parlano, altri no. Immagino che lui faccia parte della prima categoria. Ama scontrarsi verbalmente con le persone. Non mi piace questo genere di cose. Quando le cose vanno oltre le parole, so come si comportano le persone e so che tipo di personaggio è, a prescindere da quello che viene mostrato dai media. Quindi non serve a niente parlare dietro il microfono. E’ abbastanza bravo da farlo da solo. Lo lascerò fare a lui”.

Anche se il tennis conosce bene quanto sia pestilenziale in campo con arbitri e avversari, con le sue scene, le proteste, il gioco insolito, fatto di palle tagliate e di contrattacchi al curaro, e la famosa slow motion che ruba il tempo a chiunque addormentandoti come un pifferaio coi serpenti. Morale: spesso risulta più antipatico, borioso e insopportabile che bravo.

BRUTTA SCENA
Purtroppo il Challenger di Phoenix di marzo segnerà per sempre i rapporti fra i due effervescenti provocatori del Tour che hanno varato il servizio da sotto che tanto indispettisce gli avversari, violando in qualche modo l’etichetta non scritta dell’ex noble art.

Nel finale, infatti, Moutet si lamentò con Bublik che si stava preparando a servire: “Non sono pronto”. Alzando la mano. E l’altro rispose secco: “Non me ne frega un ca…”. E, dopo la stretta di mano, tornando verso le panchine, fra i due volarono parole grosse, con l’arbitro a fare da paciere e il naturalizzato kazako che invitò “il ragazzo francese” come si faceva una volta a scuola, “se vuoi, ci vediamo fuori, fra 10 minuti”. 

Un beffardo Alexander Bublik (foto Getty Images)

Un beffardo Alexander Bublik (foto Getty Images)

ANGIOLETTO BUBLIK
Ahilui, anche Bublik non ha una bella fama sul Tour. Magari non riesce a farsi capire compiutamente, come con Popyrin che ha battuto nel primo turno di Parigi, ma a fine match non gli ha stretto la mano. Perché? La spiegazione ha lasciato stupiti molti colleghi: “Beh, proprio perché se una persona non si scusa per due net vincenti ma esulta come se avesse vinto qualcosa… Non ci vedo nulla di male nella mia reazione. Penso che chiunque, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso se fosse successo a parti invertite. Può esultare, certo — ma poi può anche scusarsi. Non sono il tipo che fa una tragedia per queste cose, però di solito ci si scusa. Esiste un codice, una certa forma di galateo. Se qualcuno non lo rispetta, perché dovrei essere io a seguire un galateo diverso?”.

Appuntamento alla prossima rissa, speriamo solo verbale.

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