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Tattica e mental game

Così puoi riconoscere le tue emozioni

In campo soggettività, piacevolezza e funzionalità sono punti cruciali quando si tratta di stati emotivi. Perché prima di gestire gli stati d'animo, è fondamentale riconoscerli. Per farlo ci si può allenare, soprattutto da piccoli

di A. Daino ed E. Uberti | 29 ottobre 2019

Gestire le emozioni sul campo da tennis è un’abilità piuttosto complessa, tuttavia è possibile imparare il riconoscimento emotivo acquisendo un maggior consapevolezza della propria soggettività e imparando a distinguere la piacevolezza dalla funzionalità nelle varie situazioni tennistiche. I risultati sono maggiormente efficaci se si inizia fin dalle prime fasi giovanili.

Per questa ragione abbiamo avviato nei Centri Estivi FIT 2016 un progetto finalizzato alla ricerca delle modalità più utilizzate per rilevare la consapevolezza delle proprie emozioni nei nostri ragazzi.

Allenare i giovani tennisti, fin dalle prime fasi di sviluppo, all’auto-osservazione di certi stati emotivi, reazioni e comportamenti, consente di migliorare sia il livello di prestazione, che quello relativo al benessere generale.

Esistono sostanzialmente 4 punti cruciali, che è opportuno tenere bene in considerazione quando si parla di stati emotivi. Concentriamoci su due: la soggettività emotiva e la differenza tra piacevolezza e funzionalità.

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La soggettività

In primo luogo, all’interno del percorso di allenamento, è molto importante rendere il giocatore consapevole del fatto che gioia, rabbia, tristezza e tutte le altre emozioni sperimentate nel contesto tennistico, si presentino in modo del tutto personale e unico: ogni tennista sperimenta emozioni diverse, in relazione a contesti di gioco differenti.

Durante lo svolgimento della ricerca, i giovani tennisti si sono conto che le risposte che fornivano spontaneamente alle domande erano completamente differenti tra un giocatore e l’altro. Questo ha permesso loro di capire che non esistono emozioni giuste o sbagliate, non c’è una risposta corretta per tutti, né esistono migliori o peggiori di altre.

Piacevolezza e funzionalità

In secondo luogo, esiste una sostanziale differenza tra la piacevolezza e funzionalità delle emozioni: la prima dimensione diversifica quando sono connotate in modo positivo (quando sono vissute come stati piacevoli) o al contrario in modo negativo, quando sono vissute come stati spiacevoli.

La seconda dimensione, connessa all’emozione, influenza in termini di resa prestazionale come migliorativa, peggiorativa o ininfluente. Portando un esempio concreto emerso nel corso della ricerca, alcuni tennisti realizzavano come la rabbia risultasse per loro uno stato spiacevole da sperimentare, nonostante questa potesse costituire in alcuni casi una condizione facilitante per poter eseguire i propri colpi con maggiore convinzione e determinazione.

L’analisi preliminare condotta su un campione di 42 tennisti agonisti di 12 anni (bilanciato per genere, età e livello di gioco) incontrati durante un raduno tecnico a Serramazzoni, ha fatto emergere alcuni dati particolarmente informativi: prendendo come esempio lo stato emotivo connesso alla gioia è risultato per il 95% circa delle risposte dipendente dal risultato della partita, dato che indica la prevalenza di una motivazione estrinseca connessa al contesto tennistico competitivo.

Solo per il 5% delle risposte è stato fatto riferimento a situazioni relative alla qualità di gioco espresso o dipendenti da altri fattori esterni come l’importanza della partita.

Tennisti e uomini consapevoli

Avviare dei percorsi di allenamento, che prevedano un incremento sistematico del grado di consapevolezza emotiva (non solo tecniche tattiche ed atletiche), permetterà all’atleta un miglioramento sia personale sia agonistico.

La consapevolezza della propria soggettività emotiva espressa sul campo da tennis, di ciò che è piacevole o funzionale al suo gioco, è uno degli l’elementi chiave per costruire la convinzione del tennista nelle sue reali potenzialità e capacità di esprimere il proprio gioco.