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Personaggi e interviste

Sada nahimana, dal Burundi alla finale del Bonfiglio

“Il mio paese non mi manca per niente, sono contenta di poter girare il mondo con il gruppo dell’ITF”. A Milano ha sorpreso tutti ed è arrivata a un passo dal trionfo. Viene da uno dei paesi più poveri del mondo

di Dario Castaldo | 27 maggio 2019

“Quando ho scoperto di essere diventata forte a tennis? Mai. Non l’ho mai pensato!”. Sada Nahimana è appena arrivata in finale al Trofeo Bonfiglio 2019, sconfitta a un passo dal successo dalla statunitense Alexa Noel. Come era successo a New York e poi agli Australian Open, tutti sono stati attirati da quel BDI accanto al suo nome. BDI è il codice che per il Comitato Olimpico identifica il Burundi, un Paese africano aggrappato alla sponda orientale del lago Tanganika. Una Nazione appena più grande della Sicilia ma abitata da più di dieci milioni di persone, costrette in media a vivere con 80 centesimi di euro al giorno.

I paesi più poveri

Tant’è che secondo il Fondo Monetario Internazionale il Burundi è la terza Nazione più povera della Terra. Secondo l’ONU è la penultima, appena meglio della Somalia. Secondo la Banca Mondiale è la più povera e basta. Non serve avere i dati sotto mano, quando ci arrivi a bordo di una specie di camionetta da Kigali. Basta mezza giornata lì per capire l’andazzo: nel giro di un paio d’ore prima un doganiere, poi un poliziotto e poi un uomo della security ti promettono favori in cambio di una lattina di Fanta. Poche ore a Bujumbura bastano per chiedersi cosa sarebbe della propria vita se nati dalle parti delle Montagne della Luna. La stessa domanda si può porre Sada Nahimana, che a Bujumbura è nata e che adesso gira il mondo grazie al fondo di sviluppo dell’ITF.

La racchetta pesante

“In tutta la capitale c’è un unico club di tennis - racconta -. Ho cominciato a giocare a otto anni perché lì mio padre Stanislas ci lavorava come maestro e anche mio fratello Hassan (Ndayishimiye, ex numero 23 ITF e 780 ATP, ora fermo ai box) aveva già mosso i primi passi in questo mondo, diventando il primo junior burundiano a disputare uno Slam. Mia madre invece faceva e fa tutt'ora la casalinga. Per un po’ giochicchiai con la racchetta di papà, ma l’attrezzo era enorme e mi faceva venire dolori lancinanti al braccio. Poi visto che in Burundi non ci sono negozi specializzati dopo un paio di mesi c’ha pensato la federazione a fornire al club una racchetta per me”. Come non bastasse, Sada Nahimana è venuta al mondo a metà 2001, quando lo scontro tra hutu e tutsi era finito da un pezzo nel vicino Ruanda, ma continuava a mietere vittime in Burundi.

Così, mentre la comunità internazionale dava una mano ai vicini territoriali e Kigali rialzava la testa fino a diventare il gioiellino che è oggi, Bujumbura toccava il fondo e poi continuava a scavare. Per ritagliarsi un posto al sole, Sada ebbe bisogno di un aiuto esterno.

A 10 anni il primo aereo

“Kassie McIlvaine, una donna afro-americana che a Bujumbura coordinava tutte le organizzazioni non governative presenti nel Paese e alla quale mio padre dava lezioni di tennis, decise di prendermi sotto la sua ala protettrice e a finanziare il primo viaggio all’estero. Avevo 10 anni quando presi il mio primo aereo e mi trasferii in Kenya per entrare a far parte dell’accademia della Federazione Internazionale per l’Africa orientale”. A 12 anni Sada partecipa ai primi campionati under 14 continentali e si arrende solo nei quarti alla futura vincitrice. Da lì la salita diventa meno impervia: la Nahimana conquista quattro campionati africani consecutivi nelle varie categorie di età e da Nairobi finisce a Casablanca, selezionata nell’ambito del progetto finanziato della fondazione dell’ITF che si rivolge ai giovani dei Paesi in via di sviluppo.
Onestamente mi piacciono tutti i posti. Mi sembra tutto bellissimo, tranne il mio Paese. Il Burundi non mi manca affatto

In giro per il mondo

Nonostante faccia base in Marocco, Sada non ama più parlare in francese. Nonostante si alleni prevalentemente sul rosso, appena può si lancia a rete dove ne inventa di tutti i colori. Nonostante non abbia un soldo in tasca, Sada oggi viaggia per il mondo assieme al team guidato dalla coach italo-brasiliana Roberta Burzagli e grazie al supporto logistico e burocratico dell’ITF. Perché presentarsi alle dogane con passaporto del Burundi non è sempre facile. “Sono stata a Londra e a New York, che mi ha impressionato per i grattacieli che nascondevano la vista del sole. Ma anche a Milano, a Prato, a Salsomaggiore e a Santa Croce. Onestamente mi piacciono tutti i posti. Mi sembra tutto bellissimo, tranne il mio Paese - dice col sorriso ma con un velo di tristezza -. Ci torno un paio di volte all’anno per trovare la mia famiglia, ma il Burundi non mi manca affatto”.