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Tattica e mental game

Emozioni in campo: come Borg o come McEnroe?

Riconoscere e gestire lo stato emotivo in campo è fondamentale per la prestazione. Intensità e contesto sono i due ambiti di partenza. Obiettivo? Passare dall'auto-osservazione all'auto-controllo emotivo

03 maggio 2019

Il recente film sulla rivalità tra Bjorn Borg e John McEnroe ha riportato all’attenzione dei tennisti i due stereotipi più frequenti che si vedono sul campo da tennis per la gestione delle emozioni. Da un lato Borg che gioca senza esternare nessuna emozione dalla prima all’ultima palla con un atteggiamento più simile a un robot che a un essere umano; dall’altro McEnroe che invece esterna ogni emozione provata, sia nei confronti di sé stesso e dell’arbitro che dell’avversario. I due campioni del passato rappresentano ancora oggi i due modelli vigenti riguardo la gestione emotiva dei tennisti dilettanti.

Siamo tutti concordi nel riconoscere che non sia semplice gestire le emozioni sul campo da tennis, tuttavia è possibile sensibilizzare il giocatore a riconoscere gli stati emotivi che sperimenta in campo e insegnargli a nominarli, con l’obiettivo di imparare a gestirli. È chiaro che questo processo possa divenire sempre più efficace se si inizia fin dalle prime fasi dell’attività agonistica delle fasce di età giovanili (per esempio dagli Under 12).

Lavorare da piccoli

Per raggiungere questa finalità l’Istituto Superiore di formazione Roberto Lombardi, diretto da Michelangelo Dell’Edera, ha sviluppato un programma di sensibilizzazione quadriennale della dimensione emotiva che parte dagli Under 12 fino alle categorie Under 16. Nel sistematico lavoro di ricerca-azione che viene svolto nei raduni e in occasione delle manifestazioni giovanili, come la Coppa delle Province e la Coppa Belardinelli, vengono effettuati degli interventi finalizzati al potenziamento dell’area mentale dei partecipanti. In particolare si procede alla raccolta dei dati relativi al vissuto emotivo dei ragazzi, a incrementare i propri livelli di consapevolezza e infine alla preparazione dei partecipanti alla competizione.

È in questo contesto che sono stati rilevati i due stereotipi sulla percezione emotiva di “Freddezza - Borg” e di “Impulsività- McEnroe”: troppo spesso le emozioni, come emblematicamente rappresentato nel film, sono percepite ancora oggi nel contesto tennistico come fattori distraenti o elementi di disturbo che devono essere eliminati e combattuti a ogni costo.

LE EMOZIONI AIUTANO

Dal 2017 con lo Psicologo nel ruolo di Preparatore Mentale del Tennis per le Super e le Top School, è entrata nel mondo del tennis la concezione che le emozioni, se ben riconosciute e gestite, possono essere fattori potenzianti e non solo inibenti la prestazione. Allenare i giovani tennisti, fin dalle prime fasi di sviluppo, all’auto-osservazione e al riconoscimento di certi stati emotivi, reazioni e comportamenti, consente di migliorare sia il livello di prestazione che quello relativo al benessere generale del giocatore.

In molti casi è stato rilevato che i giovani tennisti di età compresa tra i 9 e i 13 anni abbiano incontrato difficoltà a dare un nome ai propri stati emotivi; risulta quindi prioritario, in un programma di crescita dell’area mentale, cercare di fornire strumenti utili a nominare e riconoscere per poi comprendere l’origine e l’entità delle emozioni stesse provate in match, in allenamento o in qualsiasi altro momento vissuto nel contesto tennistico.

La gestione emotiva

Lo step successivo al riconoscimento dell’emozione, ovvero l’abilità di gestione emotiva, favorisce senza dubbio la possibilità di lavorare su stati emotivi disfunzionali per poter vivere e accettare le proprie emozioni in maniera più efficace per avere ricadute positive sulla performance. Le emozioni più indicate dai ragazzi Under 12 intervistati sono caratterizzate da spiacevolezza come paura, tensione, ansia e rabbia controbilanciate da gioia, felicità, tranquillità e grinta.

A partire da queste considerazioni, il progetto futuro è orientato a lavorare sulla comprensione della percezione di funzionalità dello stato emotivo in campo, la quale si differenzia sostanzialmente dalla percezione di piacevolezza o spiacevolezza dell’emozione sperimentata in relazione alla prestazione tennistica.

La metafora del termometro

Nello specifico, ci sono due variabili fondamentali per il lavoro sulla gestione emotiva con i tennisti: l’intensità e il contesto.

La prima, viene introdotta con un espediente didattico che è stato accolto con estremo interesse da parte dei ragazzi e degli allenatori: l’utilizzo della metafora del termometro, per imparare a quantificare soggettivamente l’intensità dell’emozione percepita attraverso la scheda sotto indicata (vedi foto qui accanto).

In relazione all’esperienza della modulazione dell’intensità emotiva è possibile ipotizzare il trasferimento di questa consapevolezza all’attivazione psico-fisiologica in competizione. Se per esempio il giocatore si sente troppo carico dovrà imparare ad abbassare la sua tensione attraverso esercizi di rilassamento o respirazione, al contrario se si sente scarico potrà attivarsi con saltelli, movimenti e/o contrazioni isometriche finalizzate a innalzare ai livelli ottimali il suo stato psico-fisico.

L'auto-controllo emotivo

La riflessione sulla variazione dei livelli di intensità emotiva costituisce il primo passo verso l’allenamento della capacità di auto-controllo emotivo efficace relativa alla prestazione agonistica.

Il secondo aspetto centrale dell’esperienza consiste nel focalizzare il contesto specifico in cui viene sperimentata l’emozione: la suddivisione nelle tre diverse fasi temporali guida il giocatore verso la consapevolezza dello stato emotivo: prima, durante e dopo il match. L’analisi preliminare condotta su un campione di 100 tennisti (bilanciato per genere, età e livello di gioco), ha fatto emergere alcuni dati particolarmente significativi: prendendo come esempio lo stato emotivo connesso alla rabbia, per il 65% circa delle risposte questa emozione è risultata dipendente dal punteggio della partita o dagli errori commessi. Questa interpretazione indica un eccessivo orientamento al risultato connesso al contesto tennistico competitivo.

Avviare dei percorsi di allenamento che prevedano un accrescimento della consapevolezza di qualità emotive e non solo tecniche e atletiche permetterà al giocatore un importante aiuto verso una padronanza strategica non solo tecnica, ma anche emotiva e comportamentale.