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Collezionismo

La mitica Ultimate, l’ultima di legno

Chissà quante volte ce lo saremo chiesti: quale è stata l’ultima racchetta di legno prima del passaggio definitivo ai materiali moderni? E l’ultimo grande giocatore a usare il legno? Ce lo dicono gli esperti.

di Raffaello Barbalonga ed Enzo Anderloni | 25 maggio 2019

Ai giovani di oggi farà un po’ strano scoprire che quegli attrezzi che maneggiano con estrema facilità, dal peso davvero ridotto, un tempo erano fatti di legno: più pesanti e più difficili da gestire. Nella costruzione degli attrezzi sono stati fatti passi avanti enormi, specie negli ultimi trent’anni, da quando la produzione di racchette di legno è terminata per sempre (o quasi).

L'ultima racchetta

A parte la recente sporadica iniziativa di Lacoste, che cinque anni or sono fece realizzare una tiratura limitata di attrezzi in legno con un sottile inserto in grafite, le originali LT12, fu il marchio di racchette belga Snauwaert, nel 1989, a lanciare "Ultimate" la sua ultima racchetta in legno, in un’epoca in cui ormai questo materiale si era ‘estinto’ sui campi da tennis.

La firma di McEnroe è la ciliegina sulla torta di un attrezzo superlativo (venduto comunque al considerevole prezzo di 850.000 lire). La caratteristica che balza all'occhio è che questo telaio, al contrario di tutti gli altri telai compound costruiti nel tempo (compresa anche l'ultima Lacoste LT12 di cui sopra) non è costruzione sandwich.

Non ci sono spigoli e la forma ricalca quella di una comune racchetta in grafite. Una lavorazione incredibile e preziosa su un oggetto raro e di culto.

L'ultimo dei Pro

L’ultimo professionista di alto livello a utilizzare una racchetta il legno è stato il ‘geniale’ tennista slovacco Miloslav Mecir, soprannominato ‘gattone’, per le sue movenze felpate e apparentemente svogliate. E le sue imprevedibili zampate vincenti. Dotato di sensibilità e tempo sulla palla straordinari riuscì, in un’epoca in cui si era già affermati la potenza fisica (Ivan Lendl, Boris Becker) e le fibre hi-tech nella costruzione degli attrezzi (carbonio, kevlar, boron), a raggiugere il n.4 del mondo giocando morbidamente con una racchetta midsize in legno della ditta Snauwaert. Fu finalista agli Us Open nel 1986, semifinalista a Parigi nel 1987 e a Wimbledon nel 1988. E ancora finalista agli Open d’Australia nel 1989. Vinse l’oro olimpico a Seul nel 1988, battendo in semifinale lo svedese Stefan Edberg e in finale lo statunitense Tim Mayotte. Era talmente legato alla sua racchetta in legno che negli ultimi anni della carriera continuò ad usarla ‘di nascosto’, realizzata, sempre dalla Snauwaert, appositamente per lui con una cosmetica verde metallizzato che simulava un modello analogo in graphite.