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Classe 2007, Pierluigi da tempo impressiona per il suo tennis brillante: rovescio a una mano, diritto spesso in spinta, un gioco aggressivo supportato da un fisico ideale per il tennis moderno. Ma non basta: adesso per salire serve continuità
21 luglio 2026
Ci sono tappe che restano nella memoria, anche se non si passa (per adesso) dal Centre Court di Wimbledon o dal Centrale di Roma. Pierluigi Basile, la sua prima volta, l'ha festeggiata a Gubbio, 15 mila dollari di montepremi, il gradino iniziale del (lungo) percorso che porta al vertice. In Umbria, il biondo pugliese di base a Foligno ha messo tutti in fila prendendosi il primo trofeo da professionista, qualcosa che era nell'aria da tempo ma poi per un motivo o per l'altro non si era ancora concretizzato. Stavolta, nessun ulteriore rinvio: battendo Daniele Rapagnetta in tre set, 'Pigi' ha finalmente centrato il bottino pieno, con un bel carico di fiducia a corredo.
“Partita complicata – ha spiegato parlando della finale – perché le condizioni erano difficili e l'avversario era fastidioso per uno col mio tennis. Gli scambi duravano tanto, ho avuto anche un po' di paura di vincere nel secondo set. Sono contento ma stanco perché ho ripreso a fine aprile dopo l'infortunio e da lì non mi sono più fermato”. In effetti, il trionfo a Gubbio è stato una specie di maratona: quattro vittorie su cinque sono giunte al set decisivo, con un dispendio di energie importante per un ragazzo che tra febbraio e maggio era stato costretto a uno stop di tre mesi per problemi alla schiena.
Pierluigi Basile (foto Serafini)
Classe 2007, Pierluigi da tempo impressiona per il suo tennis brillante: rovescio a una mano, diritto spesso in spinta, un gioco aggressivo supportato da un fisico ideale per il tennis moderno. Ma non basta. Per emergere, oggi, c'è bisogno di disciplina, quella che Basile sta cercando di costruirsi: “Il mio coach – spiegava 'Pigi' poco tempo fa – mi ripete sempre che bisogna migliorare la persona per migliorare il giocatore. Così adesso mi sveglio presto, mi alleno, studio, e la sera cerco di non fare mai tardi per riposare meglio. Spesso il modo più naturale che ho di gestire le situazioni complicate è di esternare tutto, ma stiamo lavorando molto sull’accettare questi momenti, usando le energie a mio favore per giocare meglio”.
La chiave del successo umbro, in fondo, potrebbe essere proprio questa. E da qui passa anche una crescita che si andrà a poggiare su ambizioni importanti, solo in parte spiegate dal numero 29 al mondo raggiunto nella carriera Juniores. Basile, parlando di questa transizione, non ha mai nascosto le difficoltà, ma adesso vede anche le opportunità di un futuro che sta arrivando. “Mio padre – spiega riguardo alla famiglia – conosce bene lo sport, è stato calciatore mentre ha cominciato a giocare a tennis solo a 25 anni. Non era nemmeno male ma è un buon giocatore di circolo, come mia madre. Appena ho imparato a giocare le palle corte, intorno ai sei anni, non ha avuto più chance di battermi...”.
Pierluigi Basile (foto Serafini)
Spirito competitivo e anima ribelle, l'evoluzione del ragazzo passa non solo e forse non tanto dalla tecnica, quanto dalla tenuta nervosa e dall'accettazione degli errori. Nonché dalla reazione ai momenti chiave di un match. Lo scorso anno, a Wimbledon, ebbe l'occasione di allenare Jannik Sinner, che in una chiacchiera post allenamento gli chiese proprio questo: “Ti piace giocare i punti importanti?”. Fu come aprire gli occhi su un aspetto che bisogna migliorare – tutti devono farlo – ma che pochi hanno davvero il coraggio di guardare in faccia: “Ci sto lavorando – ha detto 'Pigi' – perché so quanto sia fondamentale. Jannik fa sempre la cosa giusta, sa sempre come muoversi. Un po' gli invidio questa dote”.
Ma è una dote che si coltiva, ci si lavora. E dopo il successo di Gubbio – 4 vittorie al terzo, da non dimenticare – forse quella chiacchierata con il numero 1 del mondo gli sarà tornata in mente. Oggi Basile è numero 735 Atp, ma a breve salirà grazie ai 15 punti presi in Umbria. Sono tutti piccoli passaggi di un percorso di cui oggi non si vede la fine. Ciò che già si vede, invece, è la grande carica di energia che il pugliese nato a Martina Franca scatena in ogni colpo. Gli sarà utile, in futuro, a patto di saperla gestire.