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Le storie

Simonne Mathieu, storia di una combattente

Le hanno dedicato il terzo campo del Roland Garros. Qui nel 1938 ha trionfato in singolare, doppio e misto. Ha vinto 13 Slam e fondato un gruppo femminile di ausiliarie durante la Seconda guerra mondiale

di Alessandro Mastroluca | 27 maggio 2019

È l'ultima domenica di un'estate che ha il profumo della rinascita. Il 17 settembre 1944 al Roland Garros si celebra la liberazione della Francia con un'esibizione di tennis. Da un lato Henri Cochet, uno dei quattro gloriosi Moschettieri degli anni Venti e Trenta. Dall'altra uno degli eredi, Yvon Petra, che avrebbe vinto Wimbledon due anni dopo. A far da giudice di sedia una donna che si presente in uniforme da capitano delle French Free Forces, le forze di liberazione francesi, che tre settimane prima aveva sfilato accanto al generale Charles De Gaulle. Ha vinto il Roland Garros in singolo, doppio e doppio misto nel 1938, ha giocato un tennis che sarebbe diventato moderno anni dopo, ha combattuto in campo e in Algeria. Si chiama Simonne Mathieu. Da quest'anno, le hanno dedicato il terzo campo del Roland Garros. All'interno e sullo sfondo è un trionfo di piante, di alberi, di verde. Un profumo di rinascita nella primavera di Parigi.

È l'ultima domenica di un'estate che ha il profumo della rinascita. Il 17 settembre 1944 al Roland Garros si celebra la liberazione della Francia con un'esibizione di tennis. Da un lato Henri Cochet, uno dei quattro gloriosi Moschettieri degli anni Venti e Trenta. Dall'altra uno degli eredi, Yvon Petra, che avrebbe vinto Wimbledon due anni dopo. A far da giudice di sedia una donna che si presente in uniforme da capitano delle French Free Forces, le forze di liberazione francesi, che tre settimane prima aveva sfilato accanto al generale Charles De Gaulle. Ha vinto il Roland Garros in singolo, doppio e doppio misto nel 1938, ha giocato un tennis che sarebbe diventato moderno anni dopo, ha combattuto in campo e in Algeria. Si chiama Simonne Mathieu. Da quest'anno, le hanno dedicato il terzo campo del Roland Garros. All'interno e sullo sfondo è un trionfo di piante, di alberi, di verde. Un profumo di rinascita nella primavera di Parigi.

È una combattente, con un gioco difensivo e di resistenza non comune all'epoca. Ha un carattere duro già prima dell'esperienza militare. Si sposa a 18 anni, a 19 nel 1927 partorisce il primo figlio Jean-Pierre, l'anno dopo il secondo, Maurice. I giornalisti la accusano di pensare troppo alle serate mondane, lei erede di una famiglia di banchieri. I figli di non interessarsi di loro e pensare solo alla carriera. Crescono con i nonni, che si trasferiscono da Saint-Coud nelle Cevenne. “Tutta la nostra giovinezza l'abbiamo passata laggù, non la vedevamo mai” dirà Maurice.

 

Prima di completare l'en plein al Roland Garros, riuscito solo a Suzanne Lenglen prima, a Maureen Connolly e Margaret Court dopo, a Parigi aveva perso sei finali di singolare (1929, 1932, 1933, 1935, 1936, e 1937). Nel 1938 domina in finale Nelly Landry 6-0, 6-3, e l'anno successivo trionfa ancora, 6-3 8-6 su Jadwiga Jedrzejowska, rimasta a lungo l'unica polacca in una finale Slam prima di Agnieszka Radwanska. Non gioca mai gli Australian Championships, raggiunge però sei semifinali (1930-1932, 1934, 1936, 1937) e quattro quarti a Wimbledon (1933, 1935, 1938, 1939). Ai Championships vince tre volte il doppio e il misto nel 1937 (con Petra). Al Roland Garros conquista sei volte il titolo di doppio e due quello di misto.

 

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Conquista complessivamente 13 Slam, compare nel 1936 su una delle celebri figurine distribuite con le sigarette Player, è regolarmente tra le prime dieci del mondo nelle classifiche dei giornalisti inglesi A. Wallis Myers e John Olliff dal 1929 al 1939: viene considerata la numero 3 del mondo nel 1932. Nel cuore dei francesi, però, viene sempre dietro Suzanne Lenglen.

 

Gira il mondo, è l'unica francese ad aver giocato e vinto (nel 1938) il Pacific Coast Tournament in California. “Era una bella vita, ci trattavano da regine” ha raccontato. È una donna e una tennista appassionata, coraggiosa, impulsiva. In campo, diceva, “il mio avversario è il mio nemico”. Ha sconvolto più volte il benpensante mondo del tennis dell'epoca. Nel 1939 in finale a Montecarlo, non condivide una decisione dell'arbitro e lascia il campo: abbandona il match. A Wimbledon, nel regno dei gesti bianchi, corre via dopo la sconfitta in semifinale contro Cilly Aussem senza nemmeno stringerle la mano. Cinque anni dopo se la prende con la sorte. “Dopo che il nastro aveva più volte deviato la palla fuori dalla sua portata” nota il Miroir des Sport, “Mathieu non riusciva a contenere la rabbia e gettando la racchetta a terra esclamava: perfino questo dannato nastro è inglese! Sfortunatamente per lei, il pubblico britannico vede la parola 'dannato' come una seria violazione del decoro”. Per poco, peraltro, la racchetta non colpisce qualche spettatore nelle prime file.

 

Il secondo tempo della storia inizia nel 1939. Simonne è a Forest Hills per gli Us Championships. Prima di esordire, però, abbandona il torneo e parte per l'Europa. L'eco dei venti di guerra è arrivata fino a New York. Lascia la famiglia in Francia, va in Inghilterra da un'amica, che vive a Southampton. Nel febbraio del 1940, poi, si unisce all'Auxiliary Territorial Service (ATS), branca femminile e non combattente dell'esercito britannico. A settembre riesce a incontrare l'ammiraglio Muselier e gli propone di creare un gruppo di cento volontarie francesi sul modello dell'ATS. Nasce così il corpo delle Auxiliaires féminines de l'armée de terre (AFAT) che prende forma nel gennaio del 1941. Mathieu sale di grado, diventa luogotenente e poi capitano. La promozione, per la volontaria Tereska Torres che ha pubblicato un diario molto duro su quegli anni, è dovuta solo al suo essere una stella del tennis. Mostra un evidente sangue freddo durante un bombardamento nell'aprile del 1941. Si guadagna il rispetto ma non basta a conservarle il ruolo di capitano. Scopre, e di fatto blocca, una relazione clandestina tra una delle componenti dell'AFAT e il generale Petit. I regolamenti sono dalla parte di Mathieu. Il generale chiama De Gaulle per un'ispezione a sorpresa senza preavviso, ma quando arriva per passare in rassegna le donne dell'AFAT trova la caserma vuota. Sono tutte in manovra o al lavoro. Dopo la sfuriata di De Gaulle, Petit trova il pretesto per sollevarla dall'incarico. Di lei si perdono le tracce fino al 1943, quando è ad Algeri accanto a De Gaulle con cui sfila nella Parigi liberata, lungo gli Champs-Élysées il 26 agosto del 1944.

 

Dopo la guerra resterà nel mondo del tennis. Sarà presidente del settore femminile della Federazione francese e capitano di Fed Cup. Sarà lei a convocare per la prima volta in nazionale Françoise Dürr nel 1967, l'anno del suo trionfo al Roland Garros. “Aveva un carattere difficile, militare, ma era una donna straordinaria” ha detto. Una donna che ha sempre combattuto per la Francia, senza mai smettere di essere se stessa.