-
Atp

Lo studente Jodar nei 100, un Rafa che ama il cemento

Come molti coetanei, l'iberico aveva deciso di intraprendere una strada alternativa rispetto al classico percorso spagnolo, scegliendo il tennis universitario negli Stati Uniti. L’esperienza alla University of Virginia si è rivelata determinante sotto molti aspetti, ma oggi è già parte del passato

31 marzo 2026

20260331_Rafael_Jodar_2.jpg

Nel tennis esistono tante strade, per arrivare in alto. Ma nei vari percorsi di crescita, la parabola di Rafael Jodar rappresenta una ulteriore interessante deviazione. Il giovane spagnolo - classe 2006, 20 anni da compiere a settembre - ha costruito in poco tempo una scalata che pochi avrebbero immaginato, passando dalle retrovie a un posto tra i primi cento con una rapidità che ha attirato l’attenzione.

Non si tratta soltanto di numeri, ma di un percorso che racconta molto della sua personalità e della sua capacità di adattarsi a contesti diversi, trasformando ogni esperienza in un’occasione di crescita. E, attenzione attenzione, non passando dalla terra, bensì (soprattutto) dal cemento e dai campi rapidi. Qualcosa che per il tennis iberico è una sorta di eresia.

Rafa, come molti coetanei di altri Paesi, aveva deciso di intraprendere una strada alternativa rispetto al classico percorso spagnolo, scegliendo il tennis universitario negli Stati Uniti. L’esperienza alla University of Virginia si è rivelata determinante sotto molti aspetti: lì ha avuto modo di confrontarsi con un ambiente competitivo, strutturato e allo stesso tempo formativo, dove la pressione della competizione si intreccia con la crescita personale.

Non è un caso che chi lo ha seguito in quella fase abbia sottolineato soprattutto la sua maturità. Più che il talento puro, già evidente, colpiva la capacità di stare in campo con lucidità e spirito competitivo. Il suo allenatore ai tempi del college, Andres Pedroso, lo aveva descritto così: “Era un giocatore completo, ma soprattutto un competitivo maturo, un vincente”.

Lo studente Jodar nei 100, un Rafa che ama il cemento

Quella solidità mentale è diventata una delle basi della sua crescita. Jodar stesso, ripensando a quel periodo, si è espresso così: “Il college mi ha aiutato tantissimo, non solo come giocatore ma anche come persona. Mi ha insegnato a competere ogni giorno”. La decisione di lasciare il college e dedicarsi completamente al circuito professionistico, maturata alla fine del 2025, è stata un passaggio chiave. Una scelta attesa (in Spagna era cosa nota da tempo) ma non scontata, che ha evidenziato una grande consapevolezza nei propri mezzi. “Sentivo che era il momento giusto per provarci”.

Già nei mesi precedenti, Jodar - oggi allenato dal padre, che si chiama come lui - aveva iniziato a lanciare segnali importanti. Il 2025 è stato l’anno della svolta: tre titoli Challenger (tutti sul cemento, altra anomalia), un salto enorme nel ranking e soprattutto la sensazione di poter competere con continuità a un livello sempre più alto. Una crescita progressiva, costruita torneo dopo torneo, partita dopo partita. “All’inizio volevo solo vedere a che livello ero, poi ho capito che potevo vincere tanto, più del previsto, anche tra i pro”. In quel periodo si è vista chiaramente la sua capacità di adattamento. Il passaggio dal circuito universitario a quello Itf e poi Atp è decisamente complesso: cambiano i ritmi, cambia soprattutto la qualità media degli avversari. Jodar invece ha assorbito il cambiamento con naturalezza, riuscendo a mantenere solidità e intensità anche contro giocatori più esperti. La fiducia accumulata grazie ai risultati nei Challenger ha fatto il resto, permettendogli di affrontare le prime esperienze nel circuito ATP con un atteggiamento già maturo.

Lo studente Jodar nei 100, un Rafa che ama il cemento

L’inizio del 2026 ha rappresentato la naturale prosecuzione di questo percorso, unito alla partecipazione alle Next Gen Finals del dicembre 2025. Agli Australian Open, in particolare, sono giunte nuove certezze: partito dalle qualificazioni, è riuscito a guadagnarsi un posto nel tabellone principale e a conquistare anche la sua prima vittoria in uno Slam. “Giocare uno Slam era un sogno, vincere la prima partita è stato qualcosa di speciale”.

Da quel momento, Jodar ha continuato ad accumulare esperienze e risultati, trovando spazio anche nei tornei ATP e mettendosi in evidenza in contesti sempre più competitivi. Uno dei momenti più significativi è arrivato proprio a Miami: partendo ancora una volta dalle qualificazioni, è volato al terzo turno grazie ai successi su Hanfmann e Vukic, prima di lottare anche con Etcheverry. “Ogni partita a questi livelli è una lezione, sto imparando tantissimo”. Da buon studente qual era. L’ingresso tra i primi cento del mondo, oggi è 89, più 20 rispetto al ranking pre-Miami, rappresenta un traguardo importante ma allo stesso tempo un punto di partenza. Per molti giocatori è una meta, per Jodar sembra essere solo una tappa intermedia. “Entrare in Top 100 è incredibile, ma non voglio certo fermarmi qui”.

A colpire, oltre ai risultati, è soprattutto la solidità mentale. Jodar è un giocatore che dimostra ben più della sua età, che sembra avere chiaro cosa fare nei momenti importanti. Questa attitudine è probabilmente il frutto del suo percorso atipico, che lo ha portato a confrontarsi con contesti diversi e a sviluppare una resilienza non comune. Anche chi lo conosce bene insiste su questo aspetto: la sua forza è la testa, non si perde mai. E tecnicamente, come gioca il nuovo Rafa? Il suo tennis si distingue per completezza ed equilibrio. Non è un giocatore monocorde, ma uno capace di adattarsi alle situazioni, di costruire il punto con pazienza e allo stesso tempo di accelerare quando si presenta l’occasione. “Cerco di essere solido e aggressivo quando serve”, ha spiegato lui stesso, sintetizzando una filosofia di gioco che gli ha permesso di ottenere risultati su superfici diverse e di affrontare tipologie di avversari differenti senza particolari difficoltà.

Lo studente Jodar nei 100, un Rafa che ama il cemento

Inserito nel contesto del tennis spagnolo, Jodar rappresenta uno dei volti più interessanti della nuova generazione. Forse una sorta di spalla per Carlos Alcaraz, in vista dei prossimi anni. Cresciuto a Madrid, si è sviluppato in un ambiente che continua a produrre talenti (anche se l'approdo al vertice di recente è stato complicato per molti di loro), ma la sua storia si distingue dalle altre proprio per le scelte fatte lungo il percorso. In un sistema che ha spesso privilegiato una crescita lineare e la terra battuta, lui ha seguito una strada diversa. Non è un caso che i risultati migliori siano giunti sul duro. “Non è stata la strada più comune, ma per me è stata quella giusta”.

Il suo nome si affianca oggi a quello di altri giovani spagnoli che stanno cercando di farsi largo nel circuito maggiore, da Landaluce in giù, in una fase di transizione per il movimento iberico. La nuova ondata è chiamata a raccogliere un’eredità pesante, di ieri e di oggi, ma Jodar sembra avere le qualità giuste per ritagliarsi un ruolo importante, senza la necessità di bruciare le tappe. Dal college ai Challenger, fino ai tornei ATP e agli Slam, ogni esperienza è stata assimilata e utilizzata come base per il passo successivo. È questa continuità, più ancora dei singoli exploit, a rendere credibile la sua ascesa. Per arrivare dove, lo scopriremo, forse prima del previsto.

"I migliori giocatori del mondo - spiegava l'ex coach Pedroso - accettano ciò che sono, accettano il loro stile di gioco, accettano i loro punti di forza e le loro debolezze, accettano tutte le situazioni che si verificano durante una partita. Quando riesci davvero ad accettare ciò che accade e ciò che sei, allora sei in grado di essere completamente presente per il punto successivo nel miglior modo possibile". Lo spunto? La sconfitta di Alcaraz contro Sinner in finale a Wimbledon. Da qui, Carlos ha costruito poi i suoi trionfi successivi. Da qui, dall'accettazione, Jodar ha imparato tanto su se stesso.

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti