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Eventi internazionali

Bye bye 2021, settembre: a New York Matteo ci prova, Medvedev vince, Djokovic piange

Sono 10 gli azzurri in gara: prima partecipazione e subito ottavi per Sinner: nei quarti Berrettini mette paura a Nole per un set. Lo spagnolo Alcaraz diventa il più giovane nei quarti: Van De Zandschulp “solo” il terzo qualificato nella storia ad approdare tra i migliori otto. Auger-Aliassime porta per la prima volta il Canada in semifinale ma a giocarsi il trofeo degli Us Open (primo Slam per il russo, Grand Slam per il serbo) sono proprio Daniil e Novak, i primi due del ranking. Hurkacz fa tris a Metz: per Kwon “prima volta” a Nur-Sultan. Supremazia Europa in Laver Cup

di | 28 dicembre 2021

Jannik Sinner colpisce di rovescio (foto Getty Images)

Jannik Sinner colpisce di rovescio (foto Getty Images)

E’ una pattuglia tricolore quella presente agli Us Open 2021 (57.500.000 di montepremi, nuovo record), quarto e ultimo Slam sui campi in cemento di Flushing Meadows, a New York: sono infatti 10 gli azzurri in gara nel tabellone maschile (tutti sorteggiati nella parte alta).

Poca gloria per Cecchinato, n.81 del ranking, che alla sesta presenza nel tabellone principale non riesce ancora a superare un turno: stavolta a batterlo è lo statunitense Svajda, 18enne californiano, n.716 ATP, in tabellone grazie ad una wild card. Subito fuori anche Mager, Caruso e Travaglia: il 26enne sanremese, n.71 ATP, cede all’australiano Thompson, n.59 ATP, impegnato nella difesa degli ottavi del 2020; il 28enne di Avola, n.113 ATP, lascia via libera al giapponese Nishikori, n.56 ATP, finalista a New York nel 2014 ed ancora semifinalista nel 2016 e 2018; il 29enne di Ascoli si arrende al francese Moutet, n.87 ATP.

Eliminato a sorpresa pure Sonego: il 26enne torinese, n.23 del ranking e 20esima testa di serie, esce sconfitto 67(8) 75 76(4) 76(1) al termine di una battaglia di oltre quattro ore con il tedesco Otte, n.144 ATP, proveniente dalle qualificazioni, sempre battuto nelle tre sfide precedenti. Sconfitta dolorosa per Fabio Fognini, cui è probabilmente toccato il sorteggio peggiore: il 34enne di Arma di Taggia, n.31 del ranking e 28 del seeding, cede 26 36 61 63 76(4), dopo aver lottato per oltre tre ore e un quarto, al canadese Pospisil, n.58 ATP, spintosi fino agli ottavi nel 2020.

Supera un turno, invece, il più giovane degli azzurri. Per Musetti è l’esordio in tabellone agli US Open dove è stato finalista a livello junior nel 2018: il 19enne Nex Gen di Carrara, n.60 ATP, sconfigge in quattro set lo statunitense Nava, n.385 ATP, in tabellone grazie ad una wild card (battuto in finale agli Australian Open junior del 2019), ma poi cede 76(1) 76(5) 64 ad un altro “yankee”, Reilly Opelka, n.24 del ranking e 22 del seeding, che tira la bellezza di 31 ace!

La delusione di Andreas Seppi (foto Getty Images)

Sfiora di nuovo il quarto turno “Marathon man” Seppi, al 65esimo Slam consecutivo (il 66esimo complessivo), che non riesce a migliorare il suo record a New York (diciottesima partecipazione) fermandosi per la quarta volta al terzo turno (come nel 2008, 2013 e 2015). 

Il 37enne di Caldaro, numero 89 ATP, dopo aver superato in cinque set l’ungherese Fucsovics, n.41 ATP, annullando ben cinque match-point nel tie-break decisivo, ed aver eliminato il polacco Hurkacz, n.13 del ranking e 10 del seeding, lascia via libera (63 64 26 75 lo score) al tedesco Otte, n.144 del ranking, promosso dalle qualificazioni e per la prima volta in gara nel main draw degli Us Open, già “giustiziere” di Sonego al primo turno.

Finisce negli ottavi - i primi per lui in carriera a New York, i terzi in un Major dopo quelli al Roland Garros 2020 e 2021 - invece la corsa di Sinner. Pur senza giocare il suo miglior tennis il 20enne di Sesto Pusteria, n.16 ATP e 13esimo favorito del seeding, esordiente assoluto agli Us Open, batte la wild card australiana Purcell, n.191 ATP, la wild card statunitense Svajda, n.716 ATP, e - in cinque set - il francese Monfils, n.20 del ranking e 17 del seeding, semifinalista nel 2016, prima di andare a sbattere contro il tedesco  Alexander “Sascha” Zverev, n.4 del ranking e del seeding, alla settima partecipazione a New York dove ne 2020 ha sfiorato il titolo. Per il 24enne di Amburgo - oro olimpico a Tokyo e vincitore del “1000” di Cincinnati alla vigilia dello Slam newyorkese - è il 15esimo match vinto consecutivamente.

Il movimento di chiusura del diritto di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

IL MIGLIORE E’ SEMPRE MATTEO…FINO A NOLE
Nel 2015 in semifinale Roberta Vinci spezzò il sogno Grand Slam di Serena Williams. Stavolta un altro azzurro prova a fare altrettanto ma l’impresa non gli riesce. Nei quarti ci fa sognare per un (fantastico) set Matteo Berrettini, poi Djokovic fa valere la legge del più forte e vola a -2 vittorie dalla leggenda. Sul “Louis Armstrong Stadium” il 25enne romano, n.8 del ranking e sesta testa di serie - alla quarta presenza nel tabellone principale nella Grande Mela dove nel 2019 raggiunse una splendida semifinale, fermato solo da un Nadal lanciato verso la conquista del suo quarto titolo - cede 57 62 62 63 al 34enne di Belgrado, n.1 del mondo, al 51° quarto Slam in carriera e già vincitore tre volte di questo torneo (2011, 2015 e 2018). 

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? I due si sono già affrontati in tre occasioni e si è sempre imposto il serbo. E a parte il facile successo nel round robin delle Nitto ATP Finals del 2019, Nole ha sempre dovuto faticare parecchio, tanto nei quarti al Roland Garros a giugno che in finale a Wimbledon a luglio. Già nel game d’avvio si capisce che sarà battaglia, e lo è finché Matteo ha le energie sufficienti per destabilizzare le geometrie del serbo. Poi è lui ad andare in riserva. 

Un bilancio comunque positivo per Berrettini che senza aver espresso il suo tennis migliore dopo due anni è tornato nei quarti agli Us Open. Un risultato che a dispetto della posizione in classifica e nel seeding dell’azzurro - che grazie ai punti conquistati nello Slam americano sale al n.7, firmando un nuovo best ranking - non era affatto scontato, visto che dopo l’infortunio rimediato in finale a Wimbledon al rientro nel tour aveva giocato due soli match prima degli Us Open, nel “1000” di Cincinnati (dove aveva battuto Ramos Vinolas prima di cedere ad Auger-Aliasime).

Il percorso nel torneo del ragazzone romano allenato da coach Vincenzo Santopadre è tutt’altro che semplice: dopo aver sconfitto i francesi Chardy, n.70 ATP, e Moutet, n.88 ATP, al terzo turno si impone in cinque set sul bielorusso Ivashka, n.53 del ranking, negli ottavi cede un set al qualificato tedesco Otte, n. 144 ATP (“vendicando” Seppi e Sonego).

E firma la quarta presenza tra i migliori otto in uno Slam - la terza consecutiva - dopo Us Open 2019, Roland Garros e Wimbledon 2021 (quello di Berettini è solo il terzo quarto di finale raggiunto da un azzurro a New York dopo Barazzutti nel 1977 - si giocava a Forrest Hills e sulla terra verde - e…Berrettini stesso nel 2019). Poi va a sbattere contro Djokovic: da tutto quello che ha Matteo, ma contro il più forte tennista del mondo semplicemente non basta.

IL “TOILETTE BREAK” FA ANCORA DISCUTERE
Nel primo turno a Flushing Medows Andy Murray, n.112 del ranking, gioca la quinta partita più lunga in carriera. E la perde al quinto set dopo quasi cinque ore di lotta con il numero tre del mondo e del seeding Stefanos Tsitsipas. Il 23enne di Atene chiude 26 76(7) 36 63 64 in 4 ore e 49 minuti, ma lo scozzese dall’anca di metallo può dire di aver finalmente completato il percorso di “Resurfacing”, per citare il titolo del documentario che ricostruisce il suo rientro nel circuito dopo l’operazione di ricostruzione dell’anca.

Andy però è arrabbiato e si vede: protesta per la lunghissima pausa che il greco si prende per andare in bagno alla fine del quarto set. La stretta di mano a fine match è gelida: le parole in conferenza stampa piuttosto indicative.

Sul momento Stefanos non risponde ma provocato dai giornalisti dopo il successo sul francese Mannarino, n.55 ATP, sbotta: “Non ho infranto nessuna regola, non capisco dove sia il problema”, dice tirando in ballo la finale Murray-Djokovic del 2012. Solo che nell’occasione lo scozzese era rimasto lontano dal campo meno di tre minuti: il greco più del doppio….

Un acrobatico smash di Stefanos Tsitsipas (foto Getty Images)

La gioia di Carlos Alcaraz, quasi incredulo, con le mani nei capelli (foto Getty Images)

ALCARAZ CRESCE IN FRETTA
Contro Carlos, però, non basta nemmeno il “toilette break”. Il 18enne spagnolo elimina Tsitsipas al tie-break del quinto set, dopo oltre 4 ore di tennis avvincente: “Un sogno che si realizza, senza la spinta del pubblico non ci sarei riuscito”, dice.

Alcaraz è il più giovane nell’Era Open a raggiungere i quarti a Flushing Meadows: il Next Gen di El Palmar (Murcia), mette in riga il britannico Norrie, n.29 ATP e 26 del seeding, il francese Rinderknech, n.83 ATP, Tsitsipas ma anche il qualificato tedesco Gojowczyk, n.141 ATP (altri cinque set), prima di ritirarsi contro il canadese Auger-Aliassime, n.15 del ranking e 12 del seeding, stremato e infortunato dopo un set e mezzo. E’ già (un) grande.

BOTIC, CHI ERA COSTUI?
Prima dello US Open l’olandese Botic Van De Zandschulp ha giocato in tredici nazioni diverse: all’elenco se ne possono aggiungere altre, se si guarda al resto della sua carriera. Eppure non ha mai disputato un torneo negli Stati Uniti e New York l’ha vista solo nei film. Il 25enne di Wageningen supera le qualificazioni rimontando sempre un set di svantaggio: all’esordio nel main draw ne rimonta due allo spagnolo Taberner (n.105 ATP) poi elimina il norvegese Ruud, n.11 del ranking e 8 del seeding, e l’argentino Bagnis (n.80 ATP) sempre dopo aver perso il primo set. 

A 25 anni, da n.117 del mondo raggiuge per la prima volta gli ottavi di uno Slam ma non gli basta: rischia di farsi rimontare dall’argentino Schwartzman, n.14 del ranking e 11 del seeding (63 64 57 57 61 lo score), ma resiste e diventa il terzo qualificato nella storia a raggiungere i quarti agli US Open (prima di lui ci erano riusciti il francese Nicolas Escude, nel 1999, ed il lussemburghese Gilles Muller, nel 2008).

IL CANADA E’…FELIX
A 21 anni Auger-Aliassime festeggia la prima semifinale Slam grrazie al ritiro di Alcaraz (sul 63 3-1) e diventa il primo canadese a spingersi così avanti agli US Open nell'intera storia del torneo (1881). E’ anche il più giovane ad approdare al penultimo atto dai tempi dell’argentino Del Potro.

“E’ un grande risultato, è stato un torneo fantastico per me - dice -, anche se è strano finire il match così". Alcaraz infatti chiede l’intervento del fisioterapista sul 2-1 nel secondo set, i due parlano a lungo senza che scatti il “medical time out”: poi dopo un game il ritiro per un infortunio all’adduttore della gamba destra (“Non avevo scelta. Non potevo continuare a giocare – spiega lo spagnolo -. E’ dura finire un torneo così, ma la salute viene prima di tutto”). E Felix già pensa a Medvedev, che l’ha sconfitto 76 al terzo al secondo turno a Toronto tre anni fa.

Il rovescio di Botic Van de Zandschulp (foto Getty Images)

Alexander "Sascha" Zverev (foto Getty Images)

“SASCHA“ CI RIPROVA
Battendo il sudafricano Lloyd Harris, n.46 ATP e una delle rivelazioni del torneo (mai così avanti in un Major il 24enne di Città del Capo), Alexander Zverev, n.4 del ranking e del seeding, infila la sedicesima vittoria di fila e torna in semifinale agli US Open. Prosegue dunque il mood positivo del 24enne di Amburgo che dopo la sconfitta contro Auger-Aliassime negli ottavi a Wimbledon ha conquistato l’oro ai Giochi di Tokyo e trionfato al Masters 1000 di Cincinnati.

Sei settimane dopo aver tolto a Djokovic la possibilità di conquistare il Golden Slam, “Sasha” prova a fermare anche la sua corsa verso il Grand Slam ma Nole non è della stessa idea: il tedesco trascina il numero uno del mondo al quinto set ma perde 46 62 64 46 62, interrompendo la sua striscia vincente.

FEELING NEWYORKESE
Per il terzo anno di fila Medvedev, n.2 del ranking e del seeding, approda al penultimo atto a New York dove è stato finalista nel 2019 (fermato in cinque set da Nadal) ed ancora semifinalista lo scorso anno (battuto in tre set da Thiem. Anche se superare nei quarti la rivelazione olandese Van de Zandschulp non è certo una passeggiata per Daniil, costretto a cedere il primo set del torneo. Il russo ha fatto finalmente pace con sé stesso ed ha imparato che risparmiare energie mentali (leggi: trovare qualcuno con cui prendersela quando le cose vanno male), non soltanto fisiche, è fondamentale in un torneo lungo ed impegnativo come un Major.

Ha un tabellone tutto sommato abbastanza comodo il 25enne moscovita e, soprattutto, è terribilmente centrato e concentrato: a farne le spese in semifinale è il canadese Auger-Aliassime che si arrende 64 75 62. E così il titolo se lo giocano i due tennisti più forti nel ranking

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Le lacrime di Novak Djokovic (foto Getty Images)

MISSIONE GRAND SLAM
Il numero uno del mondo sembra un giocatore in missione: eguaglia le 31 finali Slam di Federer. Ma per raggiungere il ventunesimo Major complessivo, uno in più di Roger e Rafa con i quali condivide il record, e completare il Grand Slam, impresa riuscita nella storia nel singolare maschile solo a Don Budge (1938) e Rod Laver (1962 e 1969) gli manca ancora una vittoria.

Deve battere Daniil Medvedev, numero 2 del mondo, che ha sconfitto già nella finale in Australia a febbraio (5-3 in favore del serbo il bilancio degli scontri diretti). "Tratterò questo match come se fosse l’ultimo della carriera", dice Nole. E forse non è solo scaramanzia.

Stan Smith consegna il trofeo degli Us Open 2021 a Daniil Medvedev (foto Getty Images)

I SORRISI DI DANIIL, LE LACRIME DI NOLE
strong>Quel doppio fallo commesso sul match-point è l’istantanea di un sogno che sfuma. E Nole non può fare altro che sciogliersi in lacrime. Medvedev toglie a Djokovic il sogno di completare il Grand Slam. Proprio a Flushing Meadows nel 2019 il russo aveva giocato la sua prima finale Major: in quell’occasione aveva i primi due set ma era riuscito a portare al quinto Nadal iniziando pure il quinto set con un break di vantaggio. Ma non era bastato. Stavolta contro il 34enne di Belgrado proiettato verso la leggenda va in maniera molto diversa: un 64 64 64 - che avrebbe potuto essere anche più severo - a dimostrazione di una supremazia netta contro il serbo che forse per la prima volta in carriera ha tutto il pubblico schierato dalla sua parte.

Il russo gioca la finale come in un video-game e dopo aver conquistato l’ultimo punto esulta in maniera alquanto curiosa. Tanto da necessitare di una spiegazione. Ed alla fine del suo discorso di premiazione il 25enne moscovita ci prova: “Cosa ho fatto dopo il match point? Solo le leggende capiranno: L2 e sinistra”, dice…. La capiscono in pochi, ma le indicazioni su Twitter non mancano. Il riferimento è al comando con cui si mette in scena l’esultanza che potremmo definire “del pesce morto” a FIFA dopo un gol. Anche l’accenno alle leggende riguarda il videogioco: Leggenda è infatti il livello di difficoltà più elevato previsto. Con quei tasti il giocatore si limita a gettarsi a terra, in un dantesco “come corpo morto cade”: esattamente quello che fa Medvedev mentre il giudice di sedia Damien Dumusois pronuncia il fatidico “game, set and match”. Il più bello mai sentito da Daniil.

FOGNINI DIVORZIA DA MANCINI
Fabio Fognini ringrazia su Instagram Alberto Mancini per il lavoro fatto insieme negli ultimi mesi. E rende noto che il sodalizio con il tecnico argentino, ex n.8 del mondo e vincitore degli Internazionali BNL d’Italia, è terminato con gli Us Open. “Sono stati dieci mesi intensi - scrive il ligure -. Abbiamo iniziato a lavorare nel periodo più complicato della mia vita da tennista. Dovevo ritrovare fiducia e forma fisica dopo la doppia operazione alle caviglie. Grazie Luli per questo pezzetto di strada fatto assieme. Sei un grande coach ma prima ancora un grande uomo!”

Il ligure, attualmente n.31 del mondo, a maggio ha compiuto 34 anni. I suoi migliori risultati in questo 2021 sono la finale con l’Italia in ATP Cup, gli ottavi agli Open d’Australia, i quarti all’ATP Masters 1000 di Monte-Carlo e ancora gli ottavi ai Giochi di Tokyo. Nel frattempo Fabio si prepara a diventare per la terza volta papà: dopo Federico, nato il 17 maggio del 2017 e Farah, nata il 23 dicembre 2019, Flavia è infatti in attesa del terzogenito (o terzogenita?).

RAFA IN RECUPERO
Nadal documenta su Instagram come procede il recupero in vista del 2022. Lo spagnolo, che tornerà in campo solo l’anno prossimo a causa di un problema al piede sinistro aggravatosi negli ultimi mesi, pubblica una sua foto con le stampelle e l’arto fasciato.

“Ciao a tutti… - scrive - ero a Barcellona con il mio team e l’equipe medica per un trattamento al piede che richiede qualche giorno di riposo e qualche settimana fuori dal campo. Sono già tornato a casa e sono in fase di recupero. Grazie a tutti per il supporto!”.

Dopo l’eliminazione al terzo turno a Washington per mano del sudafricano Harris, Nadal aveva deciso di chiudere in anticipo la stagione. Rafa spiega che l’attuale problema è la manifestazione più recente della condizione di cui ha scoperto di soffrire nel 2005, la sindrome di Müller-Weiss, che ha quasi messo a rischio la sua carriera.

Il maiorchino ha una una malformazione allo scafoide del piede sinistro, una condizione degenerativa che affligge una delle piccole ossa nella parte centrale dell’arto, determinanti però per la mobilità. Nadal la contiene con scarpe e solette appositamente realizzate che alterano il punto d’appoggio, ma lo scafoide rimane estremamente vulnerabile.

Rafael Nadal

Hubert Hurkacz con il trofeo vinto a Metz (foto Getty Images)

HURKACZ CALA IL TRIS A METZ
Che non fosse un secondo turno comodo lo si sapeva. Però dopo aver visto l’azzurro assicurarsi un primo set lottatissimo sembrava fatta. Ed invece Lorenzo Sonego esce di scena al secondo turno del “Moselle Open” (ATP 250 - montepremi 419.470 euro) sul veloce indoor di Metz, in Francia. Il 25enne torinese, n.24 del ranking 5 del seeding, dopo essersi sbarazzato all’esordio con una prestazione praticamente perfetta dell’ungherese Fucsovics, n.41 ATP, cede 67(6) 64 64 al danese Holger Vitus Nodskov Rune, 18enne di Gentofte, n.133 del ranking, promosso dalle qualificazioni.

In un torneo che porta in semifinale tre delle prime quattro teste di serie (l’unico a “marcare visita” è l’australiano De Minaur, quarto favorito del seeding) a giocarsi il titolo sono i primi due favoriti della vigilia, il polacco Hubert Hurkacz, n.13 del ranking, che in semifinale supera il qualificato tedesco Gojowczyk (n.101 ATP), e lo spagnolo Pablo Carreno Busta, n.16 del ranking, che ha la meglio sul francese Monfils (n.20 ATP e terza testa di serie). Il trofeo finisce nella bacheca del 24enne di Wroclav che in finale si impone 76(2) 63 sul 30enne di Gijon, centrando il quarto successo in altrettante sfide per il titolo, tre in questo 2021.

NUR-SULTAN: KWON, CHE SORPRESA!
Laslo Djere si conferma “bestia nera" per Lorenzo Musetti. Il Nex Gen toscano si ferma al secondo turno dell’“Astana Open” (ATP 250 - montepremi 480.000 dollari) nato lo scorso anno sul veloce indoor di Nur-Sultan, in Kazakhstan. Il 19enne di Carrara, n.57 ATP (best ranking), dopo aver battuto all’esordio l’australiano Polmans (n.165 ATP), proveniente dalle qualificazioni, lascia via libera al serbo, n.49 ATP e settimo favorito del seeding, che si impone 64 67(3) 64, sperando il Next Gen toscano per la terza volta in altrettante sfide.

Un Musetti da rivedere: dallo splendido ottavo di finale di Parigi contro Djokovic dove, avanti due set a zero, è stato costretto al ritiro a metà del quinto, Lorenzo ha giocato nove partite vincendone solo due (oltre quella del primo turno ad Astana si era imposto contro lo statunitense Nava al primo turno degli Us Open).

Nella seconda finale stagionale tra due giocatori mai arrivati così avanti nel circuito maggiore fa festa il coreano Soonwoo Kwon: il 23enne di Sangiu, n.82 del ranking, supera 76(6) 63 - annullando tre set-point nel tie-break del primo parziale e recuperando un break di svantaggio nella seconda frazione - l’australiano James Duckworth, n.65 ATP.

Primo coreano a conquistare un trofeo ATP dai Hyung-Taik Lee, a segno a Sydney nel 2003, Kwon entra per la prima volta tra i primi sessanta del ranking e diventa il nono giocatore a “rompere il ghiaccio” nel 2021 dopo Evans (Murray River Open-Melbourne), Popyrin (Singapore), J.M. Cerundolo (Cordoba), Karatsev (Dubai), Korda (Parma), Norrie (Los Cabos), Alcaraz (Umago) e Ivashka (Winston-Salem). 

Nur-Sultan: Soonwoo Kwon con il suo primo trofeo ATP

Il Team Europa ancora vincitore in Laver Cup (foto Getty Images)

SUPREMAZIA EUROPA IN LAVER CUP
Sarà anche un’esibizione. Ma due ore e cinquantuno minuti di partita, la più lunga nella storia della Laver Cup, dimostrano che Matteo Berrettini e Felix Auger-Aliassime prendono l’impegno piuttosto sul serio. Come nei quarti a Wimbledon la sfida fra i due grandi amici sul veloce indoor del TD Garden di Boston la porta a casa il numero uno azzurro, che si impone in rimonta 67(3) 75 10-8 dopo aver salvato sette set-point nel primo set e recuperato da 5-7 nel match tie-break decisivo.

Per la quarta volta vince il Team Europa, capitanato da Bjorn Borg, che chiude la sfida già al primo incontro della terza giornata: non era mai successo nelle tre edizioni precedenti (2017, 2018 e 2019: lo scorso anno l’evento non si è disputato per via dello slittamento a fine settembre del Roland Garros a causa della pandemia). Ma Medvedev, Tsitsipas, Zverev, Berrettini e Rublev sono troppo forti per Shapovalov, Auger-Aliassime, Isner, Opelka e Kyrgios.

Nessun top ten, cinque tra i primi 20, nove nei top 30 (includendo due britannici, dopo la Brexit): come può il Resto del Mondo (Team World) non diciamo battere ma almeno impensierire l’Europa del tennis (Team Europe)? E infatti non può. Ancora una volta la Laver Cup - sorta di Ryder Cup del tennis inventata da Federer, stavolta solo spettatore per i postumi dell’intervento al ginocchio - va ai “blu” della squadra capitanata dall’”orso svedese”, addirittura prima del tempo.

Non basta nemmeno la formula, davvero ingegnosa, pensata per impedire che il risultato venga acquisito nelle prime due giornate: i quattro incontri del day 1 valgono infatti un punto ciascuno (dunque massimo 4-0 per la formazione che se li aggiudichi tutti). I quattro match del day 2 assegnano invece due punti ciascuno e quindi il risultato può essere, nella peggiore delle ipotesi, 12-0 dopo due giorni. Siccome però i quattro match del day 3 mettono in palio tre punti ciascuno, anche chi è rimasto a zero ha ancora possibilità di rimonta ed eventuale spareggio.

Invece il “Mondo” subisce ancora e sprofonda nel doppio proprio in apertura di terza giornata, con uno Shapovalov inguardabile che vanifica una buona reazione di Opelka nel secondo set giocando un long tie-break disastroso: Rublev e Zverev chiudono 62 67(4) 10-3, gettando nello sconforto John McEnroe, capitano del Team Mondo.

Per dovere di cronaca il risultato finale è Team Europe-Team World 14-1…. L’appuntamento per il 2022 è a Londra.

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