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Il tennis è più forte di tutto, anche della guerra

L'attuale blocco prolungato e integrale del gioco è un caso quasi unico nella storia. Nemmeno durante le due guerre mondiali, il tennis si è completamente fermato.

di | 17 marzo 2020

Yvon Petra salta la rete al termine della finale di Wimbledon 1946

Yvon Petra salta la rete al termine della finale di Wimbledon 1946

Il tennis è in quarantena almeno fino al 20 aprile. Un blocco prolungato e globale, a tutti i livelli dai grandi tornei ATP e WTA all'ultimo grado dell'attività junior, è un evento quasi unico nella storia del gioco. Il tennis, in fondo, non si è mai fermato del tutto. Nemmeno durante le due guerre mondiali.

Il tennis come speranza: si gioca al Queen's Club di Londra nel 1918

La Grande Guerra (1914-18) scoppia due giorni prima della semifinale di Coppa Davis tra Australia e Germania all'Allegheny County Club di Pittsburgh, Pennsylvania.
Il presidente del club, ha scritto lo storico Digby Baltzell, “temeva l'interruzione dell'incontro. Vennero tagliate le linee telefoniche, i giornalisti furono esclusi dall'impianto. Tony Wilding e Norman Brookes vincono i loro singolari mentre la Germania dichiara guerra alla Russia. Giocata l'ultima palla, viene comunicata la notizia al silenzioso pubblico.
La squadra tedesca cercò velocemente una nave per tornare a casa”. Gli australiani vinceranno 3-2 il Challenge Round a Forest Hills. Secondo Baltzell, è proprio di quell'incontro che Wilding, soldato in Francia durante la guerra, parlava con un commilitone la notte prima di morire.

La Davis si fermerà, come Wimbledon, i campionati francesi e australiani. Ma gli US Championships vanno avanti anche dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti. L'annuario del 1918 della USNLTA racconta una serie di tornei definiti “Patriottici” disputati nel corso del 1917 e di una serie di esibizioni tra Molla Mallory (otto volte vincitrice dei Championships) e Mary Browne.

 

Con la stessa analoga funzione di distrazione, si sono giocate quattro particolari edizioni del Roland Garros durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), di fatto aperte a dilettanti e professionisti, di cui non c'è traccia nell'albo d'oro ufficiale. Nel 1941 e 1942 vinse Bernard Destremau. Gli altri due li ha conquistati Yvon Petra, che nel 1938 fu campione di doppio a Parigi proprio con Destremau: sconfissero in finale Gene Mako e Don Budge, che avrebbe completato il Grande Slam in singolare.
Petra ha vinto nel 1943 e nel 1944, con l'esercito alleato già in marcia su Parigi dalla Normandia. Prigioniero dei nazisti ma salvato da un chirurgo tedesco, nel 1946 Petra avrebbe vinto Wimbledon: ancora oggi è l'ultimo campione francese ai Championships.

In quel periodo non si azzera del tutto nemmeno il circuito riservato ai soli professionisti. Nel 1939 Don Budge è protagonista di due tour negli Usa, contro Ellsworth Vines e Fred Perry, in Europa si giocano il torneo di Wembley su legno indoor, il French Pro al Roland-Garros, l'International Pro Championship of Britain a Southport. La stagione si conclude poi con lo US Pro di ottobre a Los Angeles, che si può considerare il primo grande torneo professionistico sul duro.

L'undici ottobre del 1940 una bomba cade sul Centrale di Wimbledon. Il cratere, coperto ma non ancora riparato in occasione della prima edizione del dopoguerra nel 1946, è un segno: la storia entra dentro le stanze del gioco e le brucia. Ma negli Usa si gioca ancora.

Il cratere lasciato dalla bomba caduta sul Centrale di Wimbledon nel 1940

Qualche torneo per soli “pro” è in calendario nel 1940. Nel '41 un 48enne Bill Tilden affronta in tournée, con risultati non proprio brillanti, Don Budge e Fred Perry. Si disputano anche lo US Pro a Chicago e, in forma ridotta con round robin a quattro giocatori, il Forest Hills Pro sull'erba, in calendario anche nel 1942, in cui si aggiungono al circuito quattro professionisti tra cui Bobby Riggs, futuro avversario di Billie Jean King nella Battaglia dei Sessi.
Nel biennio 1943-44, il circuito di fatto decade, ma un paio di piccoli focolai tengono accesa la stella del tennis: lo US Pro di Fort Knox (1943), luogo decisamente simbolico per la resistenza dello sport di fronte alla guerra, e il North and South Pro a Pinehurst.
Finita la guerra, nell'estate del 1945, si va tutti a Los Angeles per World's Hard Court Pro Championships, il primo vero, grande torneo con tutti i big presenti in tre anni.

È l'inizio della rinascita. Il tennis rifiorisce, e non si fermerà più se non per brevi casi isolati.
Rischia di bloccarsi nel maggio del 1968, nel pieno delle proteste degli studenti a Parigi. Gli organizzatori prendono in considerazione l'idea di cancellare il Roland Garros, il primo slam, “Open”, che però va avanti nonostante le linee telefoniche funzionino a singhiozzo, la presenza costante della polizia sulle strade e dei gas lacrimogeni nell'aria. Eppure, nonostante tutto, il pubblico sarà tre volte più numeroso dell'anno prima.

 

Ken Rosewall supera Rod Laver nella finale del Roland Garros 1968: è l'inizio di una nuova era

L'era Open estende gli orizzonti del tennis, che nel 1976 torna a Lagos, capitale della Nigeria, per la prima volta in 15 anni. Poco prima dell'inizio del torneo, che fa parte del circuito WCT (World Championship Tennis), un tentato colpo di Stato contro il governo del generale Murtala Mohammed crea il caos. Il generale viene ucciso, i giocatori restano rinchiusi per tre giorni nell'ambasciata USA. Vorrebbero lasciare il Paese, ma gli ufficiali li avvisano che in quel caso non sarebbero stati pagati. Così, il torneo comincia.

I primi tre turni si completano senza altri incidenti. Ashe, come racconta Raymond Arsenault nella sua dettagliatissima biografia del campione USA icona delle battaglie per l'uguaglianza, è in campo per la semifinale contro Jeff Borowiak quando la situazione precipita di nuovo.
Sull'1-1 nel secondo set, nello stadio entra un gruppo di soldati armati di mitra. “Cosa diavolo state facendo? Giocate mentre noi piangiamo il nostro presidente?” urlano.
I pochi spettatori presenti scappano. Uno dei soldati punta il mitra alla schiena di Ashe e lo spinge fuori dal campo. Ashe e Borowiak tentano di raggiungere l'ambasciata USA. Si infilano in un'auto governativa, ma la strada è bloccata dalla stessa guardia che ha minacciato Ashe.
I due scendono, scappano nella direzione opposta e vengono riconosciuti dall'ambasciatore ungherese, che era sugli spalti. È lui ad accompagnarli a destinazione. Poche ore dopo, tutti i giocatori ancora a Lagos vengono scortati in aeroporto e partono per Roma. Il torneo resta senza vincitore, ma a quel punto non interessa a nessuno.

Arbitri e ufficiali con le mascherine per il coronavirus

Il tennis, poi, sfiora l'attacco alle Torri Gemelle, l'11 settembre del 2001. Lo US Open di quell'anno, segnato dai quattro tiebreak tra Andre Agassi e Pete Sampras e dalla sfida Serena-Venus, prima finale nel prime time locale, si è infatti concluso due giorni prima.
Il tennis, diceva Agassi, è come la vita, ne parla anche la stessa lingua, più forte dei dardi delle avverse fortune.

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