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Le regole del gioco

Indicazioni al compagno? Sì, ma senza disturbare

Durante un incontro di doppio, fino a dove ci si può spingere nel dare indicazioni al compagno? È tutto lecito? Ci sono situazioni in cui si rischia di arrecare disturbo agli avversari? L’esperto risponde alle curiosità dell’utente Sandra.

di Redazione | 23 maggio 2019

La domanda - Gioco spesso il doppio e a volte mi trovo nella scomoda situazione di ricevere dei rimproveri dagli avversari perché durante il gioco suggerisco al mio compagno o alla mia compagna cosa fare rispetto a un colpo da giocare; lo stesso accade quando mi accorgo di palle che giudico fuori e pertanto “urlo” out al mio compagno o alla mia compagna per non rischiare di perdere il colpo. Ciò può realmente essere considerato come una forma di disturbo agli avversari?

Sandra Pitino

 

La risposta - Fortunatamente le curiosità dei lettori continuano a stimolare la produzione di analisi delle regole e di alcune situazioni che possono accadere in un campo da tennis. La domanda postaci da questa lettrice ci fa affrontare una fattispecie finora non ancora propriamente analizzata. Le regole parlano normalmente di “disturbo volontario” e “disturbo involontario”. Entrambe le situazioni fanno riferimento a un disturbo che possa essere arrecato all’avversario, sia che esso sia considerato volontario (e che quindi causerà la perdita del punto) sia involontario (normalmente prevederà la ripetizione di quel punto specifico, salvo alcune eccezioni che abbiamo già visto in passato in questa rubrica).

Durante uno scambio di doppio, quando la palla debba essere ancora colpita dalla coppia, può succedere che uno dei due giocatori dica qualcosa, come ad esempio “tua”, “mia”, “cambia”, o un incitamento al recupero o anche un semplice avviso “out” per far sapere al partner di doppio che quella palla sta uscendo. In questo caso non sembra ravvisarsi nessun disturbo agli avversari, del resto il “disturbo” proviene dalla coppia che deve ancora colpire: direi quindi che in questi casi non si può invocare un disturbo, così come però occorre non abusare di queste concessioni.