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Le storie

Tennis Story: Bunny Austin

Simbolo del tennis inglese degli Anni ’30, famoso quanto lo sarebbe stato David Beckham tanti anni dopo, Henry Wilfred “Bunny” Austin ha vinto quattro volte la Coppa Davis. Ma ha anche sposato una star del cinema, giocato con Chaplin e portato i pantaloncini su un campo da tennis.

di Alessandro Mastroluca | 20 ottobre 2019

Ha perso due finali a Wimbledon, ma ha vinto quattro volte la Coppa Davis. Ha sposato una star del cinema, ha giocato con Charlie Chaplin, ha conosciuto la regina Mary, ha disegnato la sua racchetta e introdotto per primo i pantaloncini su un campo da tennis.

Il Guardian ha definito questo simbolo degli anni Trenta, Henry Wilfred Austin, come “il fallimento più ammirevole nella storia del tennis inglese”. Il mondo l'ha chiamato, e continua a conoscerlo come Bunny, l'ultimo britannico in finale a Wimbledon nel singolare maschile prima di Andy Murray nel 2012. Bunny vuol dire coniglio, l'animale che spesso gli inglesi associano ai giocatori con l'anima dei perdenti, con il “braccino” nei momenti importanti.

Ma il soprannome non deriva dalle finali perse ai Championships, ma da un fumetto e cartone animato piuttosto in voga negli anni Trenta: “Pip, Squeak and Wilfred”, un bizzarro trio di animali orfani che iniziano a vivere come una famiglia. Wilfred, che ha il ruolo del figlio, è un coniglio dalle lunghe orecchie. I due Wilfred finiscono per essere presto associati.

Austin vive un'idillica infanzia borghese prima della grande guerra. La famiglia abita in una grande casa con tanto di servitù a South Norwood.

È il padre, che tutti chiamano Wolf, ad avviarlo allo sport. A sei anni, porta il piccolo Bunny al Norhurst Tennis Club. È uno sportivo polivalente. Gioca a cricket per la squadra della Repton School e a calcio all'università di Cambridge. Ma è il tennis la sua passione.

Alto un metro e 75, è un giocatore elegante, con un timing perfetto, capace come pochi di sfruttare il peso della palla dell'avversario per comporre la sua strategia.

Il suo successo, scriverà Dan Maskell, il principale giornalista di tennis dell'epoca, “era costruito sul controllo e la precisione. In allenamento era una gioia giocare contro di lui perché con il suo ritmo ti permetteva di colpire particolarmente bene. Giocava soprattutto da fondo, gli mancavano varietà e un servizio potente”.

Vince per tre volte il torneo delle scuole pubbliche al Queens tra il 1921 e il 1923. Raggiunge la semifinale in doppio alla prima partecipazione a Wimbledon, nel 1926, e all'esordio in singolare, nel 1929, perde in semifinale contro Jean Borotra, uno dei quattro moschettieri di Francia.

È un anno chiave, il 1929. Debutta in coppa Davis, viene considerato a fine stagione il nono giocatore del mondo. Ma soprattutto, durante un viaggio in nave verso gli Stati Uniti incontra  Phyllis Konstam. Lui sta andando a giocare gli Us Championships, lei a recitare a Broadway nella brillante commedia gialla “Murder on the second floor” con Laurence Olivier, uno dei più grandi attori di sempre: grande successo in Inghilterra, avrà oltre 300 repliche, piacerà meno agli americani.

Konstam ha già lavorato con Alfred Hitchcock nella commedia Champagne e in Blackmail, considerato il primo film sonoro nella storia del cinema britannico. Phyllys è una star, a Austin il teatro piace. L'unione attira attenzione e copertine, diventerà anche l'oggetto di una produzione teatrale nel West End, Love All.

Si sposano nel 1931: per i giornali, è il matrimonio dell'anno.

Nel 1932, a 25 anni gioca la sua prima finale a Wimbledon in singolare. Ma Ellsworth Vines, che il Telegraph definisce il miglior giovane giocatore al mondo, vince 64 62 60 una finale durata 50 minuti. Austin inizia con un doppio fallo, Vines chiude con un ace: a meno di 21 anni, ha già vinto gli US Championships e Wimbledon.

Amico di Daphne du Maurier, di Ronald Coleman e del re di Romania, ammirato da John Kennedy e dalla Divina Suzanne Lenglen, Austin ha cambiato il mondo del tennis nel 1933.

“Un anno prima stavamo giocando a Longwood con Perry, faceva un caldo terribile” ha ricordato al Boston Globe nel 1997. “I pantaloni di flanella, che allora usavamo tutti, erano fradici, e pensai che mi portavo addosso un sacco di peso inutile sotto le ginocchia. Da ragazzo, a Repton e a Cambridge, ero stato anche giocatore di calcio, e ho pensato: perché non indossare gli stessi pantaloncini corti anche su un campo da tennis?”.

È un cambio di moda e di paradigma: gradualmente, tutti cominciano a giocare in pantaloni corti.

Nel 1933, Austin inaugura il cammino trionfale in Coppa Davis della Gran Bretagna, che si chiude con la vittoria nel Challenge Round a Parigi sulla Francia, vincitrice del titolo da sei anni.

Austin gioca un tennis bello ed elegante contro André Merlin, cede al quinto set contro Henri Cochet nel quarto singolare, ma Perry porta il punto decisivo. Al ritorno, i tifosi si affollano ad ogni stazione del treno che riporta Perry e Austin da Dover alla stazione londinese Victoria.

L'anno successivo, l'Inghilterra difende il titolo contro gli Usa. Il primo punto lo conquista proprio Austin, che supera Frank Shields, nonno dell'attrice Brooke, prima moglie di Agassi, che l'aveva battuto a Wimbledon. Le vittime illustri in Davis non finiscono qui. Nel 1935 batte Don Budge, il primo ad aver completato il Grande Slam, nel 1936 Jack Crawford.

Dopo quattro titoli consecutivi, la Gran Bretagna gioca la quinta finale, nel 1937, senza Fred Perry che nel frattempo è diventato professionista: stavolta gli Usa vincono 4-1.

Austin, che ha disegnato la racchetta Streamline (telaio in legno con il cuore aperto, a tre razze) poi realizzata dalla Hazell's, considera la sconfitta in finale a Wimbledon nel 1938 come la fine della sua carriera. Perde 61 60 63 contro Don Budge, continua fino all'anno successivo: cede nei quarti ai Championships contro Elwood Cooke poi parte per gli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Con la moglie, diventa uno dei più accesi sostenitori del Riarmamento Morale, un discusso movimento religioso fondato nel 1922 dall'evangelista Frank N.D. Buchman che lancia una campagna mondiale per una vita nel segno di Dio e della morale, per cambiare la vita delle persone attraverso il lavoro.

L'attore Peter Ustinov, che lo conosce, ne parla come di un obiettore di coscienza. In realtà nel 1943 riceve la cartolina per presentarsi alla visita militare. Qui però gli diagnosticano la Sindrome di Gilbert, una patologia benigna del fegato, così viene esonerato dal servizio attivo.

Ma un ricordo sul Daily Mail del 2009 racconta che, nonostante il parere contrario, si sarebbe comunque arruolato nell'Air Force.

Il suo attivismo per il Riarmamento Morale gli costerà. Dopo la guerra, infatti, scopre di non essere più considerato un membro dell'All England Club, il circolo che ospita Wimbledon, dove era entrato nel 1925. Secondo la motivazione ufficiale, non ha pagato la sua quota negli anni della Seconda guerra mondiale.

Verrà riammesso solo quarant'anni dopo, nel 1984: un articolo del Guardian sottolinea allora come fosse stato escluso proprio per il suo attivismo per il Riarmamento Morale, movimento che dall'inizio degli anni '60 è praticamente scomparso.

Il Daily Mail, però, offre ancora un'altra versione: dietro la sua esclusione ci sarebbe un membro del comitato del club che Austin aveva allontanato dalla squadra di tennis dell'università di Cambridge quando ne era capitano.

Austin, famoso negli anni Trenta quanto lo sarebbe stato David Beckham decenni dopo, fa in tempo a tornare a Wimbledon per la parata del millennio, nel 2000. Morirà pochi mesi dopo, nel giorno del 94mo compleanno.

Se la solidità fosse l'unico criterio per definire il valore di un giocatore, ha scritto Lance Tingay, giornalista inglese autore della più importante classifica del tennis prima del ranking computerizzato, “Austin sarebbe uno dei più grandi di tutti i tempi”.

LA SCHEDA
Bunny Austin (1906-2000), ha raggiunto un best ranking di numero 2 nel mondo nel 1931. Ha perso tre finali Slam in singolare: Roland Garros 1937, Wimbledon 1932 e 1938. E altre tre in doppio misto. Ha vinto la Coppa Davis per quattro anni di fila, dal 1933 al 1936. Il suo record nella manifestazione è 36 vittorie e 12 sconfitte, tutte in singolare.