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Cultura e costume

Come ti vesti racconta chi sei

Il Roland Garros ha vietato il look da "Catwoman" che Serena Williams ha mostrato nel 2018. Una volta la moda era francese, i francesi stavolta frenano. Come se sui campi non ne avessimo già viste di tutti i colori...

di Alessandro Mastroluca | 19 aprile 2019

Il Roland Garros ha vietato il look da "Catwoman" che Serena Williams ha mostrato nel 2018. Una volta la moda era francese, i francesi stavolta frenano. Come se sui campi non ne avessimo già viste di tutti i colori...

Suzanne Lenglen scopre le caviglie

In principio era Dorothea Lambert Chambers, che vinse sette Wimbledon e l'oro olimpico 1908 con un look da severa governante vittoriana. Darà anche le sue personali indicazioni su abbigliamento e stile alle ragazze nel suo libro Tennis for ladies del 1910.

La Divina Suzanne Lenglen scopre le caviglie, è l'inizio di una rivoluzione nel costume e nell'affermazione femminile attraverso lo sport. Corre l'anno 1931 quando Lilí de Álvarez sconvolge Wimbledon. Si presenta ai Championships con l'antenata degli shorts, una gonna pantalone che ha disegnato per lei la provocatoria e visionaria stilista Elsa Schiaparelli che vestirà anche la Duchessa di Windsor e nei decenni successivi si ispirerà per le sue collezioni a Cocteau e Dalì.

La prima minigonna

Cambia tutto, però, quando Gertrude «Gussy» Agusta Moran chiede al sarto Ted Tinling di disegnarle il vestito per Wimbledon nel 1949. Tinling ne realizza uno dalla gonna più corta che lascia intravedere mutandine ricamate: porta, insomma, la prima minigonna sui campi dell’All England Club. Tinling, un ex colonnello dell'esercito, incontrerà poi Lea Pericoli che aveva visto la foto di Gussy Moran mentre studiava in un convento di suore a Nairobi. Tinling dà ancora scandalo, Lea si presenta in sottogonna di tulle, mutandine e calze rosa, esposte al Victorua Albert Museum di Londra. I fotografi impazziscono. Negli anni, spesso nelle gare meno impegnative, arriveranno un gonnellino di visone, uno di penne di cigno, un abitino di petali di rose, un pigiama di pizzo, in Sudafrica un vestitino d' oro con le mutandine di brillanti. Nel 1958, poi, gli organizzatori di Wimbledon non faranno scendere in campo la statunitense Karol Fageros con gli short dorati in lamé sotto la minigonna.

La tutina in lycra bianca

Negli anni Settanta, la moda osa, si diffonde il colore, anche se Billie Jean King nel 1975 sceglie un abito stile “grembiule della nonna” che rimane a suo modo nella storia. Non sarà certo il colore della fascia sulla testa, invece, ad attirare l'attenzione quando Anne White si presenta, nomen omen, con una tutina in lycra bianca attillatissima per il primo turno contro Pam Shriver. Il match viene sospeso per oscurità e il giudice di sedia Alan Mills le chiede di presentarsi il giorno dopo con un look più appropriato. Ma intanto quella tutina è sulle prime pagine di cinque degli otto giornali nazionali inglesi, incastonata fra le notizie sulla crisi economica.

I vestiti si fanno più stretti e più corti, Martina Navratilova sfoggia look mascolini ma è Chris Evert la più elegante. Nel 1978, e non nel 1987 come molti erroneamente riportano, durante un match allo US Open perde il suo braccialetto d'oro con piccoli diamanti. Quel tipo di braccialetto sarà pubblicizzato dalla metà degli anni Ottanta come “tennis”.

L'ombelico di Kournikova e il lattice di Venus

Negli anni “zero” si osa. L'ombelico di Ana Kournikova che si scopre ad ogni colpo a Wimbledon nel 2002 è un segnale, scopre l'inizio di una nuova strada. Nella luce di mezzanotte, per dirla con Springsteen, Serena Williams sta ritta dentro un cammino di gloria che è anche un carnevale di stili. Dal due pezzi biker-style dello Us Open 2004, con top di pelle e stivali, alle perline sui capelli, e giù fino al tutu di Parigi fino alla versione Catwoman, di nero fasciata, dell'ultimo Roland Garros, il vestito racconta il tempo che passa, è un incanto e un incontro, fino alla stagione che stagioni non sente. E se al Roland Garros la accusano di scarso rispetto per il look dell'ultimo torneo, Nike risponde che a un eroe puoi togliere il costume ma non la sua forza. Questioni di stile.

Peraltro, alla Porte d'Auteuil han già visto il no look di Venus nel 2010, che è anche l'anno del vestito dorato di Aravane Rezai. Il gonnellino corto di pizzo e intimo color carne che indulge al vedo non vedo, solletica e suggerisce senza rivelare. Un po' come il body in lattice giallo di Melbourne, l'anno successivo, dalla trama a rete sottilmente osé.

Leopardato e con visiera

Osare, però, è il terreno di Bethanie Mattek-Sands. Allo Us Open, in due anni tra 2006 e 2007 passa dalla stola modello antica Grecia con bandana al look tutto leopardato con visiera abbinata. Sono già storia i calzettoni lunghi e soprattutto la giacca di Wimbledon del 2011, che si può ammirare oggi al museo dell'All England Club, con le frange e le palline da tennis attaccate sulle spalle. Un modo per divertirsi, certo, perché la moda è espressione del sé. E la forma diventa sostanza, affermazione, rivendicazione. Perché, come diceva Oscar Wilde, o si è un'opera d'arte o la si indossa.