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L'angolo dell'insegnante

Il ruolo delle emozioni positive nell’allenamento giovanile (Parte 1)

Il ruolo dell’insegnante di tennis non è facile: deve sapersi interfacciare con caratteri e ambizioni diverse, trasmettendo positività. Non sempre il successo e la gratificazione di chi insegna passa dalle vittorie degli allievi. È importante creare un ambiente positivo.

di | 21 dicembre 2019

Come allenatori giovanili abbiamo un’enorme influenza non solo sull’aspetto tennistico dei giovani, ma, fattore ben più importante, anche sulla loro vita.

Uno dei nostri compiti principali è di aiutare i giovani nel loro passaggio da semplici giocatori in campo a persone positive con carattere e capacità anche al di fuori del campo, per supportarli a raggiungere i loro obiettivi nella vita, ben oltre quelli tennistici.

Ma quando ci rendiamo conto di aver avuto successo? Quando un giocatore a 14 anni ha già collezionato un sacco di trofei, ma a 16 anni smette di giocare e odia il tennis per il resto della sua vita? O quando un giovane che non ha mai vinto un torneo, parecchi anni dopo ti manda ancora una cartolina di auguri per Natale, ringraziandoti per tutto quello che hai fatto per lui/lei?

La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo. Tuttavia dobbiamo valutare il nostro lavoro sotto aspetti che vanno ben oltre le statistiche, le classifiche o le borse di studio e che evidenziano ulteriori aspetti della vita, al di là del campo da tennis.

Come insegnanti di tennis veniamo a contatto con un grande numero di giovani giocatori con differente potenziale e svariate motivazioni. Ciò può mettere in seria difficoltà anche allenatori con un buon passato agonistico. Perché devono comunque tenere sempre presente che non tutti i giocatori che si allenano con loro diventeranno tennisti di buon livello o addirittura dei professionisti.

Prima di pianificare una lezione in tutti i suoi dettagli, un coach deve essere conscio che un processo di apprendimento necessita di una solida base. Questa base è rappresentata dal rapporto interpersonale tra allenatore e giocatore e si basa sulla fiducia e sul rispetto reciproco.

La seguente situazione è ancora molto diffusa. Un allenatore va in campo con un giovane allievo. Ad un breve warm-up fisico segue un riscaldamento con racchetta e dopo poco tempo si sente solamente gridare il giovane allievo e lo si vede fare flessioni sulle braccia con le lacrime agli occhi.

La situazione risulta ancora peggiore se i genitori assistono accondiscendenti all’episodio. “Questo è un vero allenatore! Educa mio figlio!” oppure “So che desidera solo il bene di mio figlio e perciò lo tratta così duramente. Così si fa!”

Sentiamo commenti di questo tipo sempre più spesso. I genitori amano il propri figli e desiderano che abbiano successo in tutti i campi. Ma allo stesso tempo non si rendono conto di quanto siano dure queste parole e quale impatto possano avere le conseguenze emotive derivanti da un tale comportamento dell’allenatore nei confronti del proprio figlio.

Paura, rabbia, frustrazione, vergogna e colpa sono solo alcune delle forti emozioni negative che è possibile provare. Un allenatore che brontola in continuazione, che lavora con intimidazioni e punizioni come mezzo per il processo di sviluppo, provoca esattamente queste emozioni nel cervello di un giovane.

(continua...)

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Mira Radu ha conseguito ben tre Master, tra cui quello in Psicologia e lavora per SCORE Tennis & Fitness, dove si occupa di atleti di alto livello. Mira è una ex-giocatrice WTA, con un Best Ranking di numero 244. È PTR Professional in Tennis 11-17 e Performance.