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Tattica e mental game

Il tempio della forza

È fatto di tre gradini, quattro colonne e un frontone. Il giocatore che sa visualizzare al meglio questo schema, e sa interiorizzare i suoi principi, ha un grande vantaggio. E basta partire da 4 lettere: MECA

di Antonio Daino * | foto Getty Images | 27 novembre 2019

* I.S.F. R. Lombardi

La forza mentale è la capacità di utilizzare bene le proprie risorse psicologiche per la gestione dell’allenamento e della gara.

Per rendere più facile l’interiorizzazione del concetto di forza mentale bisogna chiedere al giocatore di visualizzare un tempio. Che abbia alla base tre gradini sui quali a loro volta poggiano quattro colonne e un frontone.

Incominciando dall’alto, ovvero dal frontone, si può leggere la scritta: “La forza mentale nel tennis”, che rappresenta il costrutto che si deve sviluppare e che deve crescere nella mente del tennista con la stessa modalità con cui si allena un muscolo in palestra. Per lo stesso motivo, cioè per farlo diventare più forte.

I gradini e le colonne

Abbiamo detto che il tempio è appoggiato su tre gradini.

  • Sul primo gradino c’è scritto: “se un giocatore conosce se stesso può vincere”;
  • sul secondo: “se conosce se stesso e il suo avversario ha il doppio delle possibilità di vincere”;
  • sul terzo: “se conosce solo l’avversario, perderà”.

Queste tre affermazioni possono sembrare eccessivamente categoriche, ma andremo ad analizzarle passo passo nel corso della nostra attività e la situazione diventerà più chiara e comprensibile.

Proseguendo nella descrizione del tempio, le colonne che sorreggono il frontone rappresentano i quattro fattori portanti della forza mentale nel tennis. E sono la motivazione, l'emozione, la concentrazione e l'autoconvinzione (M.E.C.A.).

Bisogna essere pronti

L’immagine del tempio della Forza Mentale deve suscitare nella mente dello spettatore, quindi del giocatore, un ricordo che parte da lontano e che ha bisogno di un progetto, così come di impegno e applicazione sistematica.

Parlando dell’aspetto mentale, nella mente di un tennista spesso ci sono cose non ben definite, a volte così confuse che il giocatore stesso non riesce a verbalizzare e spiegare che cosa accada dentro la sua testa.

Spesso anche i migliori giocatori si comportano in modo “istintivo” senza una reale e consapevole competenza della propria forza mentale. Così come dei loro eventuali punti deboli, sui quali lavorare per migliorare.

È in queste situazioni che emerge la differenza tra chi si affida al caso e chi ha preparato, lavorato e sviluppato dentro di sé le risorse per gestire la sua parte emotiva e mentale nelle situazioni competitivamente più difficili.

Conoscersi è fondamentale

Il punto dal quale partire è la scritta “Conosci te stesso”, vale a dire quella alla base del tempio. È la scritta che vale sia per i migliori del mondo sia per i giocatori che si contendono il titolo del torneo sociale del proprio club.

Il giocatore di club non può servire a oltre 200 km/h o tirare un vincente lungolinea a 150 km/h, non può avere la mobilità di Djokovic o il servizio di Raonic, eppure può gestire le sue risorse mentali esattamente come se fosse uno dei primi giocatori del mondo. Ma lo può fare solo se si conosce e allena questa parte del suo gioco.

Il giocatore dunque deve provare a rivedere nella sua mente che cosa è rimasto: se l’immagine del tempio e i suoi componenti sono chiari e nitidi, vuol dire che questi ha posto la prima pietra sulla quale costruire la sua forza mentale. E il suo tennis ne trarrà grande giovamento.

MECA, le 4 colonne del tempio mentale

Da una indagine condotta tra i primi 100 giocatori e giocatrici al mondo si evince che i più vincenti si caratterizzano per:

  • un altissimo livello di motivazione
  • la capacità di gestire la pressione e la conseguente emozione
  • l’abilità di focalizzare la concentrazione
  • l’autoconvinzione di saper regolare il proprio stato di attivazione ottimale

Esattamente i quattro elementi delle colonne del tempio di cui abbiamo parlato. Motivazione, emozione, concentrazione e autoconvinzione... abbreviandole in un acronimo, semplicemente MECA.