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Collezionismo

Le scarpe da tennis? Rigorosamente bianche

Oggi l’obbligo di vestire esclusivamente abiti e scarpe di colore bianco è rimasto solamente sui prati di Wimbledon, ma un tempo era così ovunque. E se sull’erba non era difficile conservare il bianco, sulla terra era più complesso. A tal punto che molte ditte escogitarono dei prodotti appositi.

di Franco Alciati | 15 giugno 2019

I tennisti dei primi anni del Novecento, sia uomini che donne, indossavano esclusivamente abiti bianchi, così come bianche, e per lo più in tela con suola in corda, erano le scarpe per il gioco.

Se i fortunati che potevano cimentarsi sui campi in erba non avevano problemi di sporcare eccessivamente le loro calzature, non era così per tutti i tennisti che frequentavano i campi in terra rossa. Le scarpe infatti, a contatto con questa superficie, si sporcavano facilmente e dopo poche ore di gioco perdevano il loro candore iniziale.

Per superare almeno parzialmente tale problematica, molte ditte europee ed anche italiane, operanti negli articoli d’accessorio alle scarpe, escogitarono prodotti che permettevano di restituire alle “espadrillas” il loro bel colore bianco. Venivano infatti proposte al pubblico creme e particolari gessetti bianchi, spesso pubblicizzate tramite gradevoli ed accattivanti locandine a tematica tennis.

Eseguite per lo più da validi artisti, erano delle vere opere d’arte. Oggigiorno questi articoli non sono di facile reperibilità. In questa sede ecco due pezzi interessanti risalenti a metà anni trenta: un manifesto della ditta Brill di Milano dal titolo “Per le vostre scarpe d’estate” con un tennista di bianco vestito in primo piano, e una bella scatola litografata di cartone della milanese Daim, contenente ancora i suoi gessetti bianchi originali. Sicuramente un filone d’oggetti da collezionare, magari secondario, ma sicuramente interessante.