Nel gennaio del 1998 a Melbourne, Serena e Venus Williams ebbero l'idea di lanciare la sfida a un giocatore intorno al numero 200 Atp. Raccolse l'invito Karsten Braasch, tedesco di 30 anni con il vizio del fumo e un tennis atipico. Fu una battaglia dei sessi che in seguito le sorelle hanno cercato di dimenticare
27 dicembre 2025
Uomini e donne contro, in singolare, nel tennis. Da quando – era il settembre 1973 – Bobby Riggs venne battuto da Billie Jean King per tre set a zero, la questione è diventata di moda più o meno regolarmente, salvo poi rientrare nel cassetto dopo aver ribadito ogni volta lo stesso concetto. Mentre ci prepariamo ad assistere all'ennesimo show, quello fornito da due personaggi a loro modo atipici come Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, è il caso di tornare a un evento che all'epoca ebbe decisamente poca visibilità, ma che in seguito è stato ricordato più volte per far capire come questa 'battaglia dei sessi' abbia da offrire soprattutto una cosa: la curiosità verso qualcosa di più o meno inedito al passaggio di ogni nuova generazione.
Siamo nel gennaio del 1998, in pieno Australian Open. Serena Williams ha 16 anni ma è già pronta per il tennis di vertice, anche se a dire il vero il suo primo Slam sarebbe arrivato sul finire dell'anno successivo, a New York. Serena è carica, pronta a tutto, con l'idea di poter fare quasi qualsiasi cosa. Compreso battere un giocatore del circuito Atp. “Possiamo sconfiggere – disse riferendosi anche alla sorella Venus – chiunque stia appena dietro alla posizione numero 200”. Benissimo. Da un botta e risposta durante una conferenza stampa all'organizzazione della vicenda passa poco. E ciò che oggi non si ricorda – o non si vuole ricordare – è che le sorelle all'epoca presero la questione in modo maledettamente serio, convinte delle loro chance. A raccogliere la sfida fu invece uno che il tennis non lo prendeva in modo così professionale.

Che fine hanno fatto/81: Karsten Braasch
Karsten Braasch, tedesco con gli occhiali da vista, classe 1967, aveva 30 anni all'epoca e aveva già dato il meglio di sé, con la posizione numero 38 raggiunta 4 anni prima. In quel momento si trovava a quota 203 e accettò ben volentieri la nuova 'battaglia dei sessi', senza tuttavia privarsi dei suoi vizi, decisamente atipici persino per l'epoca: birre (anche di mattina), sigarette, nessun tipo di preparazione specifica, fosse anche un po' di stretching. Karsten - servizio fuori dagli schemi e tennis fantasioso ma leggero - aveva perso al primo turno del torneo maschile contro lo spagnolo Alberto Berasategui, uno che era stato top 10 ma che fuori dalla terra non valeva quel ranking. Si presentò sul campo 17, davanti a pochi spettatori e a una manciata di giornalisti, con il sorriso sornione di chi sa benissimo di avere in mano le chiavi del confronto.
Pur con un solo servizio a disposizione invece dei canonici due, Braasch vola sul 5-0 contro Serena, prima di cedere un game all'avversaria. Finisce poco dopo, 6-1. Tanti sorrisi da entrambi le parti, come a dire: 'avevamo scherzato'. Per cercare di ritrovare una parvenza di equilibrio arriva Venus, 17 anni, che gioca la seconda parte del match. Finisce 6-2, ovviamente sempre per Braasch. Di nuovo, foto di rito tra risate e clima goliardico. Per un evento di cui poi le sorelle non avrebbero quasi mai più parlato, dribblando ogni discussione in merito.
Il tedesco, dal canto suo, spiegò in poche parole la differenza in campo: “Non ho avuto bisogno di forzare troppo, mentre quando loro spingevano riuscivo comunque a rimandare dei colpi che nel circuito femminile sarebbero stati vincenti. Entrambe colpiscono bene ma si tratta sempre di colpi piatti, quello che a loro dà fastidio sono le rotazioni”.
Ogni tot anni la questione della battaglia dei sessi ritorna di moda e ogni tot anni ci si chiede se finalmente cambierà qualcosa: se ci sarà partita e se ci sarà un senso. Con le aspettative attorno che oggi vengono alimentate da un business ormai considerato necessario. Si dimentica però una cosa: c'è una specialità del tennis nella quale uomini e donne si sfidano almeno quattro volte all'anno, una specialità che entra nei tabelloni ufficiali degli Slam e che propone spettacolo vero, equilibrio e adrenalina. Si chiama doppio misto, e forse – come suggerirebbero due campioni del settore quali Sara Errani e Andrea Vavassori – sarebbe il caso di metterci un po' più di attenzione, valorizzando ciò che esiste invece di cercare equilibri impossibili.