-
Migliorarsi

Occhi e orecchie giocano insieme

È grazie a loro che interpretiamo la nostra posizione nello spazio e di quella degli altri nel campo d'azione. Postura, equilibrio e relazioni sensoriali sono indispensabili per la performance del tennista

di Andrea Cagno * - I.S.F. R. Lombardi | 30 maggio 2019

* Ottico, Optometrista, Consulente e responsabile area visiva FIT

 

Si definisce postura la forma in cui vengono mantenuti i diversi segmenti del corpo durante una attività, statica o dinamica, ma può anche essere definita come il movimento del nostro corpo nello spazio circostante, in continua evoluzione e adattamento al contesto ambientale.

Il massimo risultato con il minor sforzo

Economia, comfort ed equilibrio caratterizzano il controllo posturale, gli stessi fondamentali che caratterizzano l’efficacia e l’efficienza tecnico-tattica. Enterocettori, esterocettori e propriocettori forniscono al sistema nervoso centrale le informazioni collettive, relazionando il corpo con lo spazio di gioco, ottimizzando la gestione spazio temporale ed il controllo psico-emozionale.

Ecco da dove arrivano queste informazioni:

Occhi (vista, e abilità visive di esplorazione, ricerca e fissazione della palla)
Orecchie (udito, e informazioni vestibolari per gli stimoli connessi all’equilibrio)
Bocca (denti: masticazione, lingua deglutizione e interazione posturale)
Piedi (sensibilità tattile e appoggi plantari)
Viscere (gravicettori che informano sulla posizione del corpo)
Apparato muscolo-scheletrico (colonna vertebrale, bacino, arti).

Nello specifico ci soffermeremo sulle informazioni che arrivano dalle nostre orecchie, quindi, sul sistema uditivo e sulla sua interazione con gli occhi, anche perché alcuni dei loro muscoli si sviluppano congiuntamente in fase embrionale e continuano costantemente a interagire. In particolare, l’udito coopera continuamente con il canale visivo per ricevere le informazioni esterne al di fuori del nostro campo di azione cinestesico, ovvero sono i recettori esterni dell’essere umano per la lunga distanza.

Tramite le loro informazioni integrate si ottimizza l’interpretazione della propria posizione nello spazio e di quella degli altri oggetti/soggetti presenti nel campo di azione.

Le informazioni visive e uditive inoltre concorrono per codificare velocemente le informazioni spazio-temporali degli oggetti in movimento, in particolare il tennista utilizza le informazioni visive per riconoscere velocità, direzioni, altezze e rotazioni della palla integrandole con quelle uditive nel momento degli impatti che siano questi sulle proprie corde, su quelle degli avversari o sul terreno.

Dal canale uditivo dipende anche l'equilibrio

Una funzione importante del canale uditivo è la cooperazione per la gestione dell’equilibrio per mezzo dell’apparato vestibolare, che ha lo scopo principale di valutare e registrare la posizione ed il movimento della testa nello spazio, oltre a mantenere una corretta posizione degli occhi durante i movimenti della testa; nel tennis è di rilevante importanza per la sua interazione con strutture di diversi distretti muscolari che contribuiscono a stabilizzare la testa durante il movimento.

Nell’orecchio interno si trovano i canali semicircolari sensibili alle accelerazioni angolari, da essi dipartono le fibre che si dirigono ai motoneuroni dei muscoli oculari, al cervelletto e ai motoneuroni dei muscoli scheletrici.

Il corpo al servizio di occhi e orecchie

L’immagine della volèe di Novak Djokovic segue mette in evidenza il lavoro congiunto di questi sistemi: nonostante il corpo sia scomposto, gli occhi rimangono allineati e il collo perpendicolare al terreno, in breve, il corpo di Novak Djokovic si mette al servizio del sistema vestibolo-oculare allo scopo di ottimizzare la performance motoria e tecnica, e ridurre il tempo di riassetto e allineamento degli assi visivi al suolo, da qui la sua indiscussa capacità nei recuperi e nella rapida riorganizzazione del movimento per i colpi successivi.

 

Le onde sonore che si propagano attraverso l’aria circostante (ad esempio, l’impatto della pallina sulle corde che crea vibrazione) vengono convertite in impulsi nervosi che il cervello percepisce come suoni.

 

Ogni orecchio possiede circa 40.000 fibre uditive, entrambi inviano le informazioni al tronco encefalico che integra le informazioni per l’ascolto biauricolare, che consente la precisa e veloce localizzazione della direzione di provenienza di suoni, indispensabile per riconoscere il luogo di partenza di una palla da colpire “no look” (come Kohlschreiber nella foto sopra, al centro) o per integrare la mappa acustica con quella visiva per ottimizzare il timing esecutivo per colpire la palla.

 

Inoltre, è appurato che l’ascolto biauricolare permette una efficienza superiore, con maggiore facilità ed accuratezza sia per tempo che per intensità con cui lo stimolo viene percepito, quindi si può supporre che la posizione “aperta” per colpire di dritto dal punto di vista uditivo possa essere vantaggiosa per un tennista.

Open Stance, più vantaggiosa?

Non solo, si può anche supporre che la “schermatura sonora” dovuta alla posizione della testa, in posizione “chiusa” possa ridurre la qualità uditiva dell’atleta nella ricezione dello stimolo, nonostante la biomeccanica della close stance sia tecnicamente la più efficace. Si potrebbe ipotizzare che un atleta che predilige il canale uditivo possa utilizzare maggiormente la posizione open stance anziché quella 'close', ma non ci sono studi a supporto di questa tesi, almeno per ora.

In presenza di sordità

In presenza di sordità omolaterale, a livello posturale è possibile localizzare la sorgente sonora con un solo orecchio, ma questo obbliga l’atleta a ruotare il capo in modo da “centrare l’orecchio sano” verso lo stimolo, alterando la relazione con gli altri apparati implicati nella gestione posturale. Nella foto qui accanto si evidenzia un adattamento torsionale della testa che comporta la rotazione delle prime tre vertebre cervicali, con relative tensioni dei muscoli del collo e delle spalle, producendo asimmetrie lungo tutto il corpo. Inoltre, viene alterata l’organizzazione dei muscoli extraoculari, che si occupano dei movimenti degli occhi nella ricerca della palla.

Studi dimostrano che la posizione della testa e degli occhi modificano l’informazione propriocettiva e condizionano l’organizzazione delle catene cinetiche, fino ai piedi, variando carichi e appoggi (P.M. Gagey e B. Weber). È quindi chiaro che una deprivazione monolaterale delle informazioni uditive e conseguentemente visive implica eccessive sollecitazioni meccaniche sulle strutture ossee, delle articolazioni e dei legamenti, oltre a produrre alterazioni e sbilanciamenti tra le catene muscolari, a volte riducendo le capacità motorie, tecniche e tattiche.

Sordità totale

Sappiamo, però, che in caso di sordità totale (a differenza della cecità totale) è possibile comunque giocare a tennis ad altissimo livello, pur dovendo rinunciare ai vantaggi di sentire il suono della palla sulle proprie corde, su quelle dell’avversario e sul campo. Ma cosa avviene in presenza di sordità? Il corpo si adatta al cambiamento riprogrammando i suoi recettori e sviluppando maggiormente quelli rimasti, quindi, in particolare si rafforza il sistema visivo.

Duck Hee Lee (nella foto sotto) è un atleta coreano sordo dalla nascita e nonostante questo è arrivato al n.130 Atp. In alcune interviste ha rivelato che ha imparato fin da piccolissimo a leggere in modo perfetto il labiale delle persone. Nel suo caso possiamo dire che “non può togliere gli occhi dalla palla”, o meglio, che  la sua attenzione visiva sui dettagli importanti deve essere di altissimo livello. In modo da compensare le carenze uditive.