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Tattica e mental game

Sono emozioni, non interruttori: la video-guida per gestirle con le routine

Le emozioni non si possono accendere e spegnere a piacimento. Però è possibile educare e imparare ad allenare l’aspetto emotivo in campo, con risultati ancora più efficaci se si inizia fin dalle prime fasi giovanili. Dati, riflessioni e linee guida

di Antonio Daino ed Elena Uberti * | foto Getty Images | 23 ottobre 2019

 

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* I.S.F. R. Lombardi

“Non ti dovrebbe tremare il braccio quando servi la seconda palla al tie-break. La concentrazione dovrebbe essere massima ogni volta che impatti la pallina. Arrabbiarti per aver tirato in rete lo smash, probabilmente condizionerà il risultato di quel game. I tuoi genitori ti stimano, il tuo allenatore crede nelle tue potenzialità. I tuoi compagni di allenamento e i soci del circolo ti reputano un buon giocatore. Con il preparatore atletico hai lavorato duramente tutto l’inverno per aumentare la tua reattività. Tutti loro contano su di te, e a quel punto inizi a chiederti se sarai all’altezza delle aspettative...”. Semplicemente ecco perché le emozioni influenzano la tua resa in partita. Ed ecco perché è opportuno imparare ad allenare l’aspetto mentale fin dalle prime fasi giovanili.

Che cos'è il progetto ABC

Queste righe raccontano solo alcuni dei milioni di pensieri che attraversano la mente del giocatore mentre aspetta di entrare in campo. Tutti pensieri che, molto probabilmente, contengono un ingombrante carico emotivo. Il tennis è un perfetto esempio quando si tratta di capire come e quanto le emozioni possano influenzare la possibilità di esprimere il proprio livello di gioco in campo.
Allenare i giovani tennisti, fin dalle prime fasi di sviluppo, oltre all’area tecnica, tattica e fisica, anche negli aspetti di natura mentale (come i pensieri, le emozioni e i comportamenti), consente di migliorare sia il livello di prestazione, che quello relativo al benessere generale.
Lo staff degli psicologi dell’Istituto di Formazione Roberto Lombardi, diretto da Michelangelo Dell’Edera e coordinato da chi vi scrive, ha proposto il progetto ABC delle Emozioni per tutti gli under 12. Ecco un primo stralcio delle indicazioni emerse.

Emozioni difficili da scrivere

Il primo elemento, che merita una dovuta riflessione, è costituito dalla sostanziale difficoltà dei ragazzi di fronte alla semplice richiesta di scrivere alcune emozioni che vivono quotidianamente nel contesto tennistico competitivo (erano considerati validi tutti gli stati emotivi sperimentanti sia prima, durante che dopo il match di torneo).
La maggior parte dei ragazzi, faticava a trovare anche solo un unico nome di emozione che fosse coerente con i numerosi stati emotivi vissuti sistematicamente nei veri tornei. La lettura interpretativa di questa condizione, induce a pensare che sussista una condizione di generale “ignoranza” e/o confusione in merito a questa tematica: i ragazzi in difficoltà alla prima domanda del gioco da cui partiva il progetto, non avevano mai avuto l’occasione prima di quel momento di considerare la natura degli stati emotivi che sperimentano ogni giorno.

La tensione domina

L’analisi preliminare condotta su un campione di 30 tennisti (bilanciato per genere, età e livello di gioco) incontrati durante un raduno tecnico a Serramazzoni, ha fatto emergere i primi dati particolarmente informativi: per il 70% circa delle risposte, volte a indicare la prima emozione connessa al contesto tennistico competitivo, è stata dichiarata un’emozione connotata negativamente (prevalentemente legate a una dimensione di tensione, rabbia o nervosismo). Solo il 30% ha risposto facendo riferimento a uno stato emotivo piacevole come la gioia o la serenità.
La medesima tendenza è stata riscontrata anche in una fase successiva dell’intervista, quando veniva esplicitamente richiesto ai ragazzi di selezionare l’emozione che caratterizzasse maggiormente il proprio vissuto personale nei confronti della competizione tennistica.

Entusiasmo e divertimento

Purtroppo questa propensione sembra proprio porsi in contrasto con le linee guida valoriali e formative di lungo periodo dell’Istituto di Formazione “Roberto Lombardi”, il quale si è impegnato a perseguire e diffondere una cultura tennistica basata sull’entusiasmo e sul divertimento, in particolar modo nei primi anni delle categorie giovanili.
Tuttavia, è importante ricordare che gli stati emotivi si manifestano in modo spontaneo e del tutto naturale, pertanto è impensabile fingere che non esistano o pretendere di eliminarli nel corso di un match. Al contrario, il contesto competitivo costituisce l’ambiente elettivo per la manifestazione di tali stati, che molto spesso si presentano con forti livelli di intensità.

Le emozioni non si spengono

Iniziamo svelando prima la brutta notizia: non è possibile semplicemente “accendere o spegnere” le emozioni tennistiche con un interruttore; quella buona è che invece è possibile educare ed imparare ad allenare l’aspetto emotivo nel tennis, con risultati ancora più efficaci se si inizia fin dalle prime fasi giovanili.
L’ambito tennistico costituisce solo uno dei tanti contesti in cui risulta determinante il contributo della gestione emozionale affinché l’individuo possa prevedere e spiegare una modifica del comportamento. Essere in grado di governare gli stati emotivi, in modo consapevole ad equilibrato, riveste un ruolo critico nella regolazione dello sviluppo emotivo ottimale e del miglioramento delle competenze tennistiche, nel consolidamento di prestazioni di eccellenza e non solo. In definitiva, educare i propri figli e i propri allievi a una gestione emozione ottimale risulta fondamentale già nell’impostazione dei primi allenamenti e tornei: solo in questo modo potrà svilupparsi negli anni e maturare verso un equilibrio e a una consapevolezza adeguata.

Non solo tennisti

Avviare dei percorsi di allenamento, che prevedano un incremento parallelo di abilità emotive (non solo tecniche e strategiche), permetterà all’atleta un forte sostegno, verso una crescita ottimale non solo tennistica, ma soprattutto umana. Come diceva il grande allenatore italiano Mario Belardinelli: "il nostro scopo è formare Grandi Uomini e Grandi Donne, e se anche uno solo tra loro diventerà tennista di alto livello, noi saremo contenti del nostro lavoro”.