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Tra i tornei francesi di Auray e Tarbes, emergono tanti nomi di vincitori che non sono poi riusciti a confermarsi nel circuito Atp. Ma c’è anche chi, come Nadal e Murray, ha poi scritto la storia
06 marzo 2026
La finale raggiunta dal bergamasco Enrico Sesti nell’Open Super 12 di Auray, una delle più importanti manifestazioni Under 12 del calendario di Tennis Europe, ha confermato le importanti qualità e la costante crescita del campione italiano Under 11 in carica, vincitore del tricolore nel settembre scorso a San Salvatore Monferrato. Con questo piazzamento, il giovane azzurro si colloca all’interno di una ristretta cerchia di giocatori che sono riusciti a spingersi all’atto conclusivo del torneo della Bretagna, che alla fine degli anni Novanta è stato conquistato da giocatori dal calibro di Rafael Nadal (1998) e Andy Murray (1999).
In ordine cronologico, l’ultimo “big” ad aver vinto ad Auray è stato Felix Auger-Aliassime, campione nel 2012, mentre il tennis italiano ha gioito per due volte - tra il 2003 e il 2008, esclusivamente in campo maschile - grazie a Marco Speronello e Gianluigi Quinzi. Proprio i due azzurri - il primo arrivato al n.1028 Atp nel 2012 e ora dominatore dei tornei Open, il secondo in grado di far registrare un best ranking al n.142 Atp nel 2019 e attualmente direttore tecnico della GoAcademy di Agno, in Svizzera - rappresentano alcuni dei (tanti) casi di giocatori che non sono poi riusciti a confermarsi nel passaggio al mondo professionistico. La stessa cosa è accaduta al russo Bogdan Bobrov, vincitore di otto titoli Itf ma mai andato oltre il numero 361 Atp, e allo spagnolo Carlos Boluda-Purkiss, ora nelle vesti di coach nel circuito Wta dopo aver chiuso nel 2020 una carriera culminata con il best ranking alla posizione n.254.
Enrico Sesti
La storia del torneo di Auray ci insegna, in sostanza, come i risultati conseguiti non debbano essere per forza di cose considerati come segnali inconfutabili in previsione futura. L’imprevedibilità è uno dei tanti fattori da tenere in considerazione quando si parla di tennis giovanile: basti pensare, ad esempio, che personaggi come Carlos Alcaraz e Dominic Thiem terminarono i propri percorsi agli ottavi di finale, mentre furono addirittura fatali i sedicesimi a David Goffin e Gilles Simon. Una situazione analoga si riscontra al Les Petits As, altro evento di fama mondiale - inserito nel calendario Under 14 - che caratterizza l’avvio della stagione agonistica in Francia.
A Tarbes, dove quest’anno tra i ragazzi si è imposto il giapponese Lyom Hotelier, si può ammirare un albo d’oro ricchissimo di nomi illustri, come Michael Chang (1986), Juan Carlos Ferrero (1994), Richard Gasquet (1999) e Rafael Nadal (2000), oltre agli italiani Samuele Ramazzotti (2013) e Luca Nardi (2017). Analizzando i migliori piazzamenti nel torneo di chi poi è riuscito a dire la sua nel circuito Atp, non passano inosservati i sedicesimi di finale per Stan Wawrinka e Jo-Wilfried Tsonga, così come gli ottavi per Roger Federer e Juan Martin Del Potro, i quarti per Novak Djokovic e le semifinali per Tommy Haas e Tomas Berdych. La partecipazione a eventi come quelli di Auray e Tarbes, quest’ultimo considerato a tutti gli effetti come un Mondiale Under 14, permette alle giovani leve del panorama internazionale di confrontarsi con giocatori di pari livello, per quello che è però soltanto il primo step in un lungo percorso che ha nell’approdo al professionismo il suo obiettivo finale.
Un match del torneo 'Les Petits As' under 14 a Tarbes (foto Tennis Europe)
Le competizioni Under 12 e 14, ancora di più rispetto a quelle Under 16 e 18, sono necessarie principalmente per acquisire le prime esperienze nel circuito, assaporando - come nel caso dei due tornei francesi - per la prima volta l’aria che si respira tra i “grandi”, che già si ritrova nel livello di organizzazione generale e nella cura del dettaglio che è riservata a ogni singolo giocatore, a cui vengono forniti tutti i servizi necessari - dal fisioterapista al servizio d’incordature, ma non solo - per cercare di esprimersi al meglio e senza preoccupazioni di alcun tipo a livello extra campo.
“Il Les Petits As è un torneo importante - disse Rafael Nadal nel 2000, durante la cerimonia di premiazione -, ma vincerlo non ti dà la certezza di diventare un buon giocatore”. Anche Justine Henin, finalista nel singolare femminile nel 1995, in un’intervista più recente ha cercato di smorzare i facili entusiasmi derivanti dai piazzamenti ottenuti nei tornei giovanili: “Tante cose arrivano col tempo, a questi livelli il risultato conta poco. Serve imparare a gestire la pressione di giocare davanti a tanta gente, con le aspettative di coach, sponsor e genitori. Il tennis è un mestiere fatto di sfide”.