-
L'angolo del medico

Che cos'è davvero il gomito del tennista?

Si tratta di una tendinopatia inserzionale degli estensori del polso e delle dita, caratterizzata da dolore puntorio in occasione di impegno funzionale in estensione contro resistenza

di Rodolfo Lisi * | 07 maggio 2019

* posturologo, laureato in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative

Il gomito del tennista - conosciuto anche come epicondilite - è una tendinopatia inserzionale degli estensori del polso e delle dita, caratterizzata da dolore puntorio in occasione di impegno funzionale in estensione contro resistenza. Sottoposti di fatto a microtraumatismo cronico, i tendini coinvolti nel processo degenerativo sono il tendine estensore radiale breve del carpo, il tendine estensore comune delle dita, il tendine estensore radiale lungo del carpo e il tendine estensore ulnare del carpo.

Non solo sportivi

L’epicondilite interessa non solo sportivi ma anche lavoratori a causa dell’iperuso e insorge tipicamente in un arco d'età che va dai 34 ai 74 anni. Trattasi, inoltre, di una patologia dal rilevante impatto sociale: l’INAIL ne riconosce gli effetti invalidanti quando causata da lavorazioni svolte in modo non occasionale, che comportano movimenti ripetuti, mantenimento di posture incongrue e impegno di forza (malattie da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori).
I tendini coinvolti sono gli estensori radiali del carpo, l’estensore comune delle dita e l’estensore ulnare del carpo

Uomini e donne

Nella popolazione generale, l’epicondilite colpisce in eguale misura uomini e donne sebbene alcuni studi abbiano riportato una maggiore incidenza per il sesso femminile.
La diagnosi di tale patologia è soprattutto di natura clinica, formulata cioè attraverso un’accurata anamnesi e l'esame obiettivo del paziente. Questi, infatti, riferirà dolore all’epicondilo esterno irradiato lungo l’avambraccio fino al polso e alla mano. Il dolore, spontaneo o provocato, è avvertito anche a riposo, ma è esacerbato dagli sforzi.ù

Una volta accertata l’epicondilite, il paziente può provare una sensibilità localizzata nei casi più lievi, e, nei casi peggiori, presentare inabilità a compiere gesti semplici, quali l’apertura della maniglia di una porta, stringere la mano o sollevare oggetti anche leggeri.

Stante una predisposizione costituzionale alle tendinopatie, la teoria attualmente più accreditata per l’epicondilite identifica nel fenomeno della “overuse syndrome” il primum movens del processo patologico: la sindrome da abnorme sollecitazione comporta degenerazione e lesione parziale del tendine con successiva formazione di tessuto cicatriziale. Tale condizione patologica rende suscettibile lo stesso tendine a ulteriori rotture.