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“Ho ricordi bellissimi qui - dice il canadese - non solo per la finale di qualche anno fa. Già da Under avevo vinto la Junior Davis Cup con il Canada, era il 2015. Sembra ieri, invece sono passati più di dieci anni"
25 aprile 2026
Buona la prima a Madrid per Felix Auger-Aliassime, che debutta con una vittoria convincente contro Vilius Gaubas, ritrovando subito sensazioni positive in un torneo che storicamente gli ha spesso sorriso. Torneo nel quale ha incrociato il cammino di Jannik Sinner per due volte: nel 2022 (quando vinse nettamente) e nel 2024, quando in realtà l'incontro non si disputò per il forfait dell'azzurro.
In conferenza stampa, il canadese ha raccontato una prestazione costruita soprattutto attorno al servizio e alla capacità di adattarsi a condizioni sempre particolari come quelle della Caja Magica. “Sono molto, molto soddisfatto - ha esordito Felix - e stavo scherzando con il mio team: oggi avevamo anche il nostro specialista dei dati e gli ho detto che questo deve diventare il nuovo standard, il riferimento per il futuro. Sono davvero contento, perché arrivare qui a Madrid non è mai semplice. L’altitudine cambia tutto, l’aria è più secca, e in settimana ho fatto un po’ fatica a trovare il ritmo. Entrare in campo al primo match e giocare così è davvero incoraggiante”.
Madrid, infatti, rappresenta un caso unico nel calendario, con condizioni che esaltano alcuni aspetti del gioco. E Auger-Aliassime lo sa bene: “Se servi bene, qui diventa tutto più efficace. Il servizio è fondamentale. Poi c’è il diritto: con il top-spin la palla salta ancora di più, mentre se giochi piatto rischi che voli via. Bisogna trovare il giusto equilibrio. Giocatori come Alexander Zverev, che servono benissimo, qui sono sempre pericolosi. Se riesco a usare bene il mio servizio, allora posso mettere pressione anche nei game in risposta e costruire il mio gioco”.
Un tema chiave, però, è anche quello della fiducia. Perché a queste altitudini, ogni esitazione può essere fatale: “Qui più che altrove devi essere convinto al 100%. Su altre superfici magari puoi colpire una palla senza 'finirla' completamente e resta comunque in campo. Qui no: se non completi il colpo, la palla ti scappa via. Oggi mi è successo su un dritto: ho capito subito che avevo tirato indietro il braccio. Con il mio allenatore abbiamo parlato proprio di questo: quando sei ben posizionato devi andare fino in fondo su ogni colpo e poi recuperare subito per quello successivo. È sempre importante, ma qui lo è ancora di più”.
Non è un caso che Madrid sia uno dei tornei in cui Auger-Aliassime si sente più a suo agio, anche per motivi che affondano nel passato: “Ho ricordi bellissimi qui, non solo per la finale di qualche anno fa. Già da Under avevo vinto la Junior Davis Cup con il Canada, era il 2015. Sembra ieri, invece sono passati più di dieci anni. Da allora ho sempre sentito che queste condizioni mi piacciono. Certo, ho avuto anche sconfitte dure da sopportare, ma ogni volta che torno sento che è un torneo dove posso giocare bene e vincere”.
Un rapporto speciale con il torneo che si traduce anche in una maggiore sicurezza nei momenti chiave, ma senza sottovalutare le difficoltà di un circuito sempre più competitivo: “Oggi è tutto molto più duro. Non riesco nemmeno a trovare uno schema preciso sulle sorprese: succedono ovunque, non solo qui. Anche a Miami abbiamo visto sorprese. Il livello è altissimo fin dai primi turni. I giocatori arrivano da tante partite, anche se hanno qualche giorno di riposo è difficile mantenere sempre lo stesso livello. Serve esperienza, serve saper vincere anche quando non giochi al meglio, conoscere il proprio corpo e capire quando spingere e quando gestirsi”.
E proprio questa consapevolezza sembra essere uno degli aspetti più maturi del suo tennis attuale: “Quando vedi altri giocatori perdere magari non li giudichi, perché sai cosa significa. Sai quanto è difficile questo circuito oggi. Per questo sono contento di come ho gestito questo primo match”. Infine, anche un momento più leggero, che racconta però molto della sua concentrazione in campo: “Durante la partita ho steccato una palla che è volata velocissima verso il pubblico. Un ragazzo l’ha presa al volo con una mano… incredibile! Ero concentrato, ma ho visto tutto. Gli faccio i complimenti: sembrava un giocatore di baseball. Devo ritrovarlo, merita un contratto!”.