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Argentina con dieci top-100: la quantità c’è, ora serve la qualità

L’Argentina è tornata ad avere la bellezza di dieci giocatori fra i primi 100 della classifica ATP, guidati da Francisco Cerundolo. Tuttavia, nel gruppetto manca la star, c’è un solo under 25 e all’orizzonte non si vedono grandi ricambi. Ma l’Italia può insegnare: la quantità è il primo passo per costruire la qualità

19 agosto 2026

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Francisco Cerundolo, miglior giocatore argentino: è numero 25 ATP

Nell’ultimo ranking pubblicato dall’ATP sono tre le nazioni col numero di top-100 in doppia cifra. Non sorprende la leadership (con 14) degli Stati Uniti, unico paese insieme all’Italia a vantare due top-10, e nemmeno il secondo posto della Francia, che di top-100 ne ha tredici ma al momento è senza giocatori fra i primi 20. Colpisce di più il terzo posto dell’Argentina, nazione dalla grandissima tradizione, che però nelle scorse stagioni ha attraversato momenti decisamente meno floridi in termini di quantità.

Oggi, l’albiceleste può vantare ben dieci giocatori nell’ élite della racchetta, guidati naturalmente da Francisco Cerundolo, ormai da tempo leader del movimento tennistico del suo paese, nonché dell’intera America Latina. Oggi numero 25, ma già top-20, il 28enne di Buenos Aires ha già collezionato una manciata di titoli ATP e mostrato di poter essere molto competitivo su tutte le superfici, tanto da spingere molti (come il nostro Lorenzo Sonego, per citarne uno) a inserirlo nell’elenco di quei giocatori destinati prima o poi a ottenere almeno un grandissimo risultato. Il tennis ce l’ha, ma nel pacchetto manca qualcosa e i limiti sono da cercare più a livello mentale che tecnico.

Un problema, quello dell’assenza di alcuni dei tasselli del puzzle necessario per compiere il definitivo salto fra i big, che pare condiviso da Cerundolo con la gran parte dei connazionali. Sono tutti ottimi giocatori, tanto che anche altri due (Tomas Martin Etcheverry e Mariano Navone) sono riusciti a vincere un titolo ATP nel corso dell’anno, ma al momento nessuno sembra davvero attrezzato per inserirsi, oggi o domani, nella lotta per i successi che contano di più. Anche perché l’età media del gruppetto è già piuttosto elevata, di 26 anni e mezzo, col solo nipote d’arte Roman Andres Burruchaga come under 25.

Ranking e dintorni: USA al vertice, Italia sempre al top

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Il discorso vale per Etcheverry e Navone, per quel Thiago Tirante che sta brillando a Cincinnati (dove ha fatto fuori Novak Djokovic) e per l’altro Cerundolo, il mancino Juan Manuel. Vale per Sebastian Baez e Burruchaga, per Camilo Ugo Carabelli, Facundo Diaz Acosta e il veterano Marco Trungelliti, capace di conquistare la top-100 quest’anno dopo una rincorsa lunga una vita. In termini di quantità, oggi l’Argentina è tornata al top e non si discute. Ma in termini di qualità ai più alti livelli c’è ancora da lavorare.

La notizia non troppo felice è che, a 17 anni dall’ultimo titolo Slam di un giocatore argentino (Juan Martin Del Potro allo Us Open), all’orizzonte non sembrano esserci particolari fenomeni. Lo dicono le classifiche: quella del circuito juniores, con un solo argentino nei primi 100 (Dante Pagani, al numero 20), e soprattutto quella ATP. Fra i primi 1.000 della classifica ci sono già oltre 60 teenager, ma nessuno accanto al cognome ha la bandiera albiceleste. E alzando l’età non è che vada tanto meglio: l’Argentina ha solamente due under 23 nei primi 300 del ranking: Lautaro Midon (numero 193) e Juan Manuel La Serna (288).

Vanno considerate le difficoltà extra che i sudamericani devono affrontare per emergere rispetto agli europei, per questioni logistiche (mesi e mesi senza fare mai ritorno a casa) e anche economiche, data la costante crisi monetaria del paese. Eppure, di argentini ad alti livelli ce ne sono quasi sempre stati, con ben otto top-10 solo nel nuovo millennio: da Coria a Schwartzman, passando per Gaudio, Canas, Puerta, Nalbandian, Monaco e Del Potro. A naso, per trovare il nono servirà ancora del tempo, forse proprio una nuova generazione di giocatori. Ma l’aver ritrovato la quantità può diventare il primo step per poi dedicarsi a formare la qualità. L’esempio dell’Italia può essere d’aiuto: anche il nostro movimento ha costruito prima i numeri, e poi dai numeri è riuscito a produrre il suo primo numero uno del mondo e altri quattro top-10 solo dal 2019 in avanti.

Thiago Tirante, protagonista a Cincinnati: ha eliminato Novak Djokovic (Getty)

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