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L'angolo del medico

Gomito del tennista? Si batte... di rovescio

Amatori e dilettanti spesso assumono posizioni in equilibrio precario o biomeccanicamente non vantaggiose. Impattare davanti al corpo, con il segmento braccio-avambraccio-polso in linea, è l'ideale per prevenire l'epicondilite

di Rodolfo Lisi * | 27 maggio 2019

* posturologo, laureato in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative

Se è vero che i fenomeni lesivi all’inserzione condiloidea e ai motori muscolari estensivi del gomito sono da ascriversi, in primis, alle vibrazioni indotte dall’impatto palla-racchetta, è altrettanto vero che lo scarso allenamento, la precaria coordinazione muscolare, l’inadeguata preparazione muscolare del comparto omero-ulnare, radio-ulnare prossimale e radio-omerale possono rappresentare, a ben donde, fattori di rischio.

Sincronizzare le contrazioni muscolari

I campioni, quelli con la “C” maiuscola, sono in grado di “sincronizzare” le contrazioni muscolari in modo che si verifichino secondo una sequenza specifica, collegando così gli arti inferiori con il braccio-racchetta in un’efficiente catena cinetica dinamica. Da tale integrazione scaturisce un adeguato trasferimento dell’energia, accumulata nella fase iniziale del movimento, e una più razionale distribuzione delle forze tra i vari segmenti corporei. Più precisamente, il trasferimento di energia evolve dai piedi al tronco attraverso la torsione ascendente delle gambe e dal tronco alle spalle sino a raggiungere la racchetta.

La giusta posizione

Accanto a queste considerazioni, ne va aggiunta un’altra altrettanto importante. Sebbene non esista un movimento ideale che si adatti a ogni atleta (un’esecuzione tecnica formalmente corretta può comunque essere causa di patologia in presenza di strutture anatomiche che favoriscono l’insorgenza di disfunzioni), il tennista d’élite effettua il rovescio a una sola presa con modalità ben definite, in accordo, cioè, con i fondamenti di base della meccanica finalizzati alla fluidità del gesto e alla riduzione del dispendio energetico (figura qui sotto). I tennisti dilettanti, per contro, assumono spesso posizioni in equilibrio precario o biomeccanicamente non vantaggiose.

Come riporta la figura qui sopra, le specifiche di un rovescio “corretto” contemplano:

  1. tempistica esecutiva (timing) ottimale;
  2. adeguato trasferimento della massa corporea sulla palla;
  3. braccio dominante disteso sia all’inizio del movimento a colpire (A) sia all’impatto (B).

Il rovescio in “ritardo”

Diversi specialisti consigliano di rifuggire dalla impropria modalità di conduzione del gesto tecnico del rovescio nota sotto la dizione “leading elbow backhand technique”. I principianti, in altre parole, eseguono un rovescio in “ritardo” con il gomito che anticipa il braccio e “punta” verso la rete (figura qui sotto). Così si viene a configurare un errato meccanismo d’azione che annovera, tra gli altri, anche una scorretta cinematica del polso.

Leading elbow backhand technique: il tennista “porta il colpo” a gomito flesso e, in fase preparatoria (A), la testa della racchetta è rivolta verso il basso o, comunque, posizionata sotto il livello del polso.